Un anno di Martina News. Il punto della situazione

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Società


E’ passato un anno da quando il Tribunale ha ufficialmente saputo che iniziavano le pubblicazioni di questa testata e dei suoi allegati. Era il primo dicembre 2011 e a Martina Franca chi scrive sentiva un vuoto di informazione da dover colmare. Non tanto la qualità, che spesso per motivi difficili da comprendere da chi non è addetto ai lavori, viene sacrificata, ma proprio per gli strumenti utilizzati. Nell’era di Facebook, nella società informazionale, in cui è possibile sapere in tempo reale, senza filtri, quanto accade intorno a noi, dall’incredibilmente vicino all’imponderabilmente lontano. Non solo siti e social network, ma applicazione, software, strategie: ci sono servizi che in tempo reale forniscono le informazioni geografiche delle conversazioni online su determinati argomenti (vedi foto sull’argomento “primariecsx”).

L’informazione è cambiata grazie ai nuovi strumenti, diventando “sociale”, più democratica, immediatamente verificabile, ma contemporaneamente il modello di business su cui si fondava è venuto meno. O meglio, si sta lentamente sgretolando.

L’informazione si è sostenuta su un modello a tre gambe (o a due, dipende dagli autori): vendite, abbonamenti, pubblicità. La televisione ha messo in discussione questo modello, in particolare quella privata, internet l’ha raso al suolo. La maggior parte dei lettori non è più disposta a pagare per leggere, tanto da far diventare il bar il luogo di consumo privilegiato dei quotidiani locali.


A questo si aggiunge anche che la qualità dell’informazione quasi mai ha giustificato la spesa, se non per pochi esempi brillanti. Ovviamente ci sono i casi estremi che l’inchiesta sull’Ilva sta facendo venir fuori ma, avvisiamo i lettori, a rischio di inimicarci ancora di più i colleghi, l’informazione è spesso un potere forte piegato a un potere ancora più forte: tenendo nel precariato assoluto (da non confondere con la mancanza di contratto, ma proprio con la mancanza di remunarazione) il giornalista, soprattutto quello locale, il giornalismo non potrà che essere piegato al volere di chi, di volta in volta, decide di finanziare.

Se a questo aggiungiamo che il lettore medio, il cittadino, da un lato si lamenta della qualità dell’informazione e dall’altro non va a spendere un euro per leggere, allora abbiamo il paradosso bello che servito.

Il modello di business è la sfida fondamentale: Martina News è riuscita ad arrivare ad un anno di vita grazie al lavoro praticamente volontario di tutti i collaboratori, che hanno accettato una “missione” più che una “professione”, nella speranza che il lavoro divenga retribuito in maniera equa. Ecco Martina News: l’unione tra una visione, un progetto e tanta pazzia, tanta pazienza. Partire dal basso coinvolgendo quante più esperienze, più personalità, più professionalità fino a far diventare l’informazione un’esperienza gradevole, sicura, precisa.


Mica poco: ogni giorno difficoltà, ogni notte il pensiero fisso di non aver guadagnato abbastanza: la necessità di coniugare l’impegno professionale con le capacità di raccolta pubblicitaria (non abbiamo ancora trovato un modello di business sostenibile senza) e imparare a considerare la pubblicità come una cosa buona: anche noi investiamo in pubblicità, su canali diversi e con modalità diverse. E se si unisce la pubblicità a un prodotto di qualità, l’inserzione può divenire essa stessa informazione.

Resta, comunque, l’ansiosa ricerca di migliorarsi sempre più, di continuare a riempire quel vuoto che c’è tra i fatti e la notizia, tra la realtà e la narrazione di essa. Un lavoro certosino che non sarebbe stato possibile senza la collaborazione di tutti coloro che abbiamo citato nel video e di coloro di cui abbiamo colpevolmente dimenticato di inserire il nome, ma che sono colonne portanti di un progetto sempre in bilico:

Filippo (grazie, la tua passione per le nuvole ci rende il meteo una cosa meno magica ma più scientifica), Antonio (divoratore di libri), Maria Teresa (un passo dopo l’altro ci hai fatto amare ancora di più la Valle d’Itria) e Alessio (mitico, instancabile, esploratore delle nuove tecnologie, appassionato delle “impostazioni”).

Grazie, ancora, ai lettori, a te che leggi questo articolo e che contribuisci a questo progetto. A te dedichiamo quest’anno di lavoro.

 

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