Verso il mare che tace. Quello che le donne non dicono: l’amore è il sapore del mondo

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Cultura


di Carmen Pasculli

Verso il mare che tace” di Giuseppe Goffredo è il terzo appuntamento con la poesia, dopo Azimuth, a Palazzo Ducale, presso la sala degli Uccelli. Ospiti e protagonisti le classi del liceo Tito Livio con i libri dell’autore alla mano.

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Il prof., nonché assessore alla cultura Antonio Scialpi, introduce parlando di Agape e Eros platonico. Si entra subito nel vivo dell’argomento, l’amore. Quello tra uomo e donna. È di questo, infatti, che parla il romanzo, senza alludere a nient’altro. Nessuna allegoria, nessuna metafora, solo l’amore tra Sisifo e Pavoncella. Il dramma, peraltro, di una donna che non sa a chi rivelarlo, come esemplifica bene il titolo del libro che avrebbe potuto chiamarsi, come afferma l’autore, semplicemente Sisifo e Pavoncella, due nomi abbastanza curiosi, bucolici, che rimandano quasi ad un’idea pura dell’amore.

Pavoncella impara a conoscersi attraverso l’amore per l’altro e ne ricava così l’insegnamento più grande. Al centro del romanzo, una prosa lirica, la storia di due amanti, ma ampio spazio è dato alla descrizione di scene erotiche sublimate dal linguaggio poetico. “Anche nel Cantico dei Cantici l’amore è carnale.” Perché l’amore è fisicità, passa per il corpo, che la società di massa ha demonizzato, strumentalizzato, ha reso oggetto. Si fa esperienza dell’amore attraverso la fisicità. “Noi siamo corpo”. Il corpo è in subbuglio quando capita di innamorarsi. “L’amore è un sentire, più che un sentimento,” che culmina nell’atto amoroso. Goffredo ridà dignità all’atto erotico, lo riscatta dalla “barbarie” degli ultimi anni e valorizza così facendo, l’amore. Sì, perché guai se l’uomo/ donna non s’innamorasse. Il corpo esibito, nudo è l’equivalente di un corpo nascosto sotto un burqa, iperprotetto. Sono due tabù. In entrambi i casi non ci si conosce. Conditio sine qua non (condizione senza la quale non) della conoscenza è dunque l’amore. E poi l’autore tiene a precisare che ci si innamora sempre, a qualsiasi età. Riscoprire il mistero dell’amore attraverso la storia paradigmatica di due personaggi è il messaggio del libro. Sisifo, rivela Goffredo, è un mito della modernità, è l’invito a resistere, a non cedere, incarna la pazienza, la forza. È l’immagine Cristo. In Sisifo Pavoncella si rispecchia, “Sisifo le regge lo specchio” .

L’amore è la chiave più profonda dell’esistere. L’ amore è il sapore del mondo. Nel libro ci sono elementi del paesaggio, che plasma la sensibilità di ognuno. La luce, massimamente presente nel libro, ci caratterizza, ci inonda. Anche per lui la vita è un viaggio, e il verbo errare richiama proprio questa condizione.
Di qui l’attenzione si sposta, dietro le domande e le curiosità degli astanti, al Mediterraneo, all’incontro delle culture che Goffredo ha da sempre promosso, favorito, ai temi della pace, della tolleranza che gli sono cari e per i quali è conosciuto.

Come si spiega questo cambiamento di rotta?

Non c’è incoerenza dice. È perfettamente in linea con quelli. L’amore è un atto di libertà. Bisogna essere liberi di amare. Se diventa costrizione o sfocia nella violenza, nel delitto non è più amore.

Impariamo ad amare, allora. Leggerezza e complessità sono gli attributi. L’amore è stato da sempre foriero di gioe e dolori, questa duplicità lo caratterizza. Poi riprende: “Noi che siamo nati in questo lembo di terra al confine con culture diverse, che non sono esclusive, abbiamo in noi l’accoglienza, l’idea del ritorno in patria. Siamo un popolo di emigranti”. Bisogna annullare le barriere etniche, geografiche per un dialogo proficuo e una convinvenza pacifica, sforzandosi, -e non è poi uno sforzo così grande- di trovare quello che ci accomuna. Infine dalla voce di Goffredo i versi mirabilmente declamati di “Amore e oblio” , “perché l’amore si canta, non si spiega” conclude l’autore.

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