Trincee drenanti. Il comitato di salvaguardia: “Una calamità in piena Valle d’Itria”

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Ambiente


Trincee drenanti in Valle d’Itria. Il comitato per la tutela e la salvaguardia della Valle d’Itria interviene sull’argomento, definendole “una calamità”:

A proposito dell’esigua discussione che, a mezzo stampa, si sta svolgendo a Martina Franca tra alcune forze politiche sulla realizzazione delle Trincee drenanti in Valle d’Itria, al fine di introdurre qualche elemento di concretezza e dare quindi l’opportunità a tutti i cittadini interessati di farsi un’idea la più aderente possibile a quello che effettivamente si sta verificando sul nostro territorio senza controlli di sorta, riportiamo alcuni contenuti di documenti prodotti dai diversi Enti, primo fra tutti dell’AQP, ente gestore del SII della Puglia.

Esattamente un anno fa, nel luglio del 2016, il Responsabile del procedimento del Progetto esecutivo di variante di realizzazione del recapito finale temporaneo dell’impianto di depurazione di Martina Franca e il Responsabile ingegneria della sezione Reti e Depurazione dell’Acquedotto Pugliese rispondevano ai quesiti formulati da diversi Enti durante i lavori della Conferenza di servizi relativi al significato che si doveva dare al termine “temporaneo” introdotto nel titolo del progetto.

I due dirigenti così scrivevano: “In merito alla dichiarazione di “temporaneità” dell’intervento in oggetto, si fa rilevare che la Sezione Risorse Idriche della Regione Puglia evidenziava che “in riferimento all’individuazione del recapito finale a regime dell’impianto depurativo di Martina Franca l’orientamento assunto che sarà formalizzato nell’ambito del Piano di Tutela delle Acque, il cui aggiornamento è in fase conclusiva, è quello di garantire il trasferimento sul versante adriatico delle acque di scarico residue rispetto al riuso delle stesse sia nei domini irrigui di Martina Franca sia in quelli presenti lungo il tragitto”

“Da quanto sopra, deriva che il carattere di temporaneità è, in primo luogo, intrinsecamente connesso all’approvazione de nuovo Piano di tutela delle Acque della Regione Puglia. In secondo luogo l’esperienza gestionale di Acquedotto pugliese consente di rappresentare i seguenti fattori che possono incidere sulla durata di funzionamento del nuovo recapito temporaneo (trincee disperdenti di tipo chiuso):

1)- eventuale criticità nel rispetto dei limiti di qualità del refluo in uscita, nel caso in esame quelli riferibili alla Tabella 4;

2)- variabilità nel tempo delle caratteristiche di permeabilità dei terreni interessati dal sistema di filtrazione sul suolo;

3)- fattori climatici, idrogeomorfologici e antropici interferenti con l’area individuata per il recapito temporaneo, quali ad esempio: le precipitazioni meteoriche di tipo anomalo, un alterato drenaggio delle acque di ruscellamento, fenomeni di dissesto geomorfologico sub-superficiale, afflussi abusivi e/o di portate anomale non gestibili all’interno dell’impianto di depurazione e, di conseguenza, temporanei scadimenti nella performance di efficienza depurativa per tali eventi imprevisti e imprevedibili”.

Alla luce di tali e tante preoccupazioni espresse da coloro che il progetto devono realizzare, appare, in tutta la sua tragicità, il carattere approssimativo della discussione in atto tra coloro che avrebbero, invece, il compito di seguire con estrema attenzione le gravi ricadute di un intervento di così rilevante impatto ambientale, che potrebbe cambiare i connotati di un antico territorio, considerato di pregio e identificativo di luoghi particolarmente ricchi di storia e di cultura.

Il Comitato per la tutela e salvaguardia della Valle d’Itria non ha mai espresso una sua posizione relativa alle modalità e ai luoghi di smaltimento, tocca alla Regione, all’Autorità Idrica Pugliese che si avvalgono anche di un Ente gestore, quale l’Acquedotto Pugliese, che con i suoi 1800 dipendenti, ha risorse professionali in grado di tradurre concretamente ed efficacemente piani e programmi dell’Amministrazione regionale, decidere per il meglio, evitando che la cura sia peggiore della malattia.

E per quanto ci riguarda noi abbiamo sempre richiesto che gli strumenti a disposizione per valutare la qualità dei progetti dovevano essere usati tutti e con estrema cura e cioè, per essere più espliciti, abbiamo sempre chiesto che si utilizzassero la Valutazione d’impatto ambientale, la Valutazione ambientale strategica, la Valutazione di Impatto sulla Salute perché il diritto dei cittadini di una comunità a vivere in un ambiente salubre, all’interno di uno sviluppo sostenibile non può essere ignorato. Indagini che si sono evitate con cura e con determinazione.

E poi ci sono le leggi da rispettare o da cambiare, nel caso in cui non siano considerate efficaci, ma non da disattendere allorquando sono in vigore. E le leggi dicono che mai le acque reflue non possono essere smaltite in falda e mai al suolo allorchè la portata delle acque superi i 10000 metri cubi giornalieri.

In Valle d’Itria, aldilà delle fantasticherie, non solo non esiste una rete idrica potabile, ma è stata resa inutilizzabile anche la rete dei pozzi artesiani, in quanto l’incuria e la negligenza nella manutenzione del Depuratore hanno determinato, secondo indagini della Magistratura, l’avvelenamento sostenuto della falda.

Relativamente agli usi irrigui in agricoltura, poi, si può argomentare ricordando la frase ad effetto di un componente del Comitato: “ma quando si costruisce una casa si fanno prima le fondamenta o il tetto, a me sembra che questi, per risolvere il problema, comincino dal tetto”.

 

 


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