Amore, sesso e disabilità. Il progetto di Franco Montanaro

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Cultura


MARTINA FRANCA – Da sempre l’amore ha ispirato poeti, musicisti, pittori, scultori e artisti di ogni genere. E’ il tema centrale di molte opere, il colore in più sulla tela di un pittore, il sentimento nascosto e spesso maledetto di un poeta, soggetto principale, o di sfondo, di una storia raccontata su di una pellicola cinematografica. Un argomento scivoloso, più di altri, che rischia di trasformarsi in banali scenari da cartolina, tra il rosso dei cuoricini e il bianco delle divinità volanti pronte a lanciare qualche freccia a tradimento.

Un rischio che Franco Montanaro, giovane studente di Scienze Politiche “residente nel territorio di Martina Franca anche se distante soli 3 km da Locorotondo“, ha voluto affrontare nel suo progetto intitolato “Amore è stare svegli tutta la notte con un bambino malato. O con un adulto molto in salute“.  Un “titolo lungo – spiega – per un tema su cui spesso si taglia corto”.

L’idea che propone sulla piattaforma di finanziamiiltuofuturo.it, che tramite il Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) ricerca finanziamenti dal basso sul web, è semplice quanto efficace: “voglio realizzare un cortometraggio sulla disabilità legata alla sessualità“- dice.

Tutto ebbe inizio nella sala di un cinema, o meglio fuori dalla sala dopo aver visto “Shame”, un capolavoro di Steve McQueen che racconta il dramma vissuto da un uomo malato di bulimia sessuale. Proprio per l’effettiva perfezione di quel lavoro Montanaro ci dice: “Mi colpì perché troppo bello, tanto bello che mi fece arrabbiare. L’unico problema di questo qui era che (ride) … fosse pieno di figa“.

Si trattava, e si tratta, di un capolavoro “però il regista – secondo Montanaro – ha voluto usare il cinema per il cinema… uno che fa un film per il solo desiderio di realizzare un film, punto. Questa cosa va bene, però se la fa De Sica ci incazziamo, se la fa un grande autore e regista no. Un grande autore secondo me, ogni tanto, dovrebbero fare cinema non solo per fare cinema, sennò fai l’idraulico… l’idraulico viene a casa e … fa l’idraulico, non è che gli chiedi uno spunto di riflessione”. Un tecnico da “ci sta il tubo che perde”, “aspè che te l’aggiusto“.

L’arte invece, quando può dovrebbe uscire fuori da questo ragionamento. Ed ecco il perché di questo progetto sulla disabilità. “Immagina una persona adulta – continua Montanaro – che dalla testa fino alla vita sta bene, ma che dalla vita in giù no. Immagina una persona costretta su una sedia a rotelle che ad un certo punto della sua vita ha bisogno di soddisfare il suo istinto sessuale, certo è una cosa normale l’istinto, ma per gli altri quella persona rimarrà sempre un bambino, difficilmente vedranno in lui un adulto“.

Un intreccio tra sesso, amore e disabilità con una mamma che non sa come reagire agli istinti naturali del figlio che affronta come tutti l’adolescenziale istinto sessuale. Un bambino che tende all’infinito verso l’età adulta e una madre che segue la sua disabilità, cercando di farlo sentire “normale”.

Si chiama Camillo quel ragazzo. Un ragazzo che uscito da scuola, mentre è in macchina con mamma Giulia, si scopre attratto da un corpo femminile spalmato su un cartellone pubblicitario. La mamma, in un primo momento imbarazzata, cerca di distrarlo, ma qui entra in gioco il grande sentimento, l’amore che lega mamma e figlio. Un legame che porterà mamma Giulia ad andare anche oltre i suoi preconcetti… proprio per amore. Camillo dovrà essere guidato, ma Giulia non sa come stabilire e gestire quel rapporto fra suo figlio e il mondo della sessualità.

Sei sicuro di riuscire a raccogliere fondi necessari per la realizzazione di questo progetto con il crowdfunding?

