Lorenzo Micoli: "è tempo di riconciliazione"

Un’immagine di Lorenzo Micoli in questa campagna elettorale è mentre parla su un palco allestito con i colori e gli striscioni del centrodestra per annunciare l’imminente inizio del comizio di Ancona. Probabilmente è stato l’unico momento in cui ha parlato al pubblico durante queste sei settimane, e l’ha fatto mentre era circondato dai colori degli avversari.

Lorenzo Micoli non è mai salito sul palco, tranne in questo caso, ma nelle foto in cui c’è Ancona lo si vede sempre sullo sfondo, con lo sguardo attento affinchè andasse tutto bene. Anche ieri, mentre già fuori al comitato le persone iniziavano ad abbracciarsi, era dietro la scrivania a prendere appunti sui voti dei seggi, pazientemente, attendendo il risultato finale per esultare. Un’attesa che è durata tutta la vita, probabilmente, una vita complicata per chi a Martina Franca ha sempre professato, apertamente, alcuni valori.

Ho la maglietta rossa apposta“, dice quando gli chiediamo se adesso arriveranno i cosacchi, come qualcuno paventava. Gli ultimi giorni di campagna elettorale la controffensiva del centrodestra è stata basata su questo rischio, agitando uno spettro comunista altamente improbabile, considerando che nella coalizione erano presenti praticamente tutte le anime della Prima Repubblica, da ex-missini ai rifondaroli.

Abbiamo pensato di intervistare Lorenzo Micoli perchè è stato il coordinatore della campagna elettorale di Ancona, perchè il suo è uno dei tre nomi che a Martina rappresentano una certa idea di politica. E infatti alle domande, nonostante siano state poste al singolare, ha sempre risposto al plurale. Ancona, Micoli e Scialpi. Franco Lorenzo e Tonino. Un gruppo che, a vederli ancora uniti dopo anni, dopo aver visto nascere e morire sodalizi vincenti, coppie di fatto, comitive elettorali, fa un po’ invidia. Invidia perchè hanno attreversato la morte di due partiti, di due repubbliche, di tanti segretari e tante amministrazioni, eppure sono ancora lì, anzi qui, vincenti.

La città ha riconosciuto il lavoro che abbiamo fatto in questo” dice tra un abbraccio e l’altro, mentre le persone lo fermano per fargli gli auguri. Micoli ricorda Pino Oliva che non c’è più, ma che avrebbe voluto esserci, eccome. 

La candidatura di Franco Ancona non è stata una cosa venuta dal nulla, anzi. C’erano i tempi in cui il Partito Democratico sponsorizzava il nome di Giandomenico Bruni, per un ticket da pagare a Pentassuglia. Sembrano così lontani quei tempi, ora che si vedono in piazza a brindare alla vittoria, una vittoria che altrimenti non sarebbe riuscita. Micoli ricorda il giorno in cui Ancona accettò di candidarsi: “Eravamo al bar, io Tonino e Franco. Franco voleva da noi un parere, un consiglio. Tonino disse «Si può fare». Io lo pensavo già. E allora Franco accettò“.

Sembrano tempi lontanissimi, eppure sono passate solo sei settimane. Un mese e mezzo fa faceva freddo, ora fa caldo, un mese e mezzo fa non c’era speranza, ora invece c’è una città da ricostruire: “Il compito di Franco sarà quello di riconciliare la città con il Palazzo, e l’abbiamo già iniziato a fare in campagna elettorale, incontrando tutti, operai, imprenditori, artigiani, commercianti, studenti, pensionati. Franco dovrà essere il sindaco di tutti, ma dovrà anche impostare il suo governo in termini educativi nei confronti della città. Bisogna ricostruire il tessuto sociale, le relazioni“.

Adesso sembra facile, sembra possibile, eppure: “Non è stato facile, ci siamo scontrati contro due candidati che sono i due colossi economici della città, eppure dalla nostra parte avevamo un contesto che ci ha aiutato. Innanzitutto le persone erano stanche, davvero, di una vecchia politica, di un certo modo di fare, ma questo ha anche prodotto scetticismo nei confronti dei politici. Franco ha da subito inserito la sua candidatura in un contesto più generale, nazionale, perchè quello che sta accadendo in Italia ha i suoi effetti evidenti anche tra i martinesi. Ovviamente sarebbe stato facile se tra i nostri candidati ci fossero stati alcuni nomi più pesanti, più importanti, ma abbiamo vinto lo stesso“.

Il momento più bello della campagna elettorale “è stato venerdì sera [giorno di chiusura della campagna per il ballottaggio, nda] quando ho visto l’entusiasmo dei giovani, la nuova generazione della politica che verrà subito dopo di noi e insieme a noi“.

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