Luciano Moggi a Ostuni con il suo libro “Il pallone lo porto io”

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Presentato questa mattina, presso la Biblioteca Comunale di Ostuni il libro di Luciano Moggi “Il pallone lo porto io”. Organizzato dallo Juventus Club di Ostuni, intitolato a Umberto Agnelli, il libro, già in vendita dal 9 maggio scorso, parla della carriera da direttore generale di Luciano Moggi, imputato principale dello scandalo Calciopoli. Conosciuto non solo per questo scandalo, ma anche per la sua conoscenza del calcio e per il ruolo di primo piano nella Juventus, capace di vincere di tutto e di più con la squadra bianconera. Moggi racconta in queste pagine tutti gli aneddoti, durante il suo periodo decennale nella Juventus, che molti tifosi bianconeri non sanno.

E oggi ha raccontato ai tifosi il suo amore nei confronti verso la Juventus: “La Juventus rimane ancora nel mio cuore e devo ringraziare la famiglia Agnelli perché era una società che si finanziava con gli sponsor, con le vendite e vinceva tanto dalla Coppa Campioni all’ultimo campionato. La nuova società, dopo il mio addio, ha speso cinque milioni annui, noi in dodici anni neanche una lira; e nonostante la mia richiesta di un aumento di capitale, non è mai stato fatto. Ho cercato di vendere e di ricomprare e il mio lavoro,  insieme a Giraudo e Bettega, è sempre stato apprezzato dalla famiglia Agnelli”. Poi fa un’accusa a “La Gazzetta dello Sport” sullo scandalo Calciopoli: Tutto quello che è stato scritto su “La Gazzetta dello Sport”, che ha dato il via allo scandalo, sono tutte fandonie, tutte cose dette e fatte senza cognizione di causa. Quando l’allora direttore de “La Gazzetta dello Sport”, Candido Cannavò scrisse che gli arbitri andavano con Moggi per fare carriera è una cosa grave”. Poi sugli arbitri, in particolare del caso Paparesta: “Io Paparesta non l’ho mai chiuso nello stanzino per minacciarlo. Io so perfettamente il regolamento per poter salutare gli arbitri durante le partite; io andavo sempre dopo la partita, dicendogli quello che mi sentivo di dire sia se era bravo, sia se mi faceva arrabbiare. Cosa che succedeva invece con altri dirigenti, come Lucchesi della Fiorentina, dove ruppe un piatto sul tavolo dello stanzino dell’arbitro Dondarini e Facchetti dell’Inter, che durante una partita contro il Chievo disse che a fine gara avrebbero fatto i conti. Loro violarono questo regolamento e furono squalificati per quattro mesi”. Sul suo libro: “Il titolo del libro è in relazione a una partita giocata a Roma, dove nella capitale giocare una partita è come giocare in un far west, dove si stenta andare negli spogliatoi, dove in campo non si può stare perché il pubblico è facinoroso; quando una settimana prima della partita si parlava di complotti contro la Roma e di arbitri a favore della Juventus, allora io dissi che voi portate l’arbitro e io porto il pallone, da questo nasce il titolo del mio libro”.

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