WWF Trulli e Gravine: “inutile creare allarmismi”

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Ambiente


 

Il WWF Trulli e Gravine torna sulla questione avvistamenti lupi  nell’agro locorotondese. Di seguito il comunicato ricevuto.

In questi giorni il Comune di Locorotondo ha diramato un’informativa relativa all’avvistamento di lupi nel territorio comunale e con la quale invita i cittadini a mettersi in contatto con il locale comando dei Carabinieri in caso di pericolo e di ulteriori osservazioni.
Il WWF Trulli e Gravine, come in più occasioni ha già fatto, ribadisce l’importanza di non creare inutile allarmismo che potrebbe innescare reazioni assolutamente imprevedibili oltre che prive di fondamento. Innanzitutto è necessario capire se di lupi effettivamente si tratta: un fugace avvistamento fatto da un occhio poco esperto potrebbe aver scambiato dei cani, randagi o padronali, per lupi. Non dimentichiamo che una delle razze canine più in voga negli ultimi anni, il cane lupo cecoslovacco, è all’apparenza estremamente simile a un lupo, anche perché la selezione di questa razza viene tutt’oggi realizzata incrociandola con lupi. Inoltre, i cani sono sicuramente più pericolosi dei lupi in quanto abituati alla presenza umana.
Il lupo appenninico (Canis lupus italicus), infatti, è presente nel nostro territorio già da qualche anno; ne è stata documentata la presenza nel territorio della Murgia di Sud-Est e della Terra delle Gravine, anche attraverso il progetto Uppark! di cui è capofila il WWF Trulli e Gravine. La sua presenza a Locorotondo, però, è alquanto improbabile. Infatti numerosi studi hanno dimostrato che il lupo evita le aree densamente antropizzate (come appunto quella della Valle d’Itria o della Murgia dei Trulli in generale) in quanto povera di prede e ricca di ostacoli per i loro spostamenti, come strade, abitazioni e orti.
Si informa, inoltre, che non esiste alcun caso di reintroduzione di lupo in Italia, come vorrebbero molte dicerie che traggono fondamento tra mito e leggenda. I lupi, ricomparsi nel nostro territorio a distanza di circa un secolo, sono giunti in maniera spontanea dalla vicina Basilicata dove la specie si è conservata e la cui popolazione è cresciuta, beneficiando di regimi di tutela delle aree protette, dello spopolamento della montagna, della rinaturalizzazione della campagna ormai in abbandono e, non per ultimo, dell’espansione del cinghiale, preda elettiva del lupo.
Il cinghiale (Sus scrofa), infatti, è stato reintrodotto dall’uomo da vari anni nel nostro territorio, esclusivamente per fini venatori, dopo aver subito un drastico declino che l’ha portato sulla soglia dell’estinzione in tutta Italia nella metà del secolo scorso, soprattutto a causa della caccia indiscriminata. Non bisogna quindi dimenticare che la presenza del lupo, suo predatore naturale, non può che rendere un servigio alla comunità in quanto terrebbe sotto controllo la popolazione di questo ungulato, spesso artefice di numerosi danni alle colture.
Infine, i lupi non sono pericolosi per l’uomo, in quanto, vedendolo come un pericolo, fuggono alla prima occasione. Potrebbero diventarlo, così qualunque essere vivente, soltanto sentendosi minacciati o comunque se messi in difficoltà.
Gli unici che potrebbero temere danni sono gli allevatori, in quanto a volte capita che attacchino capi di bestiame. Ciò però accade a opera di lupi solitari o molto giovani e inesperti, ma non quando ci sono branchi stabili e strutturati, come dimostrato da uno studio del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia pubblicato nel 2016 su Biological Conservation. Infatti, la preda elettiva del lupo è il cinghiale, che però è difficile da cacciare per un lupo solitario o comunque inesperto, che tende a cacciare prede più facili da reperire come il bestiame. Quando invece i lupi formano gruppi stabili che si riproducono, cacciando insieme possono procurarsi facilmente anche i cinghiali, che quindi rientrano come alimento principale nella loro dieta.
Nel malaugurato caso avvenga un attacco a un allevamento, episodio certamente evitabile se si adottano vari sistemi di prevenzione, gli allevatori possono rivolgersi alle ASL locali per chiedere la procedura di richiesta indennizzo danni.
Pertanto, che ci siano i lupi sulle Murge non può che far piacere, in quanto è sintomo di un ecosistema che sta cercando di tornare sano e funzionale. Perciò non creiamo allarmismi inutili e, fino a prova contraria, quei lupi avvistati a Locorotondo, se davvero lo fossero stati, stavano tranquillamente passeggiando per le campagne senza causare problemi


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