"Tra sogno e realtà": gli arazzi senza volto di Laura Marcucci Cambellotti

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Cultura, Società


arazziSi è inaugurata nella sala degli Uccelli, sabato 16 marzo, la mostra di arazzi “Tra sogno e realtà” di Laura Marcucci Cambellotti, allestita nella pinacoteca del Palazzo Ducale. Il secondo degli appuntamenti della mini programmazione “Sguardi di donne. Non solo l’8 marzo..”.

All’inaugurazione della mostra lo scorso 16 marzo, ricordiamo che la mostra resterà visibile fino al 1° maggio, tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00, era presente la figlia dell’artista, impossibilitata a muoversi per la sua età, contemporanea di Joyce Lussu, poetessa, scrittrice e traduttrice del Novecento, ricordata proprio la settimana scorsa nella sala degli Uccelli, in occasione della presentazione del libro di Ira Panduku e Ornella Palmisano, “Joyce Lussu. Tutte le strade mi portano a casa.”

Ringrazio le associazioni  – dice Antonio Scialpi, assessore alle attività culturali, in apertura davanti ad un pubblico prevalentemente femminile –che hanno voluto organizzare questo incontro e che hanno presentato, così, la condizione femminile senza stereotipi proponendo una riflessione sull’arte al femminile“.

È la prima volta che il Palazzo Ducale ospita una mostra di arazzi.
Un evento dunque senza precedenti anche per il pregio artistico di queste opere.

Laura Marcucci Cambellotti è nata nel 1912 vicino Roma, in una casa a due piani sulla Laurentina, circondata da un piccolo giardino. Una donna che ha attraversato quasi per intero un secolo controverso, violento e innovativo. La sua è stata un’esistenza privilegiata, un’infanzia nell’oasi del tumultuoso e fervido crogiuolo artistico romano, circondata dall’arte e dai suoi maestri a partire dal padre, Alessandro Marcucci, artista e pedagogo.  Nuora di Duilio Cambellotti (1876-1960) e nipote di Giacomo Balla (1871-1958), frequentò l’Accademia di Belle Arti, si mise alla prova come pittrice da cavalletto e sentì la famiglia, soprattutto il padre, spingerla a lavorare per l’arte. Lei però scelse di sposarsi, mettendo da parte questo suo talento, la realizzazione familiare come moglie, madre e nonna, erano importanti per lei, sebbene non dimenticasse mai la sua intima vocazione.modi

A causa di una malattia agli occhi smise di dipingere negli anni ottanta e fu così che, grazie alla sua vocazione, familiare, di rendere sublimi le arti minori, si ritrovò a realizzare arazzi. Donne eleganti e bellissime sono le principali protagoniste, donne senza volto che però riescono ad esprimere, senza l’aiuto di una smorfia, il loro stato d’animo.  Come gli occhi di Modigliani che dipingeva spesso, ma non sempre, vuoti. Nel film “I colori dell’anima“, dedicato proprio alla vita dell’artista italiano, viene pronunciata da Modigliani la frase: “Dipingerò i tuoi occhi solo quando avrò conosciuto la tua anima“, detta alla compagna Jeanne appena conosciuta, che è diventata simbolo dell’arte di Modigliani forse ingiustamente perché, come detto più volte, egli dipinse spesso gli occhi, ma la sua particolarità la percepiamo cogliendo la sensibilità nel saper dipingere la bellezza, una bellezza interiore che ricerca, con l’esterno, l’armonia.

Possiamo dire lo stesso per le opere di  Laura Marcucci Cambellotti.

Osservare il passato proiettati verso un futuro che favorisce la rinascita dell’arte come sintomo di una nuova impostazione sociale che si prenda cura non solo del corpo, ma anche della mente della donna e che la bellezza non si cerchi più soltanto dietro all’apparenza di un corpo,  un volto o un abito che non lascia più spazio all’immaginazione o all’ispirazione. Il volto, così come gli occhi, nascondono le emozioni, i sentimenti, l’anima e la mancanza di queste caratteristiche diventa un utile esercizio,  per chi osserva quelle opere, per andare oltre all’apparenza e provare ad immaginare una donna diversa.

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