Angela, il coraggio di dar voce agli "invisibili"

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Cultura, Società


Sono precaria, ogni anno cambio istituto e alunni, qualcun altro si gode i frutti della semina che io ho fatto. Ma non mi arrendo.” Una lettera, scritta in fretta e inviata via mail al giornalista de La Stampa, Massimo Gramellini, un’ora prima dell’inizio della puntata del lunedì di “Che tempo che fa“, condotta da Fabio Fazio, in cui è prevista la presenza del Ministro Profumo: “Mi chiamo Angela Muraglia, sono di Martina Franca, in Puglia, e vivo da cinque anni a Cuneo. Mi sono laureata in filosofia nel 2005, con il massimo dei voti(…)Cinque anni fa ho preso una decisione che avrebbe cambiato la mia vita. Ho deciso di trasferirmi a Cuneo e di iscrivermi nelle graduatorie d’istituto (per intenderci, quelle da cui chiamano per le supplenze) di venti scuole della provincia. Ho lavorato sempre, sin dal primo anno, mai nelle mie materie, ma sempre come insegnante di sostegno. La mia forza sono stati gli alunni che ho seguito negli anni.” Un grido di dolore. Un grido di protesta, di ribellione ma anche un atto d’amore assoluto verso una professione, quella dell’insegnante, condannata a svolgere, anzi, a vivere, da precaria.

Ogni giorno, come accadde ormai da anni, senza una certezza, lontana migliaia di chilometri da casa. Parole, così appassionate, così disperate eppure così piene di speranza, di amore verso il proprio lavoro: “Non possiamo permetterci di affezionarci agli alunni, ai colleghi, alla città, al quartiere, al divano-letto blu della mia casa fatta di una sola stanza, non possiamo permetterci di innamorarci perchè ci hanno tolto la progettualità, il futuro. Se questo significa essere conservatori e non essere disponibili al sacrificio come qualcuno ha detto, io non so più cosa altro posso sacrificare della mia vita, se non la speranza. Ma quella nessuno può toccarmela.

Il silenzio, poi, un grande applauso, lungo, sincero. “Avevo bisogno di sfogarmi. Ho scritto la mia lettera e l’ho inviata senza nemmeno rivederla e correggerla – ci dice al telefono Angela, seduta su quello stesso divano blu della sua stanza – Poi sono uscita di casa perchè mai avrei potuto immaginare che Gramellini potesse non solo aprire il mio messaggio ma addirittura leggere la mia lettera in diretta tv. Sono stati i tanti sms ricevuti dai miei amici a informarmi di quello che stava accadendo. Spero solo che questa attenzione mediatica possa contribuire in concreto a rivolgere più attenzione alla nostra categoria, per ribaltare quello che comunemente i più pensano degli insegnanti. Che sono una categoria privilegiata, che lavorano solo poche ore e godono di ferie e di tre mesi di vacanze pagate. E invece pochi sanno degli infiniti sacrifici che i precari come me sono costretti a fare ogni giorno, invisibili, in molti casi lontani dagli affetti, dalla propria città, dai propri cari. Lontani da casa. Eppure basterebbe una politica più attenta nei confronti della scuola pubblica per cominciare soltanto a cambiare le cose. Immettere in ruolo attingendo dalle graduatorie ad esaurimento senza privilegiare altri metodi di reclutamento come, ad esempio, questo nuovo concorso. Salvaguardare la scuola pubblica dalle invadenti e pericolose ingerenze del privato, Io non mollo. Non potrei farlo. E’ la mia vita e continuerà ad esserlo. Spero davvero di aver dato voce ai tantissimi colleghi e alle tantissime colleghe che condividono questa mia situazione ogni istante della propria vita.”

In bocca al lupo.


Di seguito la lettera:

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