Festival di Sanremo. Rubino – Maggio. Bianco – Nero.

renzo-rubino-a-sanremo-2013È una questione di qualità o una formalità?

Io non vedevo la città così infervorata da quando il Martina calcio nel 2003 venne escluso dal ripescaggio per la serie B.  quella volta vinse  la fiorentina. Ieri ha vinto  San Pietro Vernotico , vale a dire Antonio Maggio. A noi, oggi come quella volta,  resta l’amaro in bocca e  il premio della critica.  Si poteva fare di più?

Forse no.

Eppure tutti erano in piazza a tifare per il nostro concittadino davanti a un maxi schermo  e nel 2003 per la società sportiva.

La B vogliamo la B!

E  ancora, Renzo Rubino al primo posto! E giù  a mandare sms come se piovesse  dal costo di 1 euro e 1 centesimo che, per l’amor di Dio e di tutta la sua compagnia, a me per la legge del 50 e 50, mi sembrano un po’ tanti. Una scommessa, perché di questo si tratta. Puntare 1 euro  affinché la tua squadra del cuore vinca. Come nel calcio. Puntata massima 5 euro e 5 centesimi.

Non c’è nulla da fare il Festival di Sanremo è diventato una partita di calcio, con regole ben precise, ma con un’unica differenza dallo sport più famoso del mondo,  a volte, ma soltanto a volte, il risultato non conta,  conta il piazzamento finale in classifica.  Finalmente la reductio ad unum, pardon, ad pallam. Perché in effetti a Sanremo il pareggio non esiste (Pelè aveva ragione quella volta!) o vinci o perdi. O si fischietta il motivetto oppure sei fuori dal giro. Dal giro di quelli che contano, pardon, cantano. A puntare sul “cavallo bianco” Murgese lanciato in folle corsa “a briglie sciolte” si è stati in tanti (30%) ma non è bastato. Perché il mito ci ha insegnato che l’auriga pugliese è trainata da due cavalli il bianco (Renzo Rubino)  e il nero (Antonio Maggio), il primo corrisponde alle passioni allo spirito, il secondo corrisponde alla praticità, al mondo delle cose così come sono. Ma questi due cavalli sono tenuti e indirizzati con le briglie dalla ragione (la Giuria tecnica). Il suo compito, continua il mito, è quello di tenere a bada il cavallo nero e di spronare quello bianco affinché conduca l’anima verso l’Iperuranio.

Stavolta la ragione ha lasciato prendere il sopravvento al cavallo nero. Le conclusioni tiratele da soli.

Renzo Rubino  per noi resta “uno di quelli bravi” al di la della sua origine geografica, speriamo davvero che si faccia le ossa su quel pianoforte e che vada sempre avanti,  ma è giusto affidare il proprio destino a una scommessa di altri?

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