"L'Italia è ingovernabile": ecco chi l'ha detto

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Cultura, Società



italianiamadrid.it

Mentre in tv la scaramuccia amorosa tra Santoro e Berlusconi teneva incollati otto milioni di spettatori, sui social network non si parlava d’altro. Berlusconi ha fatto il suo show, fomentato da domande non troppo taglienti da parte di Travaglio e Santoro.

La colpa della crisi e del fatto che Berlusconi non abbia potuto far nulla per risolverla è l’evidenza che l’Italia è un paese che non si può governare, a causa di un sistema democratico che non dà i poteri necessari al premier.

Senza entrare nel merito di un’affermazione che soffre di una forte influenza aziendalista e di una visione poco politica delle istituzioni, abbiamo raccolto, grazie a Maria Rosaria Chirulli, un elenco di citazioni in cui si dice che non è l’Italia a non essere governabile, bensì gli italiani. Alcune sono di un razzismo evidente, qualunquisticamente generaliste, ma in alcuni casi hanno un profondo radicamento. Se sostituissimo la parola Italia con Martina Franca e italiani con martinesi, varrebbero comunque. Eccole.

Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!

(Dante, Divina Commedia)

In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio.

(G. Prezzolini)

Gli italiani sono senza carattere, è il grido di scrittori e politici tra Sette e Ottocento […]. Infiacchiti dalla lunga servitù politica, disavvezzi all’uso delle armi, esiliati nel sonno rissoso dei borghi, nel policentrismo velleitario delle città, gli italiani vanno risvegliati alla coscienza della patria comune, al ricordo dell’antica grandezza.

(G. Bollati, L’Italiano)

Il lavoro italiano, il contadino e l’operaio, dovevano e devono sostenere il carico enorme di una folla di parassiti, industria parastatale, burocrazia, alti gradi dell’esercito.

(C. Alvaro, L’italia rinunzia?)

[In Italia] l’accesso alle persone, i contatti, le entrature valgono più delle capacità e delle regole.

(Penati)

Leopardi l’aveva capito benissimo che cos’è davvero un italiano […] è un essere molto socievole ma nient’affatto sociale.

(S. Vassalli)

Ho talvolta l’impressione che convivano due Italie, una rispettosa dei princìpi morali cui si ispitrano i paesi più progrediti dell’Occidente, l’altra di tipo balcanico, disordinata, sciatta, priva di scrupoli, affaristica e intrallazzata.

(P. Ottone, Le regole del gioco)

L’Italia è l’antica terra del Dubbio. […] Il dubbio è un gran scappafatica; lo direi quasi il vero padre del dolce far niente italiano.

(M. d’Azeglio, I miei ricordi)

Il bizantinismo della politica italiana è favorito anche dalla spasmodica attenzione che noi giornalisti dedichiamo a ogni alito che soffi dal palazzo […]. La politica italiana ruota spesso intorno al nulla. E anche il nulla, a volte, diventa una notizia.

(F. Adornato)

“L’Italia è fatta, ora facciamo gli affari nostri”.

(F. De Roberto, I Vicerè)

In Italia c’è un cinismo che fa paura, altro che storie.

(G. De Rienzo)

Ognuno di noi, con la complicità di un sistema istituzionale in gran parte sbagliato, tende a soddisfare il proprio “particulare”, salvo poi indignarsi quando vede l’effetto della sommatoria di tutti gli egoismi individuali.

( G. Miglio)

Mi dicono pignolo, come in Italia chiamano chiunque faccia il proprio dovere.

(P. Jahier)

Che faceva l’Italia innanzi a quel colossale movimento di cose e d’idee? L’Italia creava l’Arcadia.

(F. De Sanctis, Storia della letteratura italiana)

In Italia prevalse la rettorica, la cui prima regola è l’orrore del particolare e la vaga generalità.

(F. De Sanctis, Storia della letteratura italiana)

In Italia non ci si deve mai dimettere da nulla. Ne sono pronti, sempre, altri sette.

(M. Costanzo)

Lei ha semplicemente scoperto una delle eterne regole italiane: nel settore pubblico tutto è difficile; la buona volontà è sgradita; la correttezza sospetta.

