Martina nel 700. Resoconto e intervista all'Assessore Antonio Scialpi

Si è da poco concluso l’evento “Martina Franca nel ‘700 – Passeggiate tra palazzi, chiostri, oratori, chiese”, organizzato dal Comune di Martina Franca – Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali con l’ASDI (Associazione Dimore Storiche Italiane) e in collaborazione con Fondazione “Paolo Grassi”, Arte Franca, Fucine Letterarie, Consulta del Giovani, Comitato “Noi per il Centro Storico”, SerMartina, Ecomuseo, Istituto “A.Motolese” e Liceo Classico “Tito Livio”.

Due giornate, dal 25 al 26 maggio, che hanno visto il centro storico di Martina Franca animarsi con tantissime attività culturali: presentazioni di  libri, poesie, musica, teatro e mostre e con l’apertura al pubblico, in concertazione con i privati, di alcune delle dimore storiche più belle del nostro centro storico.

Abbiamo deciso di incontrare l’assessore alle Attività Culturali di Martina Franca, il prof. Antonio Scialpi, che ha fortemente voluto questa manifestazione.

Di seguito l’intervista, che potrete vedere in video nella prossima edizione del nostro Tg.

Si è conclusa da poche ore la manifestazione “Martina nel 700”, secondo lei come è andata?

E’ stato un evento molto bello e articolato, sia sul piano dei percorsi delle passeggiate tra i palazzi, cortili, luoghi storici e chiese, sia da un punto di vista della proposta culturale mirata ai diversi strati della popolazione, soprattutto ai visitatori e ai tanti turisti che parlando lingue diverse sono venuti qui a Martina Franca.

C’è sicuramente molta soddisfazione per la riuscita dell’evento, un evento che ha dato anche ai martinesi la possibilità di scoprire alcune bellezze storico-architettoniche nascoste nel nostro centro storico…

Questo era l’intento della prima edizione con dimore storiche, questa volta ci si è impegnati ad aprire quei gioielli storico-architettonici sia privati che pubblici che ecclesiastici della città. Naturalmente non possiamo aprire sempre le dimore storiche private, perché c’è la famiglia, la vita quotidiana, si può pensare di farlo periodicamente, con la loro disponibilità, e continuare su questa strada. In questa edizione sono stati 6 i palazzi aperti, cortili ed androni, compreso il giardino di palazzo Maggi e quello di Palazzo Simeone.  

A cosa servono queste iniziative?

A valorizzare questo immenso patrimonio privato e pubblico e poi per creare una mentalità, queste cose appartengono all’intera collettività. Ovviamente tocca all’amministrazione da una parte con le sue proprietà pubbliche, penso all’ospedaletto come già avviene, penso a S. Nicola dei Greci, penso alle sale del Palazzo Ducale, e nei prossimi tempi al chiostro del Carmine come già avvenuto con il convento di San Domenico, fare una parte decisiva per questa valorizzazione. Queste iniziative servono anche e soprattutto per portare l’attenzione fuori città.

Poi ci sono i beni ecclesiastici che sono di grande rilevanza. Penso a Monte Purgatorio, che prima o poi dobbiamo tirar fuori dallo stato di abbandono e di “non pensiero” che c’è stato negli ultimi anni, soprattutto il tetto è mal messo e gli affreschi, questa struttura del 1600 va recuperata. Occorrono degli investimenti. Poi c’è il grande complesso delle Agostiniane bellissimo nel suo oratorio, però poco utilizzato. Noi nel passato, nei mesi scorsi, abbiamo incontrato l’università di Bari per vedere come potevamo utilizzarlo, però anche questo, per il recupero e la messa in sicurezza, presuppone un cospicuo finanziamento. Sicuramente il pubblico da solo non ce la può fare. Inutile pensare solo all’intervento pubblico. La mia idea, come ha detto recentemente anche il neo Ministro ai beni culturali, Bray, è quello di aprire ai privati, cosa vieta a coloro che fanno economia produttivo-commerciale nella nostra città di associarsi o alle associazioni di fare un pool di associazioni, dei club service per intervenire, per esempio, sulle porte di ingresso nel centro antico?

Ci sono delle emergenze, in questo senso si sta muovendo anche l’Ecomuseo della Valle d’Itria.

