Piano dei Tempi: i cittadini chiedono di cambiare gli orari degli uffici pubblici

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Politica


Con il Piano Territoriale dei Tempi e degli Spazi, Martina Franca potrà sviluppare una nuova idea di vivere il territorio. Lo studio di fattibilità, presentato all’amministrazione comunale dall’associazione Sud, racconta di una città i cui orari spesso non coincidono con quelli dei propri cittadini. Per esempio gli orari degli uffici pubblici spesso non corrispondono agli orari in cui i cittadini possono davvero fruirne. Per andare a chiedere un certificato all’Ufficio Anagrafe spesso un lavoratore, un imprenditore, un commerciante, deve prendersi una pausa dal lavoro. Per questo motivo, ci dice Donatella Infante: “E’ necessario sviluppare una nuova idea di città, dei suoi tempi e per la fruizione dei suoi spazi, magari puntando alla mobilità lenta, implementando l’utilizzo delle nuove tecnologie per accedere ai servizi del Comune“.

Lo studio è stato compiuto su un campione di 1.621 cittadini, tra Martina Franca e Crispiano a cui è stato sottoposto un questionario. L’obiettivo è capire come si muovono e in che modo vivono la città.

Il primo dato che emerge è quasi la metà degli intervistati va al Comune per usufruire dei Servizi Demografici, e infatti basta passare una mattina davanti all’Anagrafe per notare che è l’ufficio con più fila. I cittadini propongono, d’accordo circa il trenta per cento, che gli uffici o allunghino i tempi in alcuni giorni, oppure facciano orario continuato. “Per pagare la mensa scolastica” afferma l’Infante “si può venire solo il martedì o il giovedì pomeriggio. E questo significa prendersi mezza giornata di ferie“.

Ma se il dato che riguarda gli uffici potrebbe essere condiviso a monte, come una sorta di consapevolezza inconscia di qualcosa da migliorare, i dati riguardanti la mobilità rendono uno spaccato di città poco attenta che prescinde dalla propria amministrazione. La metà degli intervistati lavora a meno di tre kilometri da casa ma l’ottanta per cento va al lavoro in automobile. Stessa cosa per i bambini a scuola. Il 55% abita a meno di tre chilometri, ma l’ottanta va a scuola in macchina.

Si dovrebbero agevolare buone pratiche che decongestionino il traffico” ci dice l’assessore Infante “come diffondere il pedibus“. Il pedibus è un’iniziativa che fa solo la scuola Giovanni XXIII, e permette ai bambini di andare a scuola a piedi, invece che l’autobus o in auto. Per questo motivo l’Assessorato ai Servizi Sociali sta lavorando per coinvolgere gli altri dirigenti scolastici affinchè adottino lo stesso metodo.

Scorrendo lo studio, si scopre che i cittadini scelgono l’automobile non solo per una questione di pigrizia/comodità, ma anche perchè è l’unico mezzo che permette la conciliazione spaziotemporale per i diversi impegni.

Il Piano dei Tempi e degli Spazi ha, infatti, come finalità ultima quella di riuscire a conciliare le esigenze dei cittadini con i tempi della città. I primi sono cambiati, soprattutto con le modifiche economiche e sociali dovuti al mutamento del mondo del lavoro, con la precarietà, anche degli orari, mentre i secondi sono rimasti intatti da decenni. Questa discrepanza tra orari degli uffici e orari delle famiglie è un disagio anche economico, perchè costringe a fare più movimento in auto o a piedi, oppure a rinunciare a qualcosa per un certificato.

Se l’amministrazione comunale deve avere come unico metro di giudizio la qualità della vita dei cittadini, rivedere i propri tempi non potrà che contribuire ad aumentarla.

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1 Commento

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Commenti

  • Maria Ancona ha detto:

    Per la precisione, lo Studio di Fattibilità è stato affidato all’Associazione SUD EST DONNE (www.sudestdonne.it) e non, come erroneamente scritto nell’articolo, all’Associazione SUD (www.associazionesud.it).
    Ciao. :o)