Ospedale: nonostante le rassicurazioni, si continua a discutere

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Politica



Il Consiglio Comunale monotematico non ha generato quella tranquillità che ci si aspettava, soprattutto dopo gli interventi di Palese e dell’Assessore Attolini: entrambi hanno rassicurato che l’ospedale non chiuderà. Ma essendo la sanità l’argomento migliore per scontrarsi, perchè tiene alta l’attenzione dei cittadini che temono per la propria salute, la discussione va avanti anche dopo, a suon di comunicati stampa. Michele Marraffa, leader dell’opposizione color Pdl, teme che senza l’Utic l’ospedale di Martina Franca non possa garantire il livello delle prestazioni, accusando Attolini di non aver detto nulla. Eppure Attolini, noi c’eravamo, ha detto che l’Utic a Martina Franca non si farà, perchè servirebbe un reparto di Emodinamica. E per quanto riguarda la struttura di secondo livello, come paventa Marraffa, sicuramente l’Ospedale di Martina Franca lo diventerà, perchè il primo livello toccherà al SS. Annunziata di Taranto.

Lungi dall’essere un male, avere meno ospedali non significa necessariamente essere più malati, o rischiare la vita, se ci sono servizi capaci di supplire o di integrare, come strade veloci che colleghino i presidi o reparti di pronto soccorso attrezzati. Valutazioni di chi scrive, ovviamente, che considera più importante non ammalarsi che potersi curare.

Aldo Leggieri, consigliere comunale color Pd, ci manda una lunga nota in cui spiega quali sarebbero, secondo lui, le vere sfide. E lo fa da addetto ai lavori, essendo dipendente Asl. Della sua nota, che potete leggere cliccando qui, condividiamo e riportiamo la necessità che la tutela pubblica della salute dei cittadini non diventi sacrificabile sul tavolo del pareggio di bilancio (si passa da quattro posti letto per mille a 3,7) ma che sia garantita alle Regioni di poter intervenire nelle scelte strategiche. Non solo, ma si augura che si attivi presto la Centrale unica di acquisto (Consip)per la sanità pugliese affinchè si limiti la possibilità di creare passivi enormi nei bilanci delle Asl o, addirittura, di commettere reati.

Questo punto è di fondamentale importanza: ogni reparto è un centro di potere, capace di generare voti e di spendere soldi pubblici per gli acquisti. Ogni primario ha, quindi, la possibilità di contribuire o meno al passivo economico perenne in cui versa la sanità locale. E se ogni primario può spendere, ogni politico ha l’interesse che nel territorio di competenza ci siano ospedali capaci di portare voti, produrre soldi. Una Centrale di acquisto non può che migliorare il modo di fare sanità (o peggiorarlo definitivamente, semmai il marcio penetrasse anche lì).

Ma sul Consiglio non tutti sono d’accordo: Giacomo Conserva, capogruppo Pdl al Consiglio Comunale, esprime il dubbio che non sia stata un’assise pubblica, ma un mero convegno in cui Attolini non ha fatto altro che rabbonire i cittadini. Il Pdl, lungi da lasciar perdere la battaglia solitaria contro il paventato ma, secondo noi, inesistente, pericolo di chiusura dell’ospedale, insiste nel lanciare l’allarme. Gianfranco Chiarelli, attraverso un comunicato, riferisce dell’intervento di Rocco Palese in cui si ammette che l’ospedale di Monopoli, quello annunciato da Fabiano Amati, assorbirà l’utenza di Martina Franca e che quindi il nostro (?) ospedale subirà un ulteriore declassamento.

A proposito di Amati, ci sarebbe piaciuto poterci confrontare con lui, perchè finora, a nostro giudizio, è l’unico responsabile della confusione (in termini di discussione) sulla Sanità locale. Anzi, se non avesse avuto fretta di annunciare la costruzione di un nuovo ospedale con i fondi per l’edilizia ospedaliera che dovrebbero (perchè non è sicuro) arrivare da Roma, probabilmente, e il lettore mi perdonerà la franchezza, la campagna elettorale avrebbe avuto altri argomenti.

Ma la Sanità è un argomento serio, troppo serio per essere delegato ad un Consiglio Comunale in cui non c’è stata discussione dopo gli interventi dei rappresentanti comunali. La Sanità non è fatta solo di numeri ma anche di qualità dell’offerta.

Pentassuglia, in un suo comunicato inizia snocciolando i dati dei pazienti, come se ricoverarsi sia un successo dell’Ospedale di Martina Franca, in linea con il paradosso secondo il quale siamo felici se c’è l’ospedale perchè ci sono più malati che possono essere ricoverati. Infine però, Pentassuglia solleva un tema grave, che è quello del lavoro, ricordandoci che a Taranto 329 persone hanno lasciato, per pensionamenti, a cui si aggiungono i 423 in meno previsti dalla pianta organica (responsabilità di Fitto, secondo il Consigliere del Partito Democratico). Secondo Pentassuglia il reale problema è proprio la dotazione organica, che non garantirebbe i livelli di assistenza.

In sintesi, possiamo dire che non è possibile ridurre il dibattito al fatto che l’ospedale di Martina Franca chiuderà o meno (atteso che, ovviamente, non chiuderà).


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2 Commenti

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Commenti

  • Vito Pastore ha detto:

    Se non si supera il “gioco delle parti” non si può pensare ad una buona politica di crescita. Per ora non c’è niente di nuovo. Specialmente dalle parti di chi ha perso che ancora non ha analizzato la sconfitta comportandosi come se nulla fosse accaduto. Ribadisco che le elezioni le ha perse il centro-destra e non le ha vinte il centro-sinistra. Intanto rivediamo i giovani ammiinistratori di sinistra del 98, con ruoli diversi ma quasi tutti pensionati o vicini alla pensione. Loro lo chiamano patto generazionale. Evviva.

  • Vito Pastore ha detto:

    Se non si supera il “gioco delle parti” non si può pensare ad una buona politica di crescita. Per ora non c’è niente di nuovo. Specialmente dalle parti di chi ha perso che ancora non ha analizzato la sconfitta comportandosi come se nulla fosse accaduto. Ribadisco che le elezioni le ha perse il centro-destra e non le ha vinte il centro-sinistra. Intanto rivediamo i giovani ammiinistratori di sinistra del 98, con ruoli diversi ma quasi tutti pensionati o vicini alla pensione. Loro lo chiamano patto generazionale. Evviva.