Centro commerciale in via D’Enghien. Tre sentenze in pochi giorni. Non fu abuso

/ Autore:

Economia, Società


In via D’Enghien nessun abuso edilizio e Scatigna chiede tredici milioni di danni al Comune di Martina Franca. In pochissimi giorni tre sentenze (una della Cassazione e due del TAR) hanno interessato il centro commerciale in via D’Enghien, lavori iniziati e subito bloccati. La Cassazione ha confermato la sentenza di primo grado del 2014 con la quale il Tribunale di Taranto assolveva Simone Ceppaglia, Stefano Scatigna, Martino Aquaro e Giuseppe Perta perchè il fatto di cui erano accusati non sussiste. Una sentenza confermata in appello, un anno fa, a giugno 2016. La sentenza della Cassazione è arrivata a pochissimi giorni dal voto, l’8 giugno 2017, e chiude definitivamente una storia che ha tenuto bloccato un pezzo di quartiere da anni. In via D’Enghien la Due Esse aveva l’intenzione di costruire un centro commerciale e di destinare un immobile a scuola materna.

Nel 2010, con il rilascio del permesso di costruire n. 66, la Due Esse otteneva la possibilità costruire un immobile polifunzionale da destinare ad attività commerciale, depositi, uffici, scuola materna, parcheggi e verde attrezzato. La zona, secondo il PRG di Martina Franca, sarebbe stata destinata a servizi, anche attività commerciali secondo la variante approvata dal C.C. l’11 gennaio 1985 (scuole, chiese, mercati ed altre attività commerciali in genere, edifici per attività culturali […] sono esclusi alberghi, sale di spettacolo e mercati privati). L’allora consigliere regionale Gianfranco Chiarelli depositò un esposto alla Regione Puglia con il quale indicava una presunta illegittimità del permesso di costruire e Mandina, dirigente dell’UTC di Martina Franca, il 5 luglio 2011 avviava un procedimento di verifica del permesso. La Due Esse, però, già un mese prima (il 7 giugno 2011) aveva comunicato l’intenzione di sospendere i lavori. Mandina, alla fine del procedimento, aveva verificato che comunque il permesso non era conforme al PRG e ad aprile 2012 l’architetto Bartolomeo Zizzi ne firmava l’annullamento.

La vicenda passa quindi nelle mani della appena insediata amministrazione Ancona, che tenta di trovare una soluzione alla vicenda, ma nessuna proposta viene accettata. Si prosegue il processo d’appello e il Comune di Martina Franca si costituisce parte civile. L’appello conferma il primo grado: si avanti in punta di diritto amministrativo, perché l’area sulla quale sarebbe dovuto esistere il centro commerciale, era sì destinata a servizi secondo il PRG, ma essendo decaduto il Piano Particolareggiato, si poteva forse andare in deroga. Lo spazio di manovra è sottile: si tratta della differenza tra vincoli espropriativi e vincoli conformativi. In sostanza anche se il Piano Particolareggiato era scaduto, la destinazione delle aree rimanevano intatte. Solo che non c’era più la possibilità di espropriare alcunché.

Il permesso, quindi, era illegittimo? Secondo i tre gradi di giudizio, no (anche se si attendono le motivazioni della Cassazione): “[…] la Corte ritiene di condividere la valutazione del Tribunale in ordine alla dubbia illegittimità del permesso di costruire e alla conseguente assoluzione degli imputati” scrive la Corte d’Appello. Non ci fu abuso, tutti agirono, secondo la magistratura, in maniera cristallina.

Il centro commerciale si farà? No, perché Scatigna sostiene che i tempi non sia più buoni anzi, perché ormai la magistratura gli ha dato ragione, ha chiesto tredici milioni di euro di danni al Comune di Martina Franca. Un quinto del bilancio comunale.

Nella vicenda interviene anche il TAR di Lecce, con due recentissime sentenze: la prima dell’1 giugno, l’altra del 9. Nel 2016 il Comune di Martina Franca aveva ordinato alla Due Esse il ripristino dello stato dei luoghi e il riconoscimento della validità del permesso di costruire primigenio, il 66/2010. Secondo il TAR, il permesso di costruire non ha più valore, perché fu annullato il 18 aprile 2012 e non fu impugnato dalla Due Esse: “Invero, come evidenziato dalla stessa ricorrente nell’atto introduttivo, la nota n. 50297 del 2016 è stato emessa dal Comune in risposta alla domanda di “reviviscenza” dell’originario permesso di costruire n. 66 del 29 aprile 2010, annullato d’ufficio dal Comune di Martina Franca con atto n. 25 del 18 aprile 2012, mai impugnato dalla Due Esse. E tale nota, come si evince dalla lettura dell’atto, costituisce mera conferma del provvedimento n. 25 del 2012 di annullamento d’ufficio del permesso di costruire n. 66 del 2010, essendo stata emessa dall’Ente senza compiere alcuna autonoma istruttoria o fornire una nuova motivazione”. Per quanto riguarda l’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, invece: “il ricorso va invece respinto, trattandosi di atto dovuto, una volta accertata in via definitiva l’abusività dei manufatti, connessa al venir meno del permesso di costruire e alla mancata adozione di provvedimenti di sanatoria.

La seconda sentenza, quella del 9 giugno, riguarda una seconda richiesta di permesso di costruire, respinta dal Comune di Martina Franca e impugnata dall’azienda: “Invero, non vi è alcun dubbio sulla destinazione urbanistica dell’area interessata dall’intervento, la quale, come rilevato da entrambe le parti del giudizio, rientra nella zona S del vigente PRG e del piano particolareggiato, le cui norme di attuazione e prescrizioni se in linea generale prevedono per tutta la zona S la possibilità di realizzare servizi (fra cui scuole e chiese), purtuttavia prescrivono anche la precisa collocazione degli stessi, con la precisazione che l’edificazione è consentita, oltre che in conformità alle leggi vigenti in materia edilizia e alle prescrizioni del regolamento edilizio, anche e soprattutto alle norme e prescrizioni grafiche oggetto del P.P.“. In sintesi: “La citata delibera di variante prevede che nell’area in questione possano essere realizzati solo strutture per servizi pubblici, ut supra identificati, nell’ambito della quale un’attività commerciale, sia pur inserita all’interno di un edificio multifunzionale (destinato in parte anche servizi pubblici) non risulta prevista e disciplinata“.

La vicenda è davvero conclusa?


commenti

E tu cosa ne pensi?