Se i cinesi vengono a imparare la psichiatria comunitaria in Italia

Sono sedici milioni i cinesi che hanno avuto una diagnosi di schizofrenia, o comunque di malattia mentale. Il dato è enorme, in termini assoluti. Il sistema sanitario cinese, però, non prevede comunità o trattamenti diversi dagli ospedali psichiatrici. Per questo motivo è nato un progetto per rafforzare il ruolo e le capacità di inclusione sociale degli attori non governativi nei confronti delle persone con disabilità psichiatrica. La settimana scorsa una delegazione di operatori, medici, direttori di ospedali e anche un segretario di partito, cinesi, sono stati in visita prima a Brindisi e poi a Ostuni, accompagnati per l’occasione da Franco Colizzi.

“Un progetto finanziato dall’Unione Europea, per formare operatore, utenti e familiari sulla psichiatria comunitaria di base, aprire centri comunitari e centri residenziali aperti, due tipi di struttura, una che serve come approccio e l’altra per stare fino a due anni, al fine di fare un percorso riabilitativo senza passare dall’ospedale psichiatrico” dice Alessandro Lorato “L’innovazione è fare insieme, senza barriere, mettere insieme operatori utenti e familiari. Sono state fatte esercitazioni tutti insieme e poi sono stati aperti alcuni centri nel territorio. Diciotto centri diurni e sette centri residenziali aperti”.

Il motivo del passaggio da Ostuni ce lo spiega Franco Colizzi, che ha accolto la delegazione come volontario Aifo, partner del progetto: “Uno dei partner è l’azienda sanitaria di Brindisi, che ha consentito la visita ai nostri centri di salute mentale. Ne abbiamo voluto approfittare perchè un progetto così lungo è veicolo di scambio culturale. I cinesi sono curiosi della cultura italiana e stanno, tra l’altro, diventando una nazione turistica. A Ostuni sono venuti proprio perchè volevano vedere una cittadina tipica ricca di storia”.

Il punto di vista degli ospiti ce lo racconta Bai Wei, mediatrice culturale, responsabile della prima casa famiglia creata: “C’è molto entusiasmo. Siamo pieni di speranza: vediamo con interesse il modello italiano, la psichiatria di comunità. Speriamo di aprirci sempre di più”. E a proposito di Ostuni: “E’ bella, più grande di come me l’aspettavo”.

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