“Sono qui perché vorrei raccogliere un fracasso di soldi (ride). In realtà non sono un fracasso, ma il crowdfunding  in Italia è una cosa nuova,  non siamo in America dove hai a disposizione 250 milioni di persone e dove questo strumento funziona bene. In Italia già siamo pochi, quelli con i soldi sono ancora di meno, perciò quando parli di crowdfunding  ti chiedono subito ‘Soldi vuoi ne? E non ce ne sono’.”

Però hai superato il primo step senza problemi.

“Questa fase è la più difficile, la prima fase era un lancio…come dire, vediamo se tua zia mette dieci euro. Io ho ricevuto molte donazioni da persone che non conosco, non ho una famiglia numerosa. Il progetto in realtà sta andando molto bene, perché interessa, il progetto va, il problema in sé è che il metodo di raccolta fondi su internet è una cosa nuova e quindi si porta dietro tutte le difficoltà e le diffidenze del caso. Il secondo step dovrebbe basarsi più su un coinvolgimento di onlus, associazioni, enti disposti a fare da sponsor a questo progetto.”

Cosa faresti nel caso in cui non riuscissi a raggiungere la cifra richiesta con la piattaforma di finanziami il tuo futuro?

Il mio sogno è lavorare, in realtà credo sia il sogno di tutti fare un  lavoro, poi se ti piace è il top. Certo è difficile… non è come dire, domani vado a raccogliere i funghi, anche se pure per raccogliere i funghi ora è difficile. La piattaforma è interessante, è stata ben fatta e ora siamo al secondo step, dobbiamo raggiungere il 70% del costo totale del progetto entro il 30 novembre. Sono un pò orgoglioso di dire che siamo quelli che hanno beccato più soldi di tutti. 652 € su 10.000.  Se non raggiungo la cifra porterò ugualmente avanti questo progetto, anche perché non ne ho altri, mi piacerebbe fare questo lavoro e questo progetto è come un inizio. Ho già realizzato un progetto con Ermanno Olmi, una bella esperienza, ma che non mi ha dato un lavoro. Realizzammo un documentario che è arrivato a Venezia, ma era una collaborazione, mentre questo qui sarebbe il mio primo vero progetto“.

Perché si arriva a chiedere l’aiuto della comunità?

Se avessi avuto i soldi per portare avanti il progetto da solo non l’avrei mai messo sulla piattaforma di crowdfunding , è come se mia madre venisse da me e mi dicesse ‘vuoi la focaccia?’, ‘si mamma, grazie’, e nonostante la focaccia già pronta nel forno mia madre mi chiedesse i soldi per prepararla. Non è necessario coinvolgere la comunità per chiedere dei soldi quando la focaccia è già pronta nel forno. Io non ho nemmeno la farina. Per esempio il video di presentazione (che pubblichiamo di seguito ndr) l’ho realizzato il giorno prima di un esame universitario (che è andato anche bene), con una macchina fotografica prestata.”

Ma quanto può costare un cortometraggio? Insomma, con 10.000 € cosa si può fare?  

Partiamo dal fatto che per realizzare un cortometraggio di qualità servono circa 35/40 mila euro. Io con quei soldi intendo acquistare la strumentazione necessaria e poi pagare chi concretamente lavorerà al progetto, come il regista, il tecnico del suono, il direttore di fotografia etc etc. L’ Obiettivo è quello di realizzare un cortometraggio cercando di coniugare l’uso di strumentazioni di qualità con un costo accettabile. 

Giovani del territorio chiedono aiuto alla comunità, per rimanere qui, per lavorare qui, per sentirsi parte integrante di un territorio che crede nelle potenzialità dei suoi giovani. Un modo concreto, forse, per lottare contro la fuga dei cervelli e per regalare un po’ di sana speranza. Si può sostenere il progetto andando sul sito di finanziamiiltuofuturo.it e da lì donare qualsiasi cifra al progetto con la consapevolezza che, se entro il 30 novembre non si raggiungesse il 70% del costo totale per passare all’ultimo step, i soldi donati attraverso paypal ritornerebbero indietro… ai legittimi proprietari.

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