Vi Racconto gli Orti, consuntivo incontro promosso dall’associazione Ostuni Città Nuova

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Cultura, Società


Facendo seguito al seminario di fine agosto, sul tema “Leggere la città”, il 31 ottobre vi è stato un nuovo incontro sull’urbanistica, centrato sul tema degli orti di Ostuni. Alla iniziativa hanno partecipato numerosi cittadini, vari movimenti cittadini (come Salviamo il bianco e Ostuni Bene Comune), associazioni ambientaliste storiche (come Italia Nostra), rappresentanti di forze politiche (come il consigliere comunale Gianfranco Coppola, candidato sindaco del centrodestra alle prossime elezioni amministrative, e il responsabile di Rifondazione Comunista, Giancarlo Scalone). Al termine della discussione, il dottor Colizzi, presidente del  movimento Ostuni Città Nuova,  si è impegnato a seguire con attenzione la realizzazione dei lavori in corso nella zona degli orti, affinchè siano rispettosi della storia e dell’ecosistema locale, stimolando l’Ente pubblico a individuare una modalità di gestione degli orti riqualificati e restaurati adeguata alle finalità pubbliche, integrata con le altre aree ecologiche del territorio, idonea ad arricchire l’offerta di turismo culturale sostenibile, con possibili ricadute sociali.

Ritenendo di fare cosa utile, si rende pubblica la sintesi della relazione dell’architetto Giacinto Giglio, che si ringrazia per la sua squisita disponibilità e sensibilità civile.

Vi racconto gli orti  di Ostuni

di Giacinto Giglio

In questi giorni sono tornati di attualità gli orti storici di Ostuni, perché sono iniziati i lavori di recupero. Del recupero degli orti si cominciò a parlare già dal 1990, quando si stava realizzando il Piano particolareggiato e di Recupero del Centro Storico. Si decise allora di stralciare la zona degli orti  e di affidare l’incarico per un “progetto di recupero della zona degli orti estesa a tutta l’area a valle di  via Oronzo Quaranta, sottoposta a vincolo paesaggistico” all’Ing. Cardone P., Arch. Parisio D. e Dr. Coppola D. Questo studio, al di là del titolo, in realtà doveva servire per realizzare un nuovo asse viario di collegamento tra Corso Vittorio Emanuele ed il termine di via Oronzo Quaranta nella zona degli orti,  creando anche un collegamento pedonale con la Grotta S. Angelo (una delle più importanti aree speleologiche di Puglia). Lo studio produsse una relazione ed 11 tavole, ma per fortuna non fu mai attuato. Nel 1994, un gruppo di soci dell’’associazione ARCI di Ostuni (Federico Ciraci, Benedetto Farina,  Angelo Zurlo, Maristella Valente) elaborò un progetto partecipato di recupero degli orti urbani, denominato OrtiColtura. Il progetto pensava di recuperare gli orti terrazzati, ormai in abbandono, trasformandoli in orti ricreativi o sociali. L’idea fu sottoposta all’esame di una serie di associazioni e tecnici della città, che si espressero in vari incontri e attraverso un questionario. L’area sotto il “ponte del Poveruomo” veniva destinata a vivaio comunale e alla gestione diretta del consorzio di gestione, mentre l’area sotto viale Oronzo Quaranta doveva essere data in comodato d’uso agli orticultori. Era previsto un centro operativo, recuperando la Masseria san Giacomo, il recupero dei terrazzi sbancati abusivamente, ma non si aggiungevano nuovi parcheggi perchè si riusava il cortile dell’istituto Vitale.  Il recupero prevedeva: il ripristino dei muri a secco, della rete drenante e idraulica storica, eliminazione piante infestanti e incongrue, lavorazioni e coltivazioni con metodi dell’agricoltura biologica.  Il recupero era finalizzato anche all’attività didattica e formative coinvolgenti l’ITAS Pantanelli e le altre scuole di Ostuni, prevedendo altresì l’attività vivaistica per i comuni, le attività culturali (teatrali, cinema, musica), fiere, mostre all’aperto e attività turistiche valorizzando le presenze storico-archeologiche della zona. I costi stimati degli interventi di recupero erano di 750 mila euro e con un modello di gestione auto-sostenibile i ricavi delle attività svolte coprivano i costi di gestione. Nel 1995, l’ARCI regalò il progetto OrtiCultura al Comune e si realizzò con il Servizio Civile Internazionale un campo  di  “volontariato ambientale per recuperare una parte degli orti comunali. Nello stesso anno, OrtiCultura fu candidato al programma europeo LIFE dove sfiorò la possibilità di essere approvato. Nel 2008, furono stanziati 100 mila euro per l’acquisizione delle aree private degli orti, ma queste somme non vennero mai spese.  Nel  2011, il Comune di Ostuni ottiene un finanziamento di un milione di euro dalla Regione Puglia nell’ambito del PO – FESR 2007-2013, per “un progetto di recupero e riqualificazione degli Orti posizionati a valle delle mura del centro storico”. Nel 2013, il comune di Ostuni sottoscrive a Roma il protocollo d’intesa  tra Italia Nostra e ANCI  sugli “orti urbani”, impegnandosi sia nella diffusione della cultura degli Orti sottraendoli al degrado,  sia contro il consumo di suolo, per l’aumento del verde pubblico, per la tutela della memoria storica e delle attività tradizionali.

Oggi si torna a parlare di orti ad Ostuni, ma non in maniera positiva, bensì per “come” i lavori si stanno realizzando, in contrasto con il Progetto Definitivo presentato alla Regione  e alla Soprintendenza BCA  ed in contrasto con le prescrizioni  del parere paesaggistico rilasciato dalla stessa Regione. Sono stati demoliti alcuni terrazzamenti con muri a secco o in tufo, invece di realizzare un ripristino con il metodo del “cuci e scuci” (smontare e rimontare  le parti degradate), si parla del rispetto delle tecniche dei “muri a secco” (“Linee guida per il restauro e il riuso dei manufatti in pietra  a  secco”   del PPTR adottato) e poi si demoliscono/ricostruiscono i muri con la malta di cemento; si dice di limitare al minimo gli sbancamenti  e si svuotano i terrazzamenti, si dice di effettuare la pulizia manualmente  o con piccoli attrezzi meccanici e escavatori facendo sparire scale  e acquari, si parla di recupero delle acque meteoriche e di praticare aridocoltura e poi si prevede un pozzo trivellato a 300 metri.

Ma forse, trattandosi di beni culturali e paesaggistici, a monte ci voleva un progetto esecutivo, forse è mancata qualche competenza di restauro,  forse era necessario un rilievo con piano quotato, forse vista la fragilità del sito non bisognava prevedere un percorso di visita largo 2 metri, con aree di sosta e collegamenti radiali con ringhiere e balaustre. Non si può progettare seguendo le curve di livello e non seguendo i terrazzamenti  e i percorsi  esistenti, rendere accessibile il percorso pedonale ai disabili e far finire il percorso con una scalinata sotto la chiesa della Stella. Per evitare ulteriori errori esecutivi  e per definire un modello di gestione dell’area valido una volta recuperata l’area è bene che le associazioni, le scuole e  i cittadini incontrino l’Amministrazione e chiariscano questi dubbi, come per altro previsto nella Relazione Tecnica del Progetto definitivo.

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