Di cosa si parla quando si parla di partecipazione

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Politica


La prima cosa che viene in mente quando si parla di “partecipazione” è quel mezzo invito ai matrimoni dato a persone che sono amiche, sì, ma non tanto da dover pagare loro un pranzo, oppure i colleghi, gli amici dei genitori, i vicini di casa. Quelli a cui si dice di solito “Vieni a mangiare la torta? Ci farebbe piacere!”. E allora ci si mette in macchina alle undici di sera per raggiungere località amene e sperdute, masserie sconosciute che il navigatore quando si mette la destinazione dice “Ma sei sicuro?”.

Ecco la partecipazione: “Lunedì si sposa Mario, ci ha dato la partecipazione“. E il regalo che devi fare, perchè si deve fare, non avrà lo stesso valore di uno scelto dopo un invito. Sì, ma non spendiamo tanto che comunque ci ha dato solo la partecipazione.

La partecipazione è un invito a metà, un gesto di circostanza, l’educazione con tulle e confetti

Eppure si parla tanto di partecipazione, si facilita la partecipazione, si agevola la partecipazione, si invita alla partecipazione. La partecipazione è tanto rincorsa quanto spesso inefficace, una parola vuota, un mantra utile a riempire annunci e comunicati stampa.

L’omonimia tra il mezzo invito matrimoniale e la partecipazione politica ci fornisce un pretesto per cercare delle assonanze tra le due cose, spinti dalla curiosità e dall’interesse verso tutte le forme di politica. In entrambi i casi si chiede a qualcuno di essere in un determinato posto per un’occasione, e in entrambi i casi è qualcuno che compie il gesto di invitare qualcun altro.

Almeno finora, se si tratta per esempio, del forum di venerdì scorso, l’Amministrazione ha invitato le persone, dando loro un appuntamento. La qualità dell’invito determina il grado di partecipazione: se l’invito riguarda solo la torta, allora siamo di fronte ad una partecipazione politica finta, costruita apposta per la stampa e per aumentare il consenso. Se invece si è invitati dall’aperitivo, allora le cose cambiano, la richiesta da parte dell’Amministrazione è sincera.

Al forum di venerdì c’erano decine di persone ma utilizzare solo questo dato per dichiarare il successo è troppo sbrigativo. Il successo della serata di venerdì è stato decretato, secondo chi scrive, con l’intervento della commerciante del centro storico che ha espresso un’opinione al microfono in totale disaccordo con il senso comune, che ha generato malumore, sorpresa, sbigottimento. Come si può chiedere al microfono che Piazza Immacolata sia adibita a parcheggio quando invece si sta lavorando per allontanare le auto dal centro?

Proprio questo intervento in controtendenza con il senso comune definisce l’autenticità della partecipazione: più si è liberi di dire il contrario di quanto sostiene la maggioranza, più in quel momento la partecipazione è sincera. Naturalmente ci sono diversi fattori che contribuiscono a definirne il valore. A parte il numero, o la libertà di espressione, un fattore importante è la conseguenza. Le decisioni dei policy maker sono influenzate o dipendono proprio da quel momento di partecipazione? Gli interventi dei cittadini hanno valore anche decisionale oppure sono semplicemente delle “domande dal pubblico”?

Il follow up del momento partecipativo è decisivo per definirne il valore: se gli interventi servono a influenzare le scelte della Giunta (in questo caso specifico) o addirittura a decretarne l’approvazione, allora la partecipazione è ottima, il risultato è raggiunto e la democrazia ha fatto un passo avanti. Altrimenti è campagna elettorale pura.

Un altro fattore che può definire la partecipazione è il modo con cui si partecipa: molto spesso si frequenta un posto o un evento come spettatori, altre volte come coprotagonisti. Altre volte ancora si interviene solo per dire e non per ascoltare. La domanda è: si va al matrimonio per il piacere di condividere il momento con gli sposi o solo per dimostrare di poter essere più eleganti degli altri?

Domande sulla partecipazione che non possono trovare risposte dopo un momento solo, o dopo un articolo, ma meritano di essere approfondite. Se il forum di venerdì rimane un evento isolato è male, è facciata, scenografia democratica, se invece è l’inizio di un percorso capace da un lato di aprire l’Amministrazione alle istanze dei cittadini, dall’altra di educare i cittadini a partecipare allora i risultati non possono che essere positivi. Per tornare ai matrimoni, per definire buona la partecipazione gli invitati devono essere sazi del pranzo ma non troppo appesantiti, contenti di ricevere una bomboniera che useranno anche perché ricorderà loro il bel momento vissuto.

 

 

 

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6 Commenti

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Commenti

  • Vito Pastore ha detto:

    Ottimo pezzo. Aggiungerei solo che lo statuto del nostro Comune contepla alcuni strumenti democraticidi di partecipazione per niente attivati, ad iniziare Dal Dinfensore Civco. Ecco misurerò il mio giudizio una volta attivati questi strumenti. Il resto e’ solo propaganda. Grazie per l’accoglienza.

  • Vito Pastore ha detto:

    Ottimo pezzo. Aggiungerei solo che lo statuto del nostro Comune contepla alcuni strumenti democraticidi di partecipazione per niente attivati, ad iniziare Dal Dinfensore Civco. Ecco misurerò il mio giudizio una volta attivati questi strumenti. Il resto e’ solo propaganda. Grazie per l’accoglienza.

  • pino fedele ha detto:

    Anche per me è un ottimo articolo. La seconda volta che si organizzerà questo evento si dovrà avere più coraggio di adesso perchè la gente vorrà vedere se l’amministrazione ha messo in campo strumenti per dare risposte ai problemi sollevati nel primo incontro. Dovrebbe essere ripetuto nuovamente, il coraggio prima di tutto non deve mancare.

  • pino fedele ha detto:

    Anche per me è un ottimo articolo. La seconda volta che si organizzerà questo evento si dovrà avere più coraggio di adesso perchè la gente vorrà vedere se l’amministrazione ha messo in campo strumenti per dare risposte ai problemi sollevati nel primo incontro. Dovrebbe essere ripetuto nuovamente, il coraggio prima di tutto non deve mancare.

  • Vito Pastore ha detto:

    La verifica e il controllo degli atti amministrativi li lascerei all’ufficio del Difensore Civico. La mancata istituzione di questo strumento di partecipazione e’ una evidente atto omissivo rispetto alla previsione dello statuto comunale. O devo pensare che oltre alla destra anche la sinistra non vuole essere “controllata”?

  • Vito Pastore ha detto:

    La verifica e il controllo degli atti amministrativi li lascerei all’ufficio del Difensore Civico. La mancata istituzione di questo strumento di partecipazione e’ una evidente atto omissivo rispetto alla previsione dello statuto comunale. O devo pensare che oltre alla destra anche la sinistra non vuole essere “controllata”?