Pensieri dal Cono: o sei tu o sei il nulla

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Cultura


Mentre in regione lombardia imperversa una polemica sul governatore uscente, il ciellino Roberto Formigoni e altri appartenenti al movimento fondato da don Luigi Giussani; noi vi propoponiano un’intervista fatta dal nostro Gianluca Zurlo qualche mese fa a Bruno Vergani, impiantata da diverso tempo nella nostra terra ed ex appartenente alla congregazione laicale di CL “Memores Domini”.

BrunoVergani, classe 1957, nato in provincia di Milano è quello che potremmo definire un intellettuale a tutto tondo: scrittore e regista. Il suo caso è salito alla ribalta delle cronache nazionali dopo aver rilasciato una intervista a Ferruccio Pinotti nel libro “La lobby di Dio” edito esattamente un anno fa da “Chiare Lettere” e, soprattutto, a seguito della messa in scena del suo testo teatrale autobiografico, “Memorie di un ex monaco”, nel quale racconta la sua esperienza in Comunione e Liberazione negli anni Settanta.

Incontro Vergani a Ostuni, in contrada Cervarolo, dove vive e gestisce un’erboristeria. Lo conoscono tutti! Per eliminare ogni tipo di formalità mi chiede subito di dargli del tu.

Bruno da dove nasce la piece “Memorie di un ex Monaco”?

Premetto cha ho sempre amato scrivere. Qualche anno fa il mio amico, il regista, Vincenzo Todesco, mi propose di portare in scena un’opera teatrale di Samuel Beckett: “L’ultimo nastro di Krapp”. In quell’opera il protagonista che ha  utilizzato come diario un vecchio registratore, in cui ha descritto tutte le sue giornate, i pensieri e i desideri, riascolta il nastro e si ritrova davanti il suo passato. Quell’opera mi ha permesso di contattare un’emozione interna e offrirla al personaggio e, allora, ho capito che sarebbe stato quello il momento di raccontare ciò che mi era successo eliminando quella sensazione di aver “buttato via il bambino con l’acqua sporca” e, scrivendo ”
Memorie di un ex Monaco”.

 

Cosa racconti nell’opera?

La mia esperienza, negli anni settanta, nei Memores Domini, un’ associazione laicale cattolica i cui membri vivono in case con consigli evangelici sulla povertà, castità perfetta e obbedienza sotto l’egida del movimento di Comunione e Liberazione. Ero arrivato lì con una forte domanda di senso sulla mia vita e, dopo qualche tempo mi sono ritrovato a vivere in un contesto di cieca  obbedienza  che spingeva ad agire seguendo il movimento nel Cristo incarnato. Una prospettiva degenerata nell’annullamento della volontà, nella propaganda politica in nome dell’anticomunismo e del materialismo laico. Il pensiero del singolo, in quel contesto, è cosa buona che sia in quiete, o sei lì o sei il nulla! A tal proposito è curioso ricordare l’approccio ontologico di Don Giussani esplicato nella frase, quasi agghiacciante, che si ascolta nell’incipit del messaggio di Giussani per il XXV Pellegrinaggio a Loreto: Quando ci si mette insieme, perché lo facciamo? Per strappare agli amici – e se fosse possibile a tutto il mondo – il nulla in cui ogni uomo si trova.” Il mio commento in risposta è un aneddoto: Ad Amsterdam avevo incontrato un vecchio misantropo che viveva su un battello con dodici gatti. Preferiva i gatti agli uomini perché, a suo dire, gli volevano bene e non parlavano male di lui alle spalle. Quand’era giovane aveva scarsa opinione degli uomini, poi invecchiando non gli è bastato più considerarli vermi e li ha giudicati nulla. Non era sano ma neppure pericoloso, non si era messo in testa di strappare l’umanità tutta dal nulla nel quale l’aveva relegata.

Dunque un racconto di quell’esperienza. Che è successo quando ne sei uscito?

Lo strappo è stato violento, non ho sentito più nessuno del movimento e per circa un decennio ho avuto un avvicinamento con le filosofie orientali salvo poi allontanarmene: le ritenevo artificiali, eccessivamente intellettuali. Per ora non ho avuto nessun riaccostamento con il cristianesimo istituzionale ma leggo periodicamente il vangelo; la figura di Cristo è affascinante e rivoluzionaria ma non so se è il figlio di Dio. Inoltre da un po’ di tempo ho avviato un percorso artistico e filosofico legato alla “Filosofia di strada” nel quale emerge un assunto fondamentale: il diritto di pensare appartiene a tutti. Con il mio grande amico, il filosofo Augusto Cavadi, organizzo qui da me, a Ostuni, degli incontri nei quali ognuno esprime il suo modo di vedere e Cavadi lo identifica nel pensiero dei grandi filosofi

Quando hai deciso di venire a vivere qui?

Un anno dopo l’uscita dai Memores insieme ai miei genitori ho letto una inserzione sul Corriere dell Sera: vendesi trullo a Ostuni. Pensavo che i trulli fossero solo ad Alberobello. Ho chiamato l’inserzionista che mi ha confermato la presenza di questo “cono” e sono venuto per seguirne la ristrutturazione, dopo mi hanno seguito anche i miei. Questa è una terra meravigliosa, piena di luce e con quel meraviglioso bianco della pietra.

Come ti trovi qui?

Benissimo! Ormai sono perfettamente integrato. Pensa che ho ricevuto la mia iniziazione, il mio “benvenuto al sud” in occasione di un funerale. In un incidente mortale, provocato da un giovane in moto, era stato investito un mio vicino che lavorava al mercato, ho passato parecchio tempo a pensare se fosse giusto andare alla camera ardente ma poi, mosso da una forza ignota, sono andato a trovarlo, l’accoglienza da parte della moglie è stata di un calore inaspettato, sembravo uno di famiglia.

La campagna per uno come te non rischia di andare stretta?

In effetti siamo un po’ isolati ma risolvo il problema con il mio Blog con il quale interagisco con il mondo e poi sono iscritto alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, in provincia di Arezzo, dove seguo spesso le lezioni.

Per concludere cosa consiglieresti ai giovani che sono alla ricerca di un senso della vita?

Guarda e’ fondamentale fuggire dal qualunquismo, pensare, attivarsi, agire. Se mio figlio dovesse farmi questa domanda gli suggerirei di rischiare in un percorso, anche seguendo un’associazione cattolica, piuttosto che l’omologazione e la stasi.


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