Don Filippo Magli. "L’uomo tra Natura e Grazia"

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Cultura


don angelo panzettaUna serata a Palazzo Ducale, per ricordare Don Filippo Magli, filosofo e teologo martinese, vissuto nella seconda metà del Settecento, morto all’età di 55 anni, in occasione della pubblicazione del libro, di don Angelo Panzetta, “L’uomo, tra natura e Grazia”. Sono intervenuti Don Franco Semeraro, Mario Castellana e naturalmente l’autore.

Un incontro molto articolato che offre il destro per parlare e celebrare un secolo magnifico segnato dall’arte, dalle novità del pensiero giuridico e filosofico, un fermento culturale, che interessò  Martina, e più in generale il Regno di Napoli, e di cui il teologo rappresenta la punta dell’iceberg, la punta di diamante.

Quest’anno ricorrono gli anniversari, ricorda Scialpi, della morte di due figure importanti, Domenico Carella, originario di Francavilla, che affrescò le cosiddette “sale nobili” del Palazzo Ducale, nel 1776 su commissione di Francesco III Caracciolo, e Giuseppe Aprile, musicista martinese di alto profilo.

Non vogliamo riproporre questi modelli alti” – dice l’Assessore Antonio Scialpi – “per passatismo,né per imitare o copiare, ma per indicare una direzione al presente, per capire da dove veniamo e dove stiamo andando, per ricordare momenti alti della nostra cultura“.  Una passaggio che ammicca anche alla toponomastica, strade che non riportano nomi di personaggi che hanno fatto la storia e andrebbero invece ricordati.

Don Franco Semeraro, dopo l’intervento iniziale di Scialpi, inquadra Don Filippo Magli negli anni dell’indulto, ci informa  dell’attività di un parroco di provincia, poco pastorale, ma quasi esclusivamente dottrinale. Nei documenti ufficiali non si parla di cura delle anime, ma della gestione del capitolo e delle riedificazione della Collegiata. Tuttavia Don Filippo Magli, di cui non abbiamo immagini che lo raffigurano, fu un uomo profetico, dal fare particolare, che entrò nell’intellighenzia del tempo e soprattutto parlò la lingua dei giovani.

Comunque Don Filippo Magli non può prescindere dal suo contesto, né dalle esperienze illuministiche  di Locke, Cartesio e Malebranche, con i quali si confrontò. Entrò in contatto col pensiero del Vico, senza tuttavia un’adesione totale e acritica. Va, dunque, reinserito con dignità nell’Illuminismo napoletano, sottolinea il docente di Teologia.

L’opera più matura dell’autore martinese è sicuramente “Dissertazione sulla legge della natura”, testo scoperto, reperito quasi per caso, da Don Angelo Panzetta nella Biblioteca diocesana, ai tempi del Vescovo Benigno Papa, quando era suo segretario e divenuto poi oggetto della sua ricerca. Una dissertazione, appunto, sul tema della Grazia unito a quello del diritto naturale, “della loro stretta correlazione, sorprendentemente moderna dal punto di vista degli assunti teologici” –  come ha fatto notare Don Angelo, sottolineando l’originalità del suo pensiero, in un periodo in cui la metafisica era assente. “Magli tenta qualcosa di forte, prova a conciliare il pensiero cartesiano con le novità della concezione illumistica dell’uomo,  applica la metafisica alle scienze umane,  e polemizza con Vico che pretendeva di applicare la matematica allo studio delle scienze umane, che furono il prodotto della cultura illuministica“.

Fu il primo a trattare e riprendere, dopo San Tommaso, il tema della Grazia che era stato abbandonato dalla  Morale, (ridotta alla casistica morale,) in altre parole recupera la tradizione innovandola con i fondamenti della metafisica.  Don Filippo smontò  in 46 obiezioni puntuali e precise l’impianto teologico e dottrinale dell’opera di Sant’Alfonso dei Liguori, il quale rispose con un trattato, il “Maestro della teologia morale”, come avveniva all’epoca. Lo studio etico e antropologico sono alla base dell’opera di Don Filippo Magli.

Il merito fu quello di aver letto e interpretato criticamente le opere dei grandi, dei maestri, con un taglio sempre originale. È qui la modernità e l’importanza del filosofo martinese che ci auguriamo sproni lo studio di altri autori della nostra terra come Antonio Maraffa, che hanno dato un contributo in termini di storia e cultura alla nostra città.

Infine Nico Blasi ricorda che parallelamente alle innovazioni e i progressi in campo economico, giuridico si ebbe anche la ricerca di un gusto estetico raffinato, che trovò la sua espressione nel rococò, lontano dagli eccessi barocchi ma anche delle nuove istanze neoclassiciste. Tutto ciò farebbe pensare ad una scuola che si ebbe a Martina a cavallo delle due metà del secolo XVIII.

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