Remo Bodei a Martina Franca: Tra Memoria ed oblio

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Cultura


bodeiSi è conclusa “alla grande” la rassegna di incontri “Se una sera d’inverno” che, dopo la Petranzan e Aldo Bonomi, ha visto a Palazzo Ducale il filosofo Remo Bodei, docente di filosofia all’Università di Pisa e Los Angeles, nonché coordinatore scientifico del Festival della filosofia di Modena, con una lectio magistralis dal titolo Memoria e oblio. Una partita a scacchi.

Un evento previsto per il 23 gennaio e che le condizioni di salute del filosofo hanno rinviato appunto al 15 marzo.
L’incontro si apre con una performance musicale di Giacomo Grassi, come era ovvio che fosse nella città del festival, anche a suggello dell’unione che lega la musica alla filosofia. L’Assessore alle attività culturali, Antonio Scialpi, fa gli onori di casa aprendo il dibattito: “Questo incontro, non me ne vogliano gli adulti, è stato pensato per i giovani, perché possano confrontarsi dal vivo con chi rappresenta la cultura ad alti livelli. Ascoltare qui Remo Bodei non è la stessa cosa che vederlo in tv o studiarlo sui libri. A Martina si coltiva la memoria del passato. Anzi se c’è un passato lo dobbiamo in parte al Settecento, in cui economia e cultura si sono incontrate“.

Il prof. Bodei premette al suo discorso la chiarezza, che manterrà sino alla fine e consentirà a tutti di capire. La partita a scacchi giocata tra memoria e oblio prevede sette mosse, al termine della quale, però, nessuno avrà vinto: “C’è un modo per ricordare, la memoria, e uno per dimenticare, che è l’oblio. La memoria non esiste se non viene alimentata, è minata, esposta al pericolo costante dell’oblio“. Per questo dice Bodei, è simile ad una locomotiva a vapore, che va alimentata sempre. Anche l’oblio ha paradossalmente una funzione attiva. Non è solo il vuoto, ma plasma la nostra sensibilità.

È stato riscontrato come dopo un lutto, un trauma, il crollo di un regime, l’individuo tenta di rimuovere il ricordo.
La prima mossa di questa partita è il dunque il vuoto, la cessazione della memoria collettiva, in altre parole, la sua perdita. A questa ne seguirà una seconda, in cui è possibile entro certi limiti mutare il passato, modificarne il peso e poi una una terza, una quarta e cosi via fino alla settima ed ultima mossa, in cui si giunge alla conclusione che memoria ed oblio sono utili alla stessa misura. Il fatto stesso di denominare nuove terre e nuove conquiste con nomi familiari è un modo per ricordare dimenticando, secondo Bodei, a riprova dell’eterna contesa tra le due forze.

Certo, si sofferma sui tentativi che sono stati fatti, di distorcere il passato e sulla pericolosità di queste operazioni. Fortunatamente esiste una dimensione etica della memoria, per cui discipline come la storia, la filologia garantiscono la veridicità del passato e la preserva. Non è facile distinguere il vero dal falso, la verità dalla finzione, aveva detto in apertura. Comunque nonostante tutto il rischio c’è sempre.
Nel tempo si sono alternati momenti di damnatio memoriae a recuperi ideologici del passato.
Richiami trasversali alla storia, alla letteratura, alla filosofia stessa, per spiegare ed esemplificare l’eterna battaglia tra memoria e oblio. Le parti si affrontano, si scontrano fino a stabilirne la reciproca dipendenza . In altre parole abbiamo bisogno di continuità e discontinuità. In altre parole abbiamo bisogno di continuità e discontinuità.

È dunque una partita altalenante, aperta quella tra memoria e oblio: ogni volta sembra di tornare ad un punto di partenza, ad un nodo insolubile. Ma la soluzione sta appunto nel mezzo. Infine dice Bodei, rispondendo alle domande, la memoria non è qualcosa di fisso e chiude con questa immagine: “Esiste un passato che vive come il vino che si trasforma e uno che è morto come l’acqua”.
La conferenza si conclude, dopo alcuni interventi da parte dei presenti e un lunghissimo applauso, con i saluti del sindaco. “Si cercherà – conclude il sindaco –  di contemperare allora memoria e oblio anche nelle scelte dell’amministrazione, di congelare le parole d’inverno per scongelarle d’estate“.

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