Ostuni: La Cina è vicina

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Cultura, Società


La Cina è vicina: un gruppo di psicoterapeuti cinesi è in questi giorni in visita di studio nel territorio pugliese per un progetto condotto in collaborazione tra “Solidarietà e servizio”, l’associazione italiana “Amici di Raoul Folleraeu” (AIFO) e l’Istituto di Salute Mentale dell’Università di Pechino.

La delegazione è giunta in Ostuni lunedì scorso ed è stata accolta con una cena di benvenuto dal gruppo ostunese dell’AIFO, il cui fondatore, Franco Colizzi, anch’egli psicoterapeuta,  è stato per sei anni presidente nazionale dell’associazione.  “Il nostro sistema sanitario- ha detto Colizzi- rappresenta un punto di riferimento a livello internazionale, almeno come impianto; poi, come è noto,  vi sono varie difficoltà e problemi di attuazione dei princìpi, ed il confronto con il resto del mondo è vitale ed indispensabile”.

I professionisti cinesi hanno visitato il Centro di salute mentale di Brindisi, il servizio psichiatrico di diagnosi e cura di San Pietro Vernotico, i laboratori riabilitativi di “Città solidale” a Latiano, con le associazioni di tutela della salute mentale “180 amici” e “Gulliver 180”, i laboratori riabilitativi del CRAP “San Vincenzo” di San Michele Salentino; domani, 22, saranno alla clinica psichiatrica dell’Università di Bari dove prenderanno parte al seminario “Dal manicomio alla salute mentale di comunità: una storia italiana”, poi visiteranno il Centro di Ippoterapia e il Centro Diurno di Carovigno, quindi, alle 19, incontreranno il Sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella, prima della festa di arrivederci e della partenza per Trieste, seconda tappa formativa del progetto “Community Based Psychiatry: promoting the integration of mental health care into primary health services in three Districts of China-2011-2014”.

“E’ la prima volta che siamo in Italia, dopo aver appreso sul campo il modello di cura del sistema australiano- dice Ma Ning, una dei componenti del gruppo cinese- noi abbiamo sperimentato con successo un modello nel quale i pazienti aiutano gli altri pazienti, chi sta meglio o è guarito si prende cura di chi è nella stessa situazione ed ha ancora difficoltà; anche noi dobbiamo introdurre il concetto di riabilitazione su base comunitaria, superando gli ospedali psichiatrici e riavviando gli ex pazienti ad una vita il più possibile normale”. “Lo sviluppo economico ed il periodo di crisi- continua la dottoressa Ma Ning, hanno mutato da noi il tipo di società, esponendo intere fasce di popolazione al rischio di sviluppare patologie di tipo ansioso o depressivo; è quindi fondamentale, come sempre accade in psichiatria, che chi ha bisogno di aiuto lo ammetta e si rivolga ad una struttura specializzata, che può offrirgli un valido sostegno”.

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