Fabio Sgura: "Un medico coraggioso e ribelle", inchiesta camici sporchi

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Cronaca



“Un medico coraggioso e ribelle”. Viene dipinto così dal procuratore capo di Modena, Vito Zincani, Fabio Sgura, il 46enne medico cardiologo ostunese dalle cui testimonianze si è avviata la maxi inchiesta sui “camici sporchi” del reparto di Cardiologia del Policlinico di Modena che ha portato all’arresto di ben 9 medici della struttura ospedaliera, tra le più importanti del comparto sanitario italiano. Proprio il coraggio del dottor Sgura, quello del suo collega Rosario Rossi e la loro “ribellione” ad un sistema divenuto immorale e illegale ha portato gli inquirenti ad una lunga e capillare attività d’indagine durata oltre venti mesi. Un’azione investigativa messa a segno anche attraverso intercettazioni telefoniche che hanno poi permesso di scoprire una verità paragonabile solo ad una sceneggiatura di un film horror. Pazienti usati – questo almeno è emerso dai rapporti degli inquirenti – come vere e proprie cavie da laboratorio per sperimentazioni illegali praticate all’insaputa degli stessi pazienti che, loro malgrado, avrebbero dovuto sulla propria pelle testarne la validità allo scopo di far incassare migliaia di euro agli stessi medici coinvolti, a vario titolo, nell’indagine. Una pratica illecita dalla quale Sgura e Rossi hanno voluto immediatamente prendere le distanze avviando così una preziosa collaborazione con la magistratura modenese. Nella primavera scorsa la denuncia dell’Associazione “Amici del cuore” della quale Sgura è parte integrante. Una tappa fondamentale nel lungo percorso delle indagini che ha portato agli arresti e alla terribile verità.


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