(I. Montanelli)

Capovolgi il tuo metodo di lavoro, considerando che a Mosca nessuno sa cosa succede, ma tutti lo capiscono. A Roma tutti sanno cosa succede, ma non lo capisce nessuno. Non cercare di capirlo tu, e tanto meno di spiegarlo ai tuoi lettori.

(L. Barzini jr a un corrispondente americano)

Gli italiani generosissimi in tutto non sono generosi quando si tratta di pensare.

Una difficilissima elaborazione e costruzione morale fatta di incredibili sforzi e autoinibizioni individuali e puri e leganti entusiasmi, darà una più perfetta socialità di quella in cui siamo oggi immersi… Una lentissima costruzione morale, una grande cultura, una chiara visione di infiniti problemi tecnici, sociali, igienici, economici, morali, fisiologici, ecc., una calda passione per l’ordine e per il benessere generale e soprattutto una volontà tenace ed eroica potrà avviarci ad una migliore socialità. Le parole non bastano e sdraiarsi nel comodo letto della vanità ciarliera è come farsi smidollare da una cupa e sonnolenta meretrice. Le “parole” sono ancelle d’una Circe bagasciona, e tramutano in bestia chi si lascia affascinare dal loro tintinnìo.

(C.E.Gadda, Meditazione milanese)

Gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; […] pensano a riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro.

(M. d’Azeglio, I miei ricordi)

Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti.

(I. Calvino, Il Barone rampante)

Il nostro – diceva Flaiano – è un Paese di giocatori del totocalcio.

(E. Biagi)

La condizione di italiano espatriato attiva il complesso dell’orfano sannita, un che di sventurato e diffidente, di irto e rusticamente astuto.

(G. Manganelli)

In questa terra dove abbonda ogni genere di bellezza, l’italiano si muove perfettamente a suo agio. Scuro di capelli, nero di occhi, gesticolante, svelto e passionale, egli è tutto movimento e fantasia.

[…] Gli italiani sono cortesi e gentili, sempre desiderosi di rendere un servizio: anche voi dovreste essere cordiali con loro e pronti a fare amicizia.

(Italia, Guida Michelin)

È gente impazzita d’automobilismo che usa le strade con inciviltà spaventosa.

(G. Ceronetti, Un viaggio in Italia)

Uscire dalla città, a piedi, è faticosissimo. T’investe la lava bollente del brutto, del rumore, strade sopra strade, tremendi ponti di ferro, treni, camion, Tir, corsie con sbarramenti, impraticabili autostrade, un vero teatro di guerra.

(G. Ceronetti, Un viaggio in Italia)

Senza conservatori e senza rivoluzionari, l’Italia è diventata la patria naturale del costume demagogico.

(P. Gobetti, La rivoluzione liberale)

L’Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l’intelligenza, come un vivido sangue. È un’intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d’un ingannevole, e forse insensato, conforto.

(N. Ginzburg, Le piccole virtù)

Gl’italiani non hanno costumi; essi hanno delle usanze.

(G. Leopardi, Zibaldone)

La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta. Ho famiglia.

(L. Longanesi, Parliamo dell’elefante)

Distratta, indolente, prudente, la nostra borghesia ama i suoi figli viziati e ribelli.

(L. Longanesi, In piedi e seduti)

La legge in Italia, è come l’onore delle puttane.

(C. Malaparte, Il battibecco)

Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e credimi che qualche volta c’è proprio bisogno di una tenace volontà per resistere alle sue seduzioni, e restare al lavoro. Ma queste seduzioni sono fomite, eccitamento continuo al lavoro, sono l’aria respirabile perché viva la mente; ed il cuore, lungi dal farci torto non serve spesso che a rinvigorirla. Provasi davvero la febbre di fare; in mezzo a cotesta folla briosa, seducente, bella, che ti si aggira attorno, provi il bisogno d’isolarti, assai meglio di come se tu fossi in una solitaria campagna. E la solitudine ti è popolata da tutte le larve affascinanti che ti hanno sorriso per le vie e che son diventate patrimonio della tua mente.

