Lo scrittore Eraldo Affinati ha presentato ad Ostuni: ‘Elogio del ripetente’. Il racconto dell’incontro di Pasquale Scalone

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Cultura


di  Pasquale Scalone

Eraldo Affinati è un professore e lo scorso venerdì sera ci ha dato una lezione.

Elogio del ripetente2Ha ricordato a tutti noi, presenti presso la Casa della Musica di Ostuni, che l’ultimo della classe – “il ripetente” – non è l’ultimo nella vita. Non è uno che va messo da parte solo perché i parametri di questa nostra società si basano sulla cultura del risultato, e lui non raggiunge nemmeno la sufficienza. Se il suo atteggiamento è irriverente, se non fa sistematicamente i compiti, se gioca col cellulare, se rompe le penne in modo plateale, questo non vuol dire che la scuola deve abbandonarlo. Perché, se la scuola lo abbandona, è molto probabile che lui abbandonerà la scuola, definitivamente, con conseguenze ancora peggiori. E’ fin troppo facile lavorare con quelli bravi.

“Noi abbiamo la responsabilità forgiare cittadini : se la società scricchiola, è colpa nostra” ha detto Affinati. Ha poi precisato Affinati che anche il metro di misura che la scuola adotta per la valutazione deve cambiare : il 6 che prende il ragazzo di buona famiglia, dove tutti sono abituati a leggere e a commentare il telegiornale, ha un valore sicuramente diverso del 6 che prende il ragazzo di borgata, il quale – per ottenerlo – ha fatto dei progressi, ossia “un movimento”. Per non parlare della “Prova Invalsi” che, con le sue risposte con le crocette, ha la presunzione di oggettivizzare tutto, compresa la sensibilità dei ragazzi (E’ troppo limitativo ridurre la cultura a domande e risposte del tipo “Com’è l’atteggiamento di Don Abbondio ?  a) pavido; b) impavido; c) spavaldo”, col rischio che, se si mette una crocetta a casaccio, magari si becca pure la risposta giusta).

Queste ed altre considerazioni ha fatto Eraldo Affinati a Ostuni venerdì 17 gennaio alla presentazione del suo ultimo lavoro, “Elogio del ripetente” (Mondadori), un libro che è una riflessione sulla nostra scuola.

Una riflessione fatta “sul campo”, da uno che la scuola la vive in prima linea. Infatti Affinati, romano di Roma, insegna Lettere in un istituto professionale della capitale ed è da sempre impegnato nel recupero dei ragazzi difficili, oltre ad insegnare la nostra lingua anche agli extra-comunitari. La sua è quindi un’attenta analisi fatta dal di dentro, dal particolarissimo punto di vista del ripetente, di colui che fallisce e che – pertanto – può darci una mano a capire cosa non ha funzionato.

Dalla lettura di alcuni stralci del suo libro e dai suoi interventi accorati e passionali, è apparso evidente che Affinati è uno che non ci sta, uno che non si rassegna a certi fallimenti e alla bocciatura per alzata di mano. Lui è uno di quelli che si rimbocca le maniche per cercare di guardare da vicino e di comprendere il mondo interiore dei suoi “ripetenti”.

Ha raccontato un aneddoto : “Una volta ho avvicinato fuori della scuola uno di questi ragazzi irriducibili e gli ho chiesto se poteva aiutarmi. Lui è rimasto un po’ spiazzato, avrà pensato che forse si trattava di un ennesimo trucco di un ennesimo professore furbo. Gli ho chiesto se poteva darmi una mano ad insegnare l’italiano agli extra-comunitari. Lui mi ha guardato scettico : di solito i prof o lo rimproveravano o gli intimavano di studiare dandogli l’ultimo ultimatum. Di certo non gli chiedevano aiuto, mostrando peraltro di fare affidamento su di lui. Mi ha guardato bene, alla fine mi ha stretto la mano. Ebbene, per un anno intero è venuto tutti i martedì pomeriggio presso la scuola degli extra-comunitari, senza sgarrare un appuntamento e senza ricompensa alcuna (né in crediti scolastici e né tantomeno in denaro). Per me è stata una vittoria.”

Ha raccontato questo aneddoto con giusto orgoglio, come fosse stata una medaglia al petto, pur ammettendo che in molti altri casi vi sono state delle sconfitte.

Ha aggiunto che l’insegnante deve essere un “adulto credibile” che talvolta deve fare la “controfigura”  del genitore, ossia colui che – come accade per le controfigure nei film – si accolla il compito più difficile : dire di NO. Che non è cosa da poco nella nostra società digitale e onni-permissiva.

L’interessante serata è stata presentata da Ferdinando Sallustio, che ha introdotto il libro e colloquiato con l’autore con la solita competenza e il solito garbo. E’ stato evidente che Eraldo Affinati ha colpito favorevolmente tutti i presenti, sia come scrittore che come insegnante. Probabilmente perché ha dato subito la sensazione di essere uno di quegli insegnanti con la “vocazione”, sempre più rari. Probabilmente perché si è percepito che è uno di quelli che ama il suo lavoro e ama i suoi ragazzi, perfino i ripetenti.

Del resto così è : c’è chi considera i ragazzi solo fastidiosi, c’è chi li considera un meraviglioso universo con cui l’insegnante ha la fortuna di avere a che fare tutti i giorni. Forse è stata questa la lezione che ci ha dato.

 

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