Cosa c'è di male nel fare un'intervista normale? Didi Tartari: "Qui a Martina ho iniziato una nuova vita"

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Cultura


In occasione del centesimo anniversario per l’indipendenza dell’Albania dall’Impero Ottomano, abbiamo deciso di incontrare la prima donna albanese arrivata a Martina Franca.

Il 28 novembre 1912, a Valona, l’Albania venne dichiarata indipendente dopo quasi 500 anni di dominio Ottomano. Diversi furono i governi che si succedettero nel tentativo di sviluppare uno stato laico, indipendente e democratico, fino ad arrivare nel secondo dopo querra. Dal 1946 al 1990, infatti, l’Albania divenne uno Stato comunista estremamente isolazionista, stalinista e anti-revisionista, si chiuse in se stessa e  anche con gli altri stati comunisti del Patto di Varsavia, dominato dall’Unione Sovietica, i rapporti non erano idilliaci. Il nuovo governo fu scelto tramite le elezioni democratiche tenutesi nel 1945, confermando vinictore il gruppo del Fronte Democratico, d’ispirazione comunista. Il nuovo capo dello stato divenne così Enver Hoxha, un comunista che era stato attivo nella guerra antifascista.

Didi Tartari, la donna che abbiamo intervistato, ha vissuto a pieno il regime comunista di Enver Hoxha e la sua storia è una storia incredibilmente normale, come quella di tante altre.

Vive a Martina dal 1992 con il marito e la figlia, è violinista e insegnante di musica. Invitata da alcuni amici martinesi, lasciò l’Albania con la famiglia, non tornandoci più. Può sembrare la storia di una famiglia italiana, una delle tante partite per cercare fortuna in Argentina, Belgio o in America…rincorrendo un sogno.

Gli è stata tributata la cittadinanza onoraria latianese. Didi Tartari è nata a Tirana (Albania) dove ha intrapreso gli studi di violino presso il conservatorio, diplomandosi brillantemente. Svolge un’ intensa attività concertistica sia da solista, sia in formazioni cameristiche in Francia, Portogallo, Italia, Iugoslavia, Grecia, Turchia, Svizzera, Cina. Docente presso il Conservatorio di Tirana e Primo Violino nell’ orchestra della Radio Televisione Albanese.

Lei non c’entra con la grande ondata del 92, è arrivata regolarmente in Italia e ci tiene a precisarlo.

Ho iniziato una nuova vita – ci dice –  sono stata fortunata. Non avevo l’esigenza di cambiare, in Albania con Enver Hoxka si viveva bene, senza lussi, si viveva una vita normale, sicura. Potevamo uscire a mezzanotte da sole senza paura“.

Ricorda con nostalgia i tempi della dittatura, “perchè tutto questo liberismo e tutto questo consumismo ha portato le nuove generazioni a non saper affrontare la vita“.

“Io sono nata in una famiglia normale, eravamo sei figli, ma sono cresciuta in collegio“, e si lascia sfuggire un sorriso al ricordo di un dolcetto mangiato, forse di nascosto, dopo averlo desiderato chissà per quanto, ” ma non soffrivo…anzi ero felicissima. Noi eravamo felicissimi di vivere in un paese comunista anzi ci chiedevamo come facessero a vivere gli altri paesi senza il comunismo“.

Ha iniziato a lavorare prestissimo, “avevo 16 anni – ci racconta –  studiavo almeno 6 ore al giorno…  andavo a scuola, pomeriggio lavoravo in un’orchestra e la sera studiavo e, non per vantarmi, ma ero una delle prime della classe…felicissima e non è che stavo bene economicamente, eravamo felici noi, felici per l’educazione che ci avevano dato. Mangiavamo, potevamo vestirci, lavoravamo tanto,  ma era un piacere farlo“.

Lei è convinta che i ragazzi di oggi, vittime del liberismo sfrenato e del consumismo, non siano capaci di fare scelte del genere e che per essere felici si accontentano di avere scarpe di marca e telefonino di ultima generazione. “Noi eravamo felici, tutti… e non solo io, perchè non conoscevamo questo lusso sfrenato”.

Ma il discorso ricade nuovamente su Enver Hoxha e proprio quando stavamo per farle l’ultima domanda lei afferma sospirando: “scusa ma a me la dittatura piace“… e noi che viviamo in un mondo liberalista e democratico non possiamo non ascoltare il suo punto di vista, anzi ci incuriosisce ancora di più. “La dittatura fa andare avanti uno stato, ma senza esagerare. Io vedo i ragazzi oggi, non gli manca niente… il liberalismo sfrenato ha portato in crisi questo mondoVerso la fine della sua dittatura e soprattutto dopo la morte (di Enver Hoxha ndr) l’Abania ha iniziato il suo declino. La chiusura era netta, non avevamo rapporti con altri stati e le cose sono cambiate. L’Albania da sola non riusciva più a soddisfare tutti i bisogni della popolazione ed è arrivata la povertà. La chiusura di una dittatura più feroce e più dura ha portato a questa condizione“.

Ma Enver Hoxha, inzialmente, era l’eroe che lottò contro il potere Nazi-fascista, il partigiano che lottava per la liberazione del suo popolo. Molti ebrei si nascondevano in Albania e proprio in Albania trovavano sicurezza e libertà.

Il popolo albanese,  da sempre dominato,  non era pronto ad affrontare la democrazia, e ce lo conferma anche Didi Tartari, “ogni stato dovrebbe trovare da solo il suo modello, la stessa democrazia conosciuta in Italia non la si può esportare in Africa“.

Lei a Martina è felice, e ce lo ripete più volte, si sente a casa ed è qui che la sua famiglia si è stabilizzata, ma con un piccolo neo, l’incapacità di unirsi in comunità della popolazione albanese residente a Martina. “Domani (oggi per chi legge) c’è il centenario dell’indipendenza dell’Albania… ci saranno festeggiamenti enormi, e noi siamo qui senza organizzazione. Mi fa male al cuore non avere una comunità, è difficile. A Lecce ne esiste una, ma lì il comune, anche se di destra, ha dato una grossa mano…qui a Martina non si sono mai interessati e ho visto cambiare tante amministrazioni“.

Io sto bene qui – conclude la signora Tartari –  lavoro e poi siamo così vicini all’Albania che ci vuole una sola notte di viaggio in traghetto per arrivarci…  e poi non c’è più bisogno del visto, i miei parenti vengono quando vogliono e noi andiamo quando vogliamo… ora non c’è più tutta questa distanza. Ma sento molta nostalgia per quegli anni… “.

Ci sorprende la sua posizione sul governo di Enver Hoxha e ci sorprende la sua storia, forse perchè ci aspettavamo una storia diversa, da raccontare con le lacrime agli occhi e anche con qualche pregiudizio. Facile era associare, per esempio, il suo arrivo nel 92 con i barconi stracolmi di gente, oppure pensare ad un suo arrivo clandestino, furtivo. Invece ci ritroviamo a raccontare una storia normale, di una famiglia normale che vive Martina come la viviamo noi, tutti i giorni!

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