“Osteoporosis, osteoarthritis and sarcopenia: complex interplays” al via il convegno al Grand Hotel Santa Lucia

“Osteoporosis, osteoarthritis and sarcopenia: complex interplays” (Osteoporosi, artrosi e sarcopenia: complesse relazioni), è il tema del V simposio del Mediterraneo che si snoderà sino a sabato 19 presso i saloni delle conferenze del grand hotel “Masseria S. Lucia”, nella zona marina di Costa merlata.
Organizzato dalla Società per l’Osteoporosi e le altre malattie scheletriche col supporto e la collaborazione della Fondazione internazionale Osteoporosi e della Fondazione Dieta Mediterranea onlus, al simposio medico-scientifico internazionale vi prendono parte alcuni dei più alti esperti di questo settore tra cui: J. Bauer dell’European Medical School Oldenburg-Groningen (Germania); C. Cooper dell’University of Southampton (Inghilterra); M. Diaz Curiel dell’Università di Madrid (Spagna); T. Karachalios, University of Thessaly (Grecia) JP. Michel e R. Rizzoli, dell’Università di Ginevra (Svizzera); C. Sieber dell’University of Nurnberg (Germania); M. Sosa dell’University of Las Palmas (Spagna) e B. Vellas dell’Università di Toulose in Francia.
Nutrito il gruppo dei relatori italiani: G. Arioli, Carlo Poma dell’Ospedale di Mantova; M. Barbagallo, G. Letizia Mauro ed L. Dominguez, dell’Università di Palermo; M. Bevilacqua dell’Ospedale “Sacco” di Milano; F. Branca dell’Inran di Roma; C. Cisari dell’Ospedale Maggiore di Novara; G. Crepaldi, S. Masiero, L. Punzi, L. Sartori, G. Sergi, dell’Università di Padova; L. Dalle Carbonare dell’Università di Verona; P. Falaschi e A. Migliore, dell’Università di Roma; C.E. Fiore dell’Università di Catania; C.M. Francucci dell’Ospedale “San Piero Damiano” di Ancona; G. Gandolini dell’Irccs Don Gnocchi Foundation di Milano; R. Gimigliano e G. Iolascon, dell’Università di Napoli; R. Nuti e S. Gonnelli dell’Università di Siena; A. Grassi della Fondazione “Dieta Mediterranea” di Ostuni e G. Guglielmi dell’Irccs di S.Giovanni Rotondo; R. La Forgia, e G. Lapadula dell’Ateneo di Bari; M. Longhi dell’istituto “Galeazzi” di Milano; S. Maggi del CNR Aging Institute di Padova; G. Minisola dell’ospedale “San Camillo-Forlanini” di Roma; M. Muratore dell’ospedale “Galateo” di San Cesareo; N. Napoli del “Biomedical Campus” di Roma; A. Marton ed R. Nardacchione dell’ospedale di Abano Terme ed R. Volpe del CNR-Prevention and Safety Department di Roma.
L’osteoporosi, in quanto responsabile di grave disabilità funzionale e, quindi, di forte impatto sullo stato di salute della popolazione merita un’attenzione particolare tra le malattie muscolo-scheletriche di rilevanza nel settore della salute pubblica. La patologia osteoporotica è in diretta correlazione al fenomeno del progressivo invecchiamento della popolazione.
Tanti gli studi che si portano avanti così come simposi medico-scientifici come questo di Ostuni, serve a verificare i progressi delle ricerche.
In Italia il 18 per cento della popolazione ha un’età superiore ai 65 anni e le previsioni comportano che ci sarà un aumento della popolazione ultraottantacinquenne nei prossimi anni. Tra le principali cause di disabilità, va collocata l’osteoporosi, insieme alle malattie cardiovascolari, al diabete, all’artrosi, ai disturbi visivi, uditi e cognitivi. L’osteoporosi in particolare è una condizione caratterizzata da una diminuita massa ossea e da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, ciò che comporta un’aumentata fragilità ossea e un conseguente aumento del rischio di fratture. Da uno studio condotto su un vastissimo campione di donne e uomini, risulta che, per la fascia degli ultrasessantenni, l’incidenza della patologia sul campione femminile è pari al 23 per cento, mentre è del 15 per cento per il campione maschile. Il numero in termini assoluti di incidenza della patologia è di 4 milioni di donne attualmente affette in Italia. L’osteoporosi è altresì importante per le complicanze che può produrre, in quanto gli esiti delle fratture del femore comportano un rischio di morte simile a quello per tumore della mammella. Oltre alle fratture femorali, vanno altresì considerate anche quelle vertebrali che, peraltro risultano più frequenti nei maschi piuttosto che nelle femmine, fino ai 60 anni di età. L’invecchiamento della popolazione comporta di per sé un aumento del numero assoluto delle fratture e un aumento dell’incidenza delle fratture del femore dall’1 al 3 per cento ogni anno. La ricerca epidemiologica, oltre a fornire dati sulla dimensione del problema identifica i soggetti ad alto rischio, per i quali interventi di prevenzione sono altamente efficaci anche in termini economici.

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