Antonella Narcisi. Intervista all'ideatrice del logo delle Olimpiadi di Torino 2006

/ Autore:

Cultura


Può capitare di avere sotto mano prodotti o riviste i cui colori o le cui forme sono state inventate da lei e non lo sapete. Marchi, brand, loghi, ma anche giocattoli per la primissima infanzia sono il frutto di uno delle più brillanti menti che Martina Franca ha partorito. Lei si chiama Antonella Narcisi, diplomata al Liceo Classico Tito Livio e laureata in Disegno Industriale al Politecnico di Milano, quando ancora non si chiamava “design”. Di mestiere si occupa di design strategico, ovvero progettare l’immagine che avrà un brand, un’azienda, una Regione, un servizio. Moltissimi di voi avranno incontrato i suoi lavori senza rendersi conto che erano stati ideati e realizzati da una nostra concittadina. Uno su tutti, il logo e la comunicazione di Torino 2006, le Olimpiadi Invernali.

Il lavoro inizia tra il 2001 e il 2002, mentre lavorava in una importante agenzia di comunicazione. Poi, dopo aver progettato il logo e non averne ricevuto nemmeno la gratitudine, lei e il suo socio decidono di fondare Narcisiva (http://www.narcisiva.it/) uno studio di strategic design che nel tempo è riuscito a collaborare con aziende internazionali e amministrazioni regionali. Il lavoro di Antonella Narcisi non è semplicemente disegnare, ma fare ricerca e sintetizzare gli obiettivi di comunicazione in pochi tratti e colori. Ci spiega per esempio cosa c’è dietro il logo delle Olimpiadi invernali:

Il logo di Torino 2006 doveva rappresentare la voglia della città di rinnovarsi, di cambiare l’immagine grigia e seriosa che per anni l’hanno contraddistinta. Per questo motivo il font scelto (il carattere, ndr) è minuscolo, per renderlo più friendly, mentre la Mole è resa con i cristalli di ghiaccio azzurri per richiamare l’idea dell’inverno e dei giochi e soprattutto per evitare il blu classico di Torino, troppo utilizzato e troppo serio. La Mole, inoltre, subisce una torsione verso l’alto a simboleggiare sia la voglia della città di rilancio della città che il gesto atletico

Mica pizza e fichi. E se a questo aggiungiamo che il logo delle Olimpiadi doveva essere utilizzato per almeno quattro anni senza stancare, si capisce l’importanza di chi fa un lavoro come Antonella Narcisi.

Narcisiva ha lavorato anche con le amministrazioni pubbliche, con il Comune di Varese, con la Regione Lombardia, con la Valle d’Aosta, per la quale ha progettato la comunicazione turistica. Ovvio è il riferimento alla Puglia e a Martina Franca. Della prima ci dice che è “troppo burocratizzata. Diventare fornitore ufficiale della Regione Puglia il percorso è particolarmente complicato, tanto da averci scoraggiato“. E su Martina Franca invece: “Ho visto il calendario di eventi That’s Martina e la sua comunicazione. La prima cosa che noto è che manca un racconto alle spalle, una storia che può essere sintetizzata dalle scelte delle forme e dei colori. Senza storia non si può sperare che il pubblico di riferimento si appassioni“.

E senza racconto è ancora la Valle d’Itria, ci fa notare, perchè da esterna, da cittadina che vive Martina Franca pochissimi giorni all’anno, nota come ancora sia forte l’individualismo, il campanilismo cittadino che si realizza, ad esempio, vedendo Cisternino e Ostuni come concorrenti e non come possibili partner. “Non esiste LA città bianca, ma LE città bianche. Finchè non capiamo e impariamo questo, non potremo davvero puntare al turismo come risorsa economica capace di sostenere la comunità“. Per questo motivo, se dipendesse da lei, ci sarebbero tre semplici cose da fare: analisi di cosa è stato fatto, dei successi e dei fallimenti; migliorare la comunicazione, mettendosi nei panni del turista che arrivano in città; creare un’identità che accomuni i cittadini delle città che si affacciano in Valle d’Itria o nel territorio che si decide di raggruppare.

Una curiosità, infine. Anni fa, la città di Roma presentò una gara d’appalto per l’immagine coordinata del turismo capitolino. La società di Antonella Narcisi partecipò, proponendo That’s Roma.

Casi della vita…

Resta aggiornato sulle notizie in Valle d'Itria


3 Commenti

E tu cosa ne pensi?


Commenti

  • dony ha detto:

    Finchè non si comprenderanno questi elementi basilari della comunicazione, si farà poca strada… serve progettualità, competenza, spirito di collaborazione e lungimiranza! Soprattutto si deve capire che non ci si improvvisa esperti della comunicazione…

  • Massimiliano Martucci ha detto:

    D’accordissimo. Purtroppo la comunicazione è quella branca del sapere umano nella quale chiunque si sente in diritto di intervenire. E in un certo senso è vero. Solo che il commento, o l’intervento del profano, di chi ignora le regole, è importante, ma non per quello che pensa.
    Investire nella comunicazione significa scegliere di occuparsi del pubblico con cui si ha a che fare. Purtroppo si confonde la comunicazione con la propaganda e con la pubblicità.

  • Vito Pastore ha detto:

    Brava Antonella. Qui siamo ancora alla faziosità politica.