Sant’Oronzo: il messaggio dell’Arcivescovo Caliandro dalla Messa Pontificale

Ad Ostuni sono entrate nel vivo le celebrazioni in onore di Sant’Oronzo, Vescovo e martire, protettore della città e patrono dell’Arcidiocesi.

In mattinata, presso la Basilica Concattedrale, alla presenza del Sindaco della città, dei rappresentanti istituzionali e di un gran numero di fedeli, Sua Eccellenza l’Arcivescovo, Mons. Domenico Caliandro, ha presieduto la solenne celebrazione pontificale insieme al Vicario Generale, Mons. Giuseppe Satriano, al Vicario Urbano, don Giovanni Apollinare e a tutti i sacerdoti della città.

Pronunciando l’omelia, Mons. Caliandro ha esordito richiamando la bellezza di questo momento, «la mia prima festa in questa amata città che ci pone in una prospettiva di profonda intimità».

L’Arcivescovo ha poi sottolineato il significato del martirio di Sant’Oronzo, colui – ha spiegato Mons. Caliandro- «che ha donato la vita al Signore, ha deposto la sua vita nelle mani di Dio, rendendo suprema testimonianza del suo amore verso il Creatore».

«Sant’Oronzo- ha detto ancora l’Arcivescovo- ha fondato la Chiesa nelle contrade del salento costituendo piccole comunità cristiane perché la parola si impiantasse nel cuore delle persone, lasciando a noi, che siamo figli di quelle comunità, il dono di questo servizio».

Poi Mons. Caliandro, richiamando l’opera evangelizzatrice di Sant’Oronzo «il quale ha lasciato una scia, una sorgente d’acqua pura che rigenera e dona vita», ha tracciato l’identità del cristiano di oggi.

«Essere cristiani- ha evidenziato l’Arcivescovo- non significa organizzare incontri o conferenze. Cristiani si diventa non dopo essere stati indottrinati, ma, proprio sull’esempio di Sant’Oronzo, fondendo insieme, vangelo e vita, cioè portando Dio nella vita di ogni giorno. Se ciò non accade e c’è dispersione soprattutto tra i giovani, vuol dire  che non c’è stata unione tra vangelo e vita, significa che la religione è rimasta solo un fattore esterno».

A questo proposito Mons. Caliandro ha richiamato il ruolo dei genitori e degli educatori, affermando che «la mancanza di fede nei nostri giovani dipende proprio dalle scarse motivazioni e convinzioni di noi adulti. La bellezza di sant’Oronzo, invece, sta proprio nell’incisività del suo sì al Signore».

Di Sant’Oronzo, poi, l’Arcivescovo, ha sottolineato la dedizione e l’amore nell’annuncio del Vangelo. Il cristiano, ha spiegato Mons. Caliandro-  deve avere la stessa cura e lo stesso amore che i genitori hanno nei confronti dei neonati. Nell’annuncio del Vangelo e nel compito educativo non bisogna essere neutri e indifferenti, i docenti e gli educatori non devono essere solo informatori, ma occorre aiutare i giovani a discernere, affinchè quel germe di bene posto nel loro cuore possa portare frutto. Educare i propri figli al Vangelo, significa generarli una seconda volta».

«È Gesù- ha detto ancora Mons. Caliandro- che ci raccoglie tutti e ci fa diventare famiglia di Dio». E proprio alla famiglia l’Arcivescovo ha voluto dedicare un pensiero conclusivo, evidenziando come la testimonianza di fedeltà tra gli sposi sia un atto d’amore per l’umanità».

«La grazia di Dio opera sempre cose nuove e sant’Oronzo- ha detto infine l’Arcivescovo- ci riporta all’essenziale, proponendo a tutta la comunità di Ostuni un nuovo stile nelle relazioni, basato sul sorriso sincero, sulla stretta di mano, su un cammino da continuare a percorrere insieme».

Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo ha salutato i rappresentanti istituzionali e i cavalieri che questa sera, in groppa ai cavalli parati, scorteranno il simulacro del santo che verrà portato in processione lungo le strade della città.

In piazza della Libertà, al termine della processione, Mons. Caliandro impartirà la sua benedizione ai presenti e all’intera comunità.

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