Margherita Penta: “Non sono una quota rosa”

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Elezioni 2014, Politica


Le elezioni si avvicinano e il dibattito politico cittadino si fa sempre più ricco di opinioni.  Questa volta tocca a Margherita Penta, madre, imprenditrice e candidata al consiglio comunale nella lista civica “Coppola per il Cambiamento” , esprimere il suo parere in tema di composizione delle liste.

Il suo comunicato, diramato poche ore fa, prende spunto proprio da un articolo – riflessione pubblicato su Ostuni News intitolato “Elezioni. E’ il momento delle Donne” avente ad oggetto l’affannosa ricerca di donne da parte dei capilista, in ragione delle nuova legge elettorale che prevede almeno un terzo di candidati donna e la c.d. doppia preferenza.

Ho letto l’articolo su un noto portale d’informazione locale (Ostuni News – Ndr) sul tema delle candidature femminili – attacca l’aspirante consigliera comunale – e pur condividendolo in massima parte, non posso astenermi da alcune riflessioni in merito. Purtroppo, la realtà descritta nel pezzo è lesiva della dignità delle donne e ancor di più delle donne che, come me, tra famiglia e impegni lavorativi, riescono a portare avanti con costanza impegni civico – politici”. E’ vero inoltre che, proprio in ragione di questa legge che garantisce solo numericamente (e non qualitativamente) la presenza femminile in politica, tante sono le esponenti del gentil sesso chiamate dai capilista esclusivamente per fare numero, o magari in sostituzione di padri e mariti celebri”.

E’ chiara insomma l’idea dell’imprenditrice (formatasi politicamente da giovanissima alla scuola di Tutuccio Semerano, nota per essere stata ai vertici del basket ostunese, proprio nel periodo di massimo splendore per la palla a spicchi ostunese e oggi dirigente delle giovanili del Basket Ceglie): nelle liste ci sono due tipologie di donne, quelle che sono candidate essenzialmente per far numero, e solo perché richiesto dalla legge e quelle che, invece, si impegnano da tempo, e la chance di correre per il consiglio comunale se la sono guadagnata con l’impegni civici e professionale.

La speranza – conclude Margherita Penta – è che le donne riescano a farsi valere, a farsi eleggere e perché no  ad aver responsabilità di governo, solo per i loro meriti e non perché rappresentano un genere piuttosto che un altro. Ad esempio voglio fare un plauso al Gen. Coppola, per cui ho deciso di mettere la faccia candidandomi – che non solo ha assicurato che arriveranno ai vertici della sua giunta solo donne capaci e talentuose,  ma che è riuscito a coinvolgere nelle sue lista soprattutto esponenti femminili di valore e impegnate nel sociale”.

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4 Commenti

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Commenti

  • anna ha detto:

    Perchè solo alle donne si chiede di essere ” di valore” e ” talentuose” ? Siamo certi che tutti gli uomini che partecipano alla vita e al dibattito civico – politico della nostra e delle altre città lo siano? E chi è tanto presuntuoso/a da sentirsi in grado di distribuire “patenti al valore”? La Sig.ra Penta farebbe meglio a svolgere onestamente e meno strumentalmente la sua campagna scrivendo delle sue idee e di quello che ha intenzione di realizzare per il paese, solo così, alla fine di un suo eventuale mandato elettorale potremo giudicare il suo talento. Non è mettendo in cattiva luce le altre donne in lista che si contribuisce alla parità di genere!!!!!!

  • Tiziana ha detto:

    Perchè pretendere solo dalle donne” valore” e “talento” ? Siamo certi che tutti gli uomini che partecipano al dibattito civico e politico della nostra e delle altre città lo siano? E chi è tanto presuntuoso da assegnare o negare ” patenti al valore” prima della prova dei fatti?.La Sig.ra Penta farebbe meglio a limitarsi a svolgere la propria campagna elettorale scrivendo delle sue idee e di come intenda realizzarle, Solo così potrà, alla fine della sua eventuale elezione, essere valutata. Non è mettendo in cattiva luce le altre donne che decidono di impegnarsi che si dimostra il proprio talento o si contribuisce alla parità di genere.

  • Marco ha detto:

    Cara Tiziana/Anna,
    Da uomo, contrario alle quote rosa e speranzoso in un futuro dove nn sarà necessario una legge per far spazio a Voi donne, ritengo il suo commento “fuori dalla realtà”.
    Il discorso e’ molto ampio.
    Ritengo l articolo della Sig.ra Penta centrato su un argomento interessante, non offensivo, e soprattutto realistico.
    Cara Tiziana/Anna la risposta al tuo intervento la possiamo e la potremo notare nei risultati vecchi e futuri. Quanti candidati al consiglio comunale prendono da 0 a 30 voti? Tanti! Troppi! Chiamasi riempi lista. Quante donne, già in minoranza, prendono poche voti? Tante! Troppe!. Questo e’ frutto della legge e della corsa a presentare una moltitudine di liste.
    Poco centra la solidarietà femminile o meschile.
    E’ un contenuto politico sottolineare la realtà e le sue piaghe

    • Tiziana ha detto:

      Gentile Sig. Marco,
      il mio commento sarà anche ” fuori dalla realtà”, ma non mi sembra mai vano sottolineare che,nella realtà, spesso proprio le donne si scagliano facilmente contro altre donne, ed è questo l’aspetto che più non mi piaceva dell’articolo in questione. Se la Sig.ra Penta avesse voluto commentare sul modo in cui ” tutte ” le forze politiche compongono le proprie liste, avrebbe dovuto impostarlo in modo diverso, senza puntare il dito esclusivamente sulle donne, siano pur esse anche ” figlie ” o ” mogli”. E comunque diffido sempre di chi per emergere sa soprattutto denigrare.
      Per quanto poi riguarda coloro i quali lei chiama ” riempi lista”, mi sembra che da sempre, in ogni lista, candidati apparentemente più forti siano affiancati da altri a prima vista più deboli, mi pare questa una cosa ovvia nella sua banalità, più che realistica.
      Ancora una cosa, da donna, e da donna che considera le quote rosa uno strumento temporaneamente utile, se la memoria non mi inganna, ad Ostuni, solo con le amministrazioni di centrosinistra, e quando ancora non c’erano le quote rosa, abbiamo visto delle donne impegnate in ruoli precedentemente appannaggio del genere maschile. Sicuramente, innanzitutto, per merito delle stesse donne che nel tempo sono riuscite a immaginare per se stesse e a svolgere con sacrificio compiti tradizionalmente assegnati agli uomini, ma anche per merito di chi ha creduto in loro.