(G. Verga, lettera a L. Capuana del 5 aprile 1873)

[…] nefasto prevalere arrogante dei diritti sui doveri.

(G. Pampaloni, Fedele alle amicizie)

L’Italia del Settentrione è fatta. Non vi sono più lombardi, né piemontesi, né toscani, né romagnoli, noi siamo tutti italiani. Ma vi sono ancora i napoletani […] V’è molta corruzione nel loro Paese. Non è colpa loro, povera gente. Sono stati così mal governati […] Non si pensi di cambiare i napoletani con l’ingiuriarli […] ma non dobbiamo lasciargliene passare una […] io li governerò con la libertà e mostrerò che cosa possono fare di quel bel paese.

(C. Benso conte di Cavour)

Mangiar bene, comprar qualcosa, mostrarsi molto ed eccitarsi un po’: potrebbe essere il motto nazionale.

(B. Severgnini)

Un programma […] che dia una risposta al grande problema che l’Italia ha di fronte, quello di riavviare un processo di crescita che ci tiri fuori dal preoccupante ristagno in cui indugiamo da parecchia anni, ma senza compromettere le sorti dei più deboli; un messaggio che infonda al Paese ottimismo, sicurezza e fiducia, ma soprattutto dosi massicce di serietà, senso del dovere, gusto del lavoro ben fatto, onore al merito.

(M. Salvati)

Con lodevoli eccezioni, le strutture regionali sono precarie, mal gestite, dominate dal clientelismo. Il merito, i concorsi, le promozioni sulla base di valutazioni comparative ed aperte, la misurazione dell’efficienza, l’attenzione per i bisogni dell’utenza, sono sconosciuti nella maggior parte delle Regioni.

(S. Cassese)

Perché in Italia l’impiego pubblico è un intreccio di diritti acquisiti che nessuno riesce (e per la verità nessuno si propone) di ridimensionare? Perché in Italia gli ordini professionali sono una roccaforte di privilegi corporativi che né la destra né la sinistra hanno mai provato a smantellare? E perché nel nostro Paese quasi tutti coloro che non esercitano un lavoro manuale -dai commercianti ai tassisti – possono agevolmente proteggersi dietro un sistema di licenze, di concessioni e permessi, utili solo a far pagare più cari ai consumatori beni e servizi? In altre parole: perché gli interessi costituiti (tra i quali, dimenticavo, ci sono anche a uno dei primissimi posti le cosiddette pensioni di anzianità) da noi sono sempre vincenti?

La risposta è scontata: perché essi ricevono una tutela costante da parte di tutti gli schieramenti politici e a tutti i livelli, dal più piccolo Comune fino allo Stato centrale. Nessun partito, infatti, è così sciocco da volersi alienare l’appoggio elettorale dei gruppi sociali che stanno dietro quegli interessi e, dunque, che esso sia al governo o all’opposizione, cerca di non inimicarseli.

(E. Galli della Loggia, CdS 24-08-2004)

Per me i partiti sono come i taxi: li utilizzo, pago il dovuto, e scendo.

(E. Mattei)

[Il nostro è] un popolo di santi, poeti, navigatori, nipoti e cognati.

(E. Flaiano)

Qui si dice che sono stato fascista, monarchico, socialista, azionista, comunista, demitiano… Ed il bello è che è tutto vero.

(E. Scalfari)

Ci sono paesi dove il progresso ha cambiato solo i consumi non la mentalità.

(V. Consolo)

Dato che dobbiamo costruire il Paese, costruiamo repertori, enciclopedie, dizionari.

(A. Gramsci)

Almeno la smettessimo d’ammirare, in Italia, i disonesti e gli immorali: sarebbe già un passo avanti.

(M. Viroli, docente di politica a Princeton)

“Adda passà ‘a nuttata”.

(E. De Filippo, Napoli milionaria)

In Italia farsi largo sulla base del talento è diventata un’impresa da alpinisti. Sulla competenza trionfa per lo più l’appartenenza, la tessera di partito, la spintarella di cricche e camarille. Sarà per questo che 9 italiani su 10 pensano che per trovar lavoro serva la raccomandazione giusta (sondaggio Swg diffuso il 26 novembre).

