Confezioni a Martina Franca. Fumarola (Filctem Cgil): “In tre anni persi trecentocinquanta posti di lavoro”

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Economia


Da ottobre 2014 a oggi a Martina Franca hanno chiuso almeno dodici aziende di confenzioni, con una perdita di circa trecentocinquanta posti di lavoro. Ce lo conferma Giordano Fumarola, segretario provinciale della Filctem Cgil di Taranto, categoria da sempre impegnata nella tutela dei diritti dei lavoratori del tessile e delle confezioni del territorio. A pochi giorni dalla notizia della mail inviata ad un’azienda locale, con la quale si comunica che il marchio Made in Italy non vale più il costo, il segretario della Cgil commenta: “Il Made in Italy non è più rilevante? Lo diciamo da anni, ma nessuno ci ascolta. Da anni denunciamo una profonda crisi del settore, che è dovuta sì alla congiutura economica non favorevole, ma soprattutto a scelte i cui responsabili hanno nomi e cognomi. Da un lato abbiamo la maggioranza di imprenditori che ha deciso di delocalizzare la produzione all’estero, per abbattere i costi, impoverendo il territorio, creando miseria ma soprattutto disperdendo quel capitale di competenze che era la vera ricchezza della manifattura locale. Dall’altro lato abbiamo una legge che non tutela assolutamente la produzione locale, perchè basta produrre un capo interamente in Cina, o in Romania e in Italia applicare i bottoni, che quell’abito può etichettarsi come fatto in Italia”.

Il segretario Fumarola, con tutta la categoria, denuncia da tempo la mancanza di strumenti anche legislativi che possano permettere alle imprese sane di non dover subire la concorrenza sleale anche di chi si rivolge ai laboratori clandestini, uno dei quali recentemente scoperto a Martina Franca, dove le condizioni di vita, non solo di lavoro, sono al limite della schiavitù: “Servono leggi più stringenti, ma anche il coinvolgimento attivo di tutti gli attori sociali, a cominciare da Confindustria”. Le difficoltà in cui si trova il settore manifatturiero è tale che i lavoratori si possono ormai considerare “stagionali”, alternando periodi lavorativi a periodi di cassa: “Con i tagli agli ammortizzatori sociali tante aziende sono costrette a chiudere, perchè non riescono più a garantire il sostegno nel periodo di inattività. Le aziende del tessile in media chiedevano tredici settimane all’anno di cassa integrazione ma con i tagli questo non è possibile. Servono interventi urgenti in materia di ammortizzatori sociali”. Dei trecentocinquanta posti di lavoro persi in tre anni, secondo le stime della Filctem Cgil, quasi un terzo si è ricollocato. Eppure la crisi rimane.


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