Se una sera di inverno con Remo Bodei: "Memoria ed Oblio. Una partita a scacchi"

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Cultura


MARTINA FRANCA – Continuano gli appuntamenti del programma “Se una sera di inverno…“, dopo gli incontri con l’architetto e docente del Politecnico di Milano, Margherita Petranzan, e con il sociologo Aldo Bonomi, direttore del centro Aester di Milano, a Martina arriva il professore Remo Bodei,  filosofo, docente dell’Università di Los Angeles, Emerito all’Università di Pisa, Coordinatore scientifico del Festival di Filosofia Moderna, che terrà una lectio magistralis dal titolo “Memoria ed Oblio. Una partita a scacchi”.

Abbiamo parlato di memoria durante la ricorrenza del 27 gennaio affermando che più che una serie di dati raccolti ordinatamente, la memoria è una confezione di impressioni altrimenti vaghe, disperse e acconciate, in cui quel che si tralascia, si elimina e si taglia inevitabilmente è molto più di quel che rimane. Questo concetto è ripreso in qualche modo da Marcel Proust e dalla sua ricerca del tempo perduto, significativamente, andare alla ricerca di quello che si è perduto o che si crede perduto.

Quando nulla rimane, quando gli esseri sono morti, sulla rovina di tutto si crea “l’immenso edificio del ricordo”. In realtà, “l’edificio del ricordo” non si crea; nasce e in maniera spontanea, dopo una lunga partita di scacchi.

La memoria che deve distinguersi dalla storia, o meglio, la storia della memoria deve distinguersi dalla prospettiva storica, la prima elabora giudizi in forma emica, basati su criteri di valore e di efficacia, in pratica ricostruisce i ricordi, o meglio “gli sguardi che epoche successive rivolgono retrospettivamente al passato“, mentre la seconda propone un punto di vista esterno secondo il quale prevale la documentazione storica. Quindi, per ricostruire la memoria, abbiamo bisogno solo, e forse risulta più facile per i comuni mortali,  giocare a scacchi con l’oblio.

Ricordiamo e dimentichiamo ogni giorno, perdendo spesso la partita con l’oblio e anche quando vinciamo, in ogni caso, la memoria viene influenzata da ciò che la comunità ritiene importante di volta in volta, nei contesti in cui si vive, attribuendo significati ad azioni e avvenimenti partendo dalle necessità, dai bisogni, dalle prospettive del loro tempo. Come una pellicola cinematografica che srotoliamo per trovare ed individuare fotogrammi rovinati, da ripristinare.

A volte qualche fotogramma viene tolto, censurato, anche involontariamente, perchè portati ad eliminare ciò che fa soffrire, come afferma Remo Bodei: “In generale si dimentica ciò che non si ha desiderio di ricordare, nel senso che gli eventi traumatici, che hanno modificato la storia di un popolo o di un gruppo vengono rimossi. Ciò può accadere per motivi di opportunismo, nel senso che molti cambiano casacca, per così dire, ma fenomeni collettivi di tali dimensioni non si possono spiegare in termini moralistici. I cambiamenti avvengono perché la memoria collettiva non è qualche cosa che funziona automaticamente. Cioè la memoria collettiva è come una locomotiva che ha bisogno di essere alimentata continuamente, con il carbone“. Questo è il senso di feste come il 25 aprile, diventano carbone da bruciare nella locomotiva.

Pierre Nora definiva la memoria collettiva come “il ricordo, o l’insieme dei ricordi, di un’esperienza vissuta o mitizzata da una collettività della cui identità fa parte integrante il sentimento del passato”, questa fu la base per l’egittologo e antropologo Jan Assmann per la creazione del concetto di “memoria culturale“.

Venerdì 15 marzo, nella sala degli Uccelli di Martina Franca, si parlerà di questo e di tanto altro con uno dei maggiori esponenti della filosofia sul territorio nazionale, Remo Bodei.

L’iniziativa sarà coordinata dall’assessore alle Attività Culturali, Antonio Scialpi.

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