Si, dobbiamo pensare ad alcune emergenze, ad esempio la porta di Santo Stefano va rintonacata e va pulita dalle incrostazioni e messa in sicurezza, la porta di ingresso storica di Martina, quella di San Francesco,  pure va sistemata perché è in una condizione non certamente di grande appeal di bellezza. Ora dobbiamo concertare questi interventi e dobbiamo vedere la disponibilità che c’è, penso anche, nei prossimi mesi, ad una evidenza pubblica su questi temi se c’è qualche privato che invece di fare pubblicità di un certo tipo vuole intervenire perché non farlo?  Questo, per l’imprenditore, il privato che decide di intervenire può avere anche una ricaduta in termini di pubblicità, ormai in diversi centri si opera in queste direzioni, qui dobbiamo introdurre anche quest’altra opportunità.

Uno dei beni ecclesiastici di cui non si è fatto cenno è Palazzo Stabile, inserito nel programma, ma non ancora aperto.

Lì c’è stato un intervento di management, nel senso che negli anni la Basilica di San Martino, che è proprietaria, almeno della parte inferiore e non di quella superiore che è di proprietà privata, ha presentato un progetto che è stato messo a finanziamento per farne un museo. Ora siamo nella parte finale e nell’ultima evidenza pubblica regionale si è posizionato anche ad un buon posto per il completamento e l’avvio del museo. Piuttosto è completo il riadattamento in biblioteca dei locali della Basilica, prima abitati dal vecchio arciprete. Li ho visitati, la Basilica ha fatto un gran lavoro di recupero, credo che il 31 maggio, come già è stato annunciato, verrà inaugurata la Biblioteca. Quel polo va bene, è volano in questo momento, perché c’è stata una grande capacità di intercettazione di finanziamenti e cose fatte che possono essere di esempio, modello per tutto il resto. Ovviamente, non è che può arrivare tutto a Martina.

Ritornando alle due giornate di sabato e domenica. Se l’Assessore dovesse evidenziare una pecca nell’organizzazione, cosa direbbe?

Di pecche ce ne sono tantissime perché quando si interviene così massicciamente e in questo modo si creano, sotto gli occhi di tutti, cose che non vanno come speri. Sul piano organizzativo c’è stata un’ottima partecipazione dei giovani, per esempio i ragazzi del Liceo Artistico hanno ritratto i palazzi del 700 sabato mattina, gli studenti del Motolese e del Tito Livio hanno fatto accoglienza in lingua ai numerosissimi turisti stranieri che accanto ai cittadini martinesi e dei centri pugliesi hanno girato nel nostro centro storico. Occorre perfezionare sempre l’accoglienza, qualche volta c’è qualcosa che non va, magari bisogna consolidare l’organizzazione… non è facile lavorare solo con il volontariato, i costi di questa iniziativa sono veramente simbolici rispetto agli effetti che ottiene. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che si sono messi a disposizione della città, il Ser per la vigilanza, perché con tutto quello che è successo nel centro storico nei mesi scorsi (e che ancora accade ndr) non era facile convincere i proprietari ad aprire le proprie case e questo è stato un atto di coraggio culturale, una risposta della città, come anche la valorizzazione di Martina Città Bella, è un tentativo di creare una mentalità della bellezza capace di abbattere le bruttezze che ci sono. Ho visto grande impegno e sforzo anche del comitato “Noi per il Centro Storico” che hanno operativamente fatto delle azioni positive, come per esempio, l’esposizione degli oggetti nel museo delle pianelle con delle didattiche che spiegavano la vita quotidiana del secolo scorso dei cittadini di Martina, oppure quando hanno contribuito all’imbianchimento di alcuni archi, all’eliminazione di qualche scritta… queste sono azioni di grande rilevanza. Se ora si va in via Masaniello è cambiato letteralmente la concezione di quello spazio, uno spazio sporco che ora è bianco. Questo grazie alla sinergia che c’è stata tra Amministrazione, Comitato e Basilica.. ora ci sono altri spazi che meritano lo stesso metodo.

Cosa si può fare in questa fase?

Si può indicare un metodo di intervento, se c’è poi una continuità di interventi piano piano si crea di nuovo un atteggiamento di cura, sia privata che pubblica, degli spazi.

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