(M. Ainis, “La Stampa”, 28.11.07)

Governare gli italiani non è difficile, è inutile.

(B. Mussolini)

In realtà questo Paese è invece il più governabile che esista al mondo: le sue capacità di adattamento e di assuefazione, di pazienza e persino di rassegnazione sono inesauribili. Basta viaggiare in treno o in aereo, entrare in un ospedale, in un qualsiasi ufficio pubblico, avere insomma bisogno di qualcosa che abbia a che fare con il governo dello Stato, con la sua amministrazione, per accorgersi fino a che punto del peggio sia governabile questo Paese, e quanto invece siano ingovernabili coloro che nei governi lo reggono: ingovernabili e ingovernati non dico soltanto nel senso dell’efficienza; intendo soprattutto nel senso di un’idea del governare, di una vita morale del governare.

(L. Sciascia, intervento parlamentare del 5 agosto 1979)

L’italiano chi è? È quello rappresentato da Alberto Sordi: oltre alla sua macchina e alla sua famiglia, non va.

(G. Bassani, Italia da salvare)

Ci sono tutte le piccole, infinite, innumerevoli città-stato delle quali si compone l’Italia; e quindi è un Paese unico al mondo, di una bellezza e di una molteplicità e varietà incredibile.

[…] l’Italia è il paese che ha consentito al mondo, che era antico, di diventare moderno. L’Italia è il paese dove è accaduto il Rinascimento, cioè il ripensamento critico del mondo antico; quindi attraverso una operazione di questo tipo, il mondo che era antico è diventato moderno.

(G. Bassani, Italia da salvare)

Il buonismo non è apertura al diverso ma indulgenza verso il prepotente.

(L. Ricolfi, “La Stampa” 11.05.2008)

Conosci la terra dei limoni in fiore, dove le arance d’oro splendono tra le foglie scure, dal cielo azzurro spira un mite vento, quieto sta il mirto e l’alloro è eccelso, la conosci forse? Laggiù, laggiù io andare vorrei con te, o amato mio.

(W. Goethe)

Il linguaggio astruso è uno strumento di potere per mantenere il cittadino in stato di inferiorità.

(F. Bassanini)

L’Italia non ha mai avuto una borghesia moderna, che si ponesse come guida e modello di vita e di democrazia. Una classe che fosse maestra di gusto, e insieme attenta all’amministrazione e alla cultura, alla conversazione e all’educazione dei figli.

(G. Bollati)

[…] uno degli antichi vizi della classe dirigente italiana: quello di affrontare i problemi uno alla volta, senza chiedersi quali siano gli effetti di certe misure nello spazio e nel tempo.

[…] L’approccio più serio sarebbe quello di consultare le statistiche relative a quel particolare tipo di accadimento, confrontarle con quelle degli altri Paesi, esaminare le soluzioni escogitate altrove e i risultati conseguiti, prima di adottare qualunque provvedimento. Invece noi mettiamo subito in cantiere una legge senza interrogarci sulle possibili ripercussioni.

(R. Illy, Così perdiamo il Nord)

Come spesso in Italia, l’importante è “ottemperare agli obblighi di legge”, non ottenere un risultato concreto.

[…] dirigenti che fanno il loro lavoro in modo burocratico, legalista, poco fantasioso, più attaccati al rispetto dei regolamenti che ai bisogni delle persone.

(A. Agnoli, Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà)

La società sembrava malata di un cancro che le impedisse di rinnovarsi. Nei torbidi sociali, nella violenza di piazza e nell’arretratezza, avvizziva e moriva. Le costruzioni pubbliche erano uno dei simboli di quello spegnimento e di quell’abbandono. Cadenti e vetuste annerivano nelle piazze. Caserme e tribunali, scuole e ospedali si sgretolavano come il potere che rappresentavano. Tutto quel che era pubblico imputridiva e gli unici segni di grandezza e prosperità rimasti erano quelli indegni del Ventennio. Dilagavano invece il sotterfugio, il provvisorio, la ricchezza sconcia e volgare, l’accaparramento, il secondo mestiere, la prosperità costruita sulla pensione di invalidità di un parente scomparso, le liquidazioni milionarie, il traffico delle licenze commerciali.

