Linfomi e leucemie a Brindisi. Cittadini inviano esposto in Procura per il Petrolchimico

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Cronaca


di Silvia Di Dio

A Brindisi si muore. Si muore di cancro, e non a causa di un cattivo destino. Si muore perché costretti a respirare l’aria di una città “ad elevato rischio di crisi ambientale” già dagli anni ‘90.

Si è tenuta stamani la conferenza stampa nello studio legale dell’avvocato Giovanni Brigante, indetta dopo aver inviato un esposto alla Procura di Brindisi a firma di alcuni cittadini affetti da cancro dell’apparato linfoematopoietico. L’obiettivo: dimostrare una relazione causale tra la malattia e la presenza di alcuni insediamenti industriali, con riferimento particolare al Petrolchimico brindisino.

Lo stesso Brigante si è ammalato. A mettere in rete la sua e diverse altre storie  Maurizio Portaluri, primario del reparto di Radiologia del “Perrino” di Brindisi, che ha condotto lo studio epidemiologico su cui si basa l’esposto.

Sei i casi di cancro registrati, due finiti con la morte: linfoma di Hodgkin e non Hodgkin, leucemia. Brindisi registra un’incidenza di mortalità superiore alla media regionale, e con un eccesso di morti maschili per tumori maligni, probabilmente dovuti a cause professionali ed ambientali.

Ci sono gas nocivi che saturano l’aria brindisina. Situazione aggravata dallo smaltimento di rifiuti illeciti protratto per anni nell’area di Micorosa definita nell’esposto come “un inferno di clorurati organici”. Benzene, diossina, dicloroetilene, cloruro di vinile, arsenico e altri contaminanti: i loro volumi superano di 4 milioni i limiti consentiti dalla legge, fino a cinque metri di profondità.

Tuturano, Bozzano, Perrino e Centro: queste le zone che registrano maggiore incidenza del cancro dell’apparato linfoematopoietico.

Giorgia Masiello ne è testimone: si è ammalata a 23 anni, abita al rione Bozzano. La sua malattia era un linfoma di Hodgkin al 4° livello, dal 2010 in remissione completa. Oggi che ha 28 anni ed è mamma racconta la sua storia perché vuole gridare al mondo quel che le è accaduto e svegliare le coscienze per agire contro l’obbrobrio ambientale di Brindisi. Accanto a lei, il papà di Ida Gaudino che non c’è più. Una leucemia mieloide acuta le ha tolto il sorriso quando aveva 25 anni, lasciando una bambina che oggi ha 9 anni. Abitava al quartiere Perrino.

L’obiettivo è parlare di smaltimento illecito di rifiuti tossici, di mancata bonifica dell’area, di responsabilità delle Istituzioni che potevano fare e non hanno fatto e che per questo hanno concorso al reato – ha detto Brigante, portando alla luce la grave questione dei rifiuti smaltiti in modo illecito, oltre alle sostanze sprigionate dalle torce dell’impianto attive fino al 2012 e oltre. In tal senso un importante contributo è stato dato dalla giornalista brindisina Lucia Portolano che ha portato avanti un’inchiesta pubblicando documenti dell’Eni, da cui si è evinta la portata quotidiana del danno all’ambiente e alla salute umana.

 “Si tratta di patologie su cui non incidono stili di vita errati”, ha aggiunto Portaluri: un dato che avvalora la tesi di relazione tra questa tipologia di cancro e la presenza dell’insediamento industriale.

 Brigante in conclusione :“Vogliamo fare chiarezza, vogliamo scardinare la coltre di silenzio sulle morti. Se riusciremo a far luce su questa questione, avremo già ottenuto un importante risultato”. Ha poi accennato all’inchiesta parlamentare del 2001 avviata in ragione del forte inquinamento di suolo e acqua già allora appurato.

La malattia che colpisce fa male e, d’altro canto, rafforza la determinazione. Per questo chi vive sulla propria pelle gli effetti del disastro ambientale brindisino lotta per una giusta informazione: vuole salvare il diritto, ad oggi violato, alla salute collettiva.

 

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