Villa Carmine. Che accade?

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Cronaca, Editoriali


Tre siringhe abbandonate sotto le scale della scuola, nel piccolo parcheggio prima di entrare in villa. Gocce di sangue sparse. Villa Carmine assomiglia sempre più, purtroppo, ad un piccolo campo di battaglia, dove i frequentatori, sempre gli stessi, sempre di meno, devono ogni giorno combattere contro degrado e inciviltà. Le siringhe non sono le prime segnalate e fotografate (quelle nella foto qui sopra, risalgono a lunedì mattina).

Tra bottiglie rotte e pietre divelte, grazie ai Laboratori Urbani sembrava che la villa potesse di nuovo assumere un ruolo centrale nel quartiere, ma negli ultimi tempi, complice la scadenza dell’affidamento e l’assenza di chi dovrebbe vigilare (non si è mai visto un vigile urbano), le cose sembrano peggiorare. Una villa che era divenuta anche il simbolo stesso della svolta cittadina, con quel concertone fino all’alba che ne salutava il settecentenario compleanno. L’installazione delle videocamere, avvenuta qualche tempo fa, aveva per qualche settimana messo un freno all’incivilità, ma poi tutto è tornato come prima. Anche nell’area cani, nella quale un’associazione ha donato più volte i giochi per gli animali, ci sono i segni dell’incuria. Su quattro giochi, due sono già rotti e non c’è nessun servizio di pulizia. A custodirla un volontario, uno solo, dell’associazione Pertini, che ha il compito per sette euro al giorno di vigilare sul bagno pubblico e sull’area cani. Non basta, evidentemente.

Eppure, come abbiamo più volte scritto, sulla villa insiste un’attività commerciale, una parrocchia numerosa, e un quartiere molto attivo. Dove sono? Perché non si occupano della salvaguardia della zona? I frequentatori sono per lo più i padroni di cani (la maggior parte dei quali si impegna a tener pulito, almeno per salvaguardare la salute del proprio cane), e alcuni gruppi di giovani, che passano il tempo ad ascoltare musica o a fare parkour. E proprio grazie alla loro presenza la villa sembra attiva e vigilata, ma poi vanno via, e poi può succedere di tutto. Sembra una specie di zona franca, uno spazio lontano da occhi indiscreti, dove il primo che ha voglia di andare a fare i propri bisogni, può tranquillamente scendere e accovacciarsi, oppure si può mangiare e lasciare dove capita i propri residui. Quindi giocare a chi lancia la bottiglia o la pietra il più lontano possibile.

Chi pulisce? Chi vigila? Non si sa, ma sappiamo che ogni mattina è una nuova scoperta, sappiamo che c’è una busta nera di immondizia lasciata in un’aiuola dall’ultimo evento che è stato fatto mesi fa e che nessuno, proprio nessuno, ha raccolto. Chi scrive sta tenendo il tempo, nella speranza che si decomponga.


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