(D. Marani, Il compagno di scuola)

Gli italiani sono in Europa il popolo più fedele alla Chiesa e più dedito alle pratiche religiose: ma sono anche il popolo che osserva meno degli altri i doveri e le virtù cristiani. Grazie all’educazione che hanno ricevuto dalla Chiesa, gli italiani sono diventati maestri nell’arte di mettere a tacere la voce della coscienza e di coprire con una superficiale devozione la mancanza di vero senso morale: tutti hanno imparato non a ubbidire alla coscienza, ma ad ingannarla, e tutti sono maestri nell’arte di assecondare le passioni con le indulgenze, le riserve mentali, il proposito di una penitenza e la speranza dell’imminente assoluzione. Il grande fervore religioso degli italiani, in definitiva, non è affatto uno stimolo alla probità; anzi, è bene non fidarsi soprattutto dei più devoti.

(J.C.L. Simonde de Sismondi, Histoire des républiques italiennes du Moyen Age, 1826)

Se in tanti secoli un governo italiano degno del nome non c’è stato, vuol dire che gl’Italiani sono individui straordinari (come dimostrano le arti e il pensiero) ma che l’Italia non esiste. È una brutta invenzione, perché è una illusione. L’Italia è balcanica, è levantina. Per pranzare, andare a letto insieme, far un viaggio nulla di meglio dell’Italiano; ma come compagno di società, come concittadino, meglio gli Zulù.

(G. Prezzolini, lettera ad A. Soffici)

Di gente che vuole agire, di gente dotata, per una tradizione passata quasi nel sangue, delle qualità che occorrono per riescire, il nostro Paese ne ha in abbondanza. Dove difetta, è nel resto: la coltura, la vera intelligenza (da non confondersi con la furberia), la conoscenza degli altri Paesi e della vastità del mondo e dei suoi problemi, la educazione intellettuale e morale, il senso profondo e largo dell’umanità. È un Paese di possibilità rozze, di possibilità chiuse, di fioriture senza frutto utile, che ha soprattutto bisogno di innesti, di potature, insomma di educazione.

(G. Prezzolini, articolo comparso su “Rivoluzione liberale” il 21 settembre 1922)

Gli italiani non vogliono un dittatore: attendono un impresario.

(L. Longanesi)

La vita della politica attiva, alla quale il momento tragico ci chiamerebbe, ci costringerebbe per forza all’abbandono di tutte quelle cautele dello spirito, di quelle abitudini di pulizia ed elevazione, di quelle regole di onestà intellettuale, che la generale grossolanità, violenza e mala fede rendono più che mai necessario mantenere[…].

Da questo lato fascisti e comunisti, liberali e socialisti, popolari e democratici, appartengono ad un solo massimo comune denominatore, quello della media italianità attuale. I loro gesti e le loro gesta, le loro idee e le loro complicità, i loro silenzi e le loro grida, i loro programmi aperti e quelli taciti, i loro sistemi di lotta, non variano molto; e quello che gli uni fanno, gli altri magari lo rimproverano, ma lo farebbero se ne avessero la possibilità e segretamente lo invidiano e se lo propongono per un’altra volta.

(G. Prezzolini)

È vero che Firpo accomuna […] l’Italia agli altri grandi paesi europei, non tenendo conto (rimando ancora, passim e ossessivamente, agli Scritti corsari) che gli altri grandi paesi europei erano giunti all’acculturazione consumistica di massa, preparati da altre tre grandi precedenti acculturazioni: quella statale monarchica, quella della rivoluzione borghese e quella della prima rivoluzione industriale. Ciò che fa dell’Italia un caso a sé (a cui si assimileranno forse i paesi oggi ancora sottosviluppati).

(P.P. Pasolini, Lettere luterane)

In Italia la predisposizione mentale e psicologica al privilegio è fortissima, direi quasi inestirpabile, e prende le forme più diverse. Tutti sono sempre a caccia di privilegi, individuali e collettivi.

(E. Galli della Loggia, Pensare l’Italia)


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