Cultura e territorio per uscire dalla crisi. La lezione di Margherita Petranzan

Di CarmenPasculli

“Il paesaggio è tutto”. Inizia così la lectio magistralis di Margherita Petranzan, tenuta ieri pomeriggio in una Sala degli Uccelli strapiena di persone. Un incontro organizzato dal Comune di Martina Franca nell’ambito della rassegna “Se una sera di inverno…”.

Dopo la lezione sul paesaggio l’atmosfera si riscalda, si toccano temi come governance, questione No Tav, politiche, il tutto in un tempo record di un’ora  e mezza, scarsa, in un intenso scambio di opinioni.  Discorsi trasversali che s’intrecciano e s’intersecano in un unico punto: la crisi. Ma si va a parare anche sulla mancanza di fondi, sulle inadempienze del governo, e infine sulle responsabilità individuali. “Sì, perché noi abbiamo il potere di decidere, nello spazio dell’urna, di scegliere amministrazioni “virtuose””. Intorno alla virtus ruota il discorso di un buon governo. Di qui l’esortazione particolarmente sentita da parte della Pretranzan a fare bene il proprio lavoro, con professionalità e passione, che le sue parole trasmettono. “Se non si crede in quello che si fa non si va da  nessuna parte e infine, se non si è capaci, si faccia altro. Perché se no, i risultati sono solo disastri”.

Motivo centrale della lectio, che poi diventa nel corso dell’incontro spunto per argomenti correlati e urgenti, il paesaggio. Per paesaggio s’intende l’ambiente tout court, umano, naturale, urbanizzato, industriale. Bisogna adattarsi ai cambiamenti  senza trascurare l’estetica. Il paesaggio si carica di valenze estetiche, ma anche etico-politiche. Il paesaggio è condizione politica, rispecchia l’operato della politica in bene e in male, in una data epoca, è storia, ha connotati storici. Il futuro è nelle città, reti di relazioni e su questo aspetto insiste particolarmente. Teniamolo bene in mente, paesaggio è un bene comune che tutti possiamo rivendicare e va riformato nei limiti della conservazione del patrimonio.

Ma qual è l’importanza di salvaguardare e ampliare il paesaggio in linea con le tradizioni, senza alterarlo?

Il paesaggio è l’identità storico-culturale , etica di un popolo, di una civiltà. E la Petranzan richiama gli articoli della Costituzione che sanciscono il paesaggio come bene inalienabile. I comuni della Valle d’Itria – continua – hanno una struttura urbanistica unica al mondo.

Dunque il cerchio si restringe dall’Italia alla Valle d’Itria: le regioni sono isole, anzi la Puglia è un deserto, sotto il profilo amministrativo e della gestione del paesaggio. È così che riscuote gli applausi del pubblico che si vede concorde. Dalla lotta pluriennale tra Stato e regione, i comuni ne escono sconfitti, si indeboliscono.

Andrebbero potenziati i comuni, perché sono loro la chiave di volta, assegnandoli più autonomia, senza l’ostacolo delle regioni e una serie di leggi invalidanti che annullano quelle statali. Poi specifica, alle domande e alle argomentazioni che le vengono mosse dice  che la nostra non è solo una crisi economica ma anche di valori. Ed è proprio in tempi di crisi che va moltiplicato l’impegno e l’ardore. Non è l’anarchia, con un accenno polemico a Grillo, la risposta ma un dialogo e un lavoro costruttivo, sinergico tra le parti e le istituzioni, amministrazione e cittadini. L’architetto mette il luce la difficoltà di lavorare in un contesto siffatto, perché non si può aspettare tre anni per avere il lasciapassare per un progetto, per la costruzione di qualcosa. Poi l’accenno al “mostro” del Pergolo perché si faccia qualcosa. Al via i piani di riqualificazione urbana e i tavoli di concertazione tra amministrazioni virtuose  e i cittadini e tra vari comuni, ponendo insieme comuni affini per caratteristiche morfologiche, affinità territoriali, urbanistiche.

Senza queste operazioni ogni sforzo di riformare l’Italia negli Stati Uniti D’Europa sarà vano. E non si può parlare di paesaggio senza questi presupposti. Il sindaco riprende e conclude che la trattativa con i comuni della Valle d’Itria è iniziata a pochi mesi dall’insediamento dell’amministrazione, perché dice chiaramente – “è questa la linea che vogliamo perseguire in una prospettiva e un visione eurocentrica”.

Per vincere la crisi bisogna coalizzarsi e riscoprire la propria identità da trasmettere alle generazioni future, ai posteri. Facciamo come hanno fatto gli Stati Uniti D’America.

 

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