Cassintegrati Telcom: “Vogliamo che si rispetti la legge”

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Economia


La quiete dopo la tempesta, recita un famoso detto. Per alcuni lavoratori della Telcom, che si sono riuniti nel Movimento Cassintegrati Telcom si sta rivelando il contrario. Perché nonostante la sentenza di 1°grado del 27 maggio che sanciva il reintegro e il pagamento dei risarcimenti per i 13 lavoratori, in lotta dal 2009 e dal 2011 e decicendo di fare causa all’azienda ostunese, purtroppo,ad oggi dopo più di 2 mesi dalla vittoria in Tribunale, non sono rientrati al lavoro e non hanno visto neanche un centesimo.

Ricapitoliamo la vicenda Telcom. L’azienda nel 2009 ha mandato in Cassintegrazione a zero ore, 49 persone, con promessa di licenziamento, di cui 12 persone, in un accordo con i sindacati, sono rientrati nel giro di pochi giorni. Altre 7 persone hanno trovato un altro lavoro. Di queste 30 persone, metà si sono fatti accompagnare dalla CGIL  in Confindustria per accettare il licenziamento firmando una conciliazione, dove si impegnavano a non fare causa e di essere liquidati per 3.600 euro; le altre tredici persone hanno scelto di resistere e sono andate avanti per vie legali, arrivando alla data del 27 maggio scorso, in cui il giudice del Tribunale di Brindisi, Maria Cristina Mattei ha dato ragione ai cassintegrati (ormai ex cassintegrati , in mobilità dal giorno del licenziamento).

Intanto la Telcom dei  Casale ha chiesto al Giudice della Corte d’Appello di Lecce la sospensione della pena pecuniaria e l’esecutività della sentenza  di vittoria del lavoratori, fino al processo di Secondo Grado; richiesta che non è stata accettata per inconsistenza dei presupposti.

Roberta Nacci, Francesco Sozzi, Antonio Bellanova, Domenico Semeraro, Giuseppe Epifani, Francesco Epifani, Luciano Apollinare, Paolo Saponaro, Oronzo Morelli, Fabrizio Forleo, Felice Bagnulo, Rocco Prete, Leonardo Marzio: sono questi i 13 lavoratori che hanno voluto resistere contro il piano di licenziamenti della Telcom e non accettando le condizioni dell’azienda, perché “vogliamo che i nostri diritti per lavoro e la nostra dignità vengano rispettati ”.

Prima di tutto il motivo per cui l’azienda ha voluto mandarvi a casa?

“L’azienda voleva ridurre il personale. Non tenendo conto dell’anzianità e carichi famigliari di alcuni lavoratori rispetto ad altri; quindi si è basato sui rapporti personali che l’azienda aveva con alcuni lavoratori e noi abbiamo vinto al giudizio di primo grado proprio perché l’azienda ha attuato licenziamenti discriminatori, i nostri . Nonostante la crisi, l’azienda gode tuttora di buona salute, quindi non vediamo il motivo per cui dovevano licenziarci, considerando che la Telcom ha attinto a numerosi  finanziamenti pubblici”.

Secondo voi perché alcuni cassintegrati non hanno deciso di proseguire per via legale di rivendicare i propri diritti?

“Perché hanno avuto paura. Invece noi eravamo certi che l’accordo stipulato con i sindacati fosse un accordo impugnabile esattamente come erano impugnabili i nostri licenziamenti”.

Come si sono comportate le istituzioni locali in merito a questa vostra situazione?

“L’ex sindaco Domenico Tanzarella al principio ci appoggiò, partecipando ai nostri dibattiti ed assemblee, facendoci esporre lo striscione, prima al balcone del Comune e poi dell’edificio Pessina, per tenere alta l’attenzione; ma dopo alcune pressioni della Telcom ed altre pressioni fattegli dagli alleati di maggioranza, per conto della Telcom, lo ha rimosso e non ce lo ha fatto esporre più, diciamo che ad un certo punto, il nostro era diventato un argomento fonte di noie…”

A livello nazionale, invece?

” Oltre all’interesse ed alla partecipazione  di alcuni esponenti politici famosi come Marco Ferrando seg. Nazionale del PCL, chi prese a cuore la nostra vicenda fu l’ex Onorevole dell’Italia dei Valori Pier Felice Zazzera, il quale presentò due interrogazioni parlamentari sui nostri licenziamenti e da lì la sez. lavoro  dell’ Italia dei Valori si prodigò per fornirci una consulenza legale, presentandoci un parere tecnico legale redatto dallo studio Legale Gallone-Urso di Roma facenti parte del gruppo parlamentare. Gli stessi avvocati Fernando Gallone e Iole Russo, ci hanno rappresentato in Tribunale di Brindisi,facendoci vincere e continueranno a rappresentarci anche per l’appello”.

Avete avuto contatti con il Ministro della Difesa Roberta Pinotti?

“Abbiamo cercato di avere contatti con il Ministro, abbiamo mandato delle e-mail ma non abbiamo avuto nessuna risposta, il nostro intento era di renderle noto  che l’azienda Telcom,  da lei visitata per la campagna elettorale di Santoro, per la quale ha speso elogi , la stessa ha licenziato ingiustamente tante persone ed ha perso in giudizio!! … se la ministro non lo sa glielo diciamo noi…”

Avete avuto contatti, invece, con la nuova amministrazione?

“Non ancora perché la nostra sentenza di vittoria è arrivata contestualmente al ballottaggio delle elezioni amministrative. Ma chiederemo un incontro per verificare quali sono le loro posizioni in merito all’intera nostra  vicenda .”

Dopo il ricorso della sospensione della pena presentata lo scorso luglio da parte dell’azienda avevate il timore che questo potesse accadere?

“NO, eravamo certi che venisse rigettato e da quando il Giudice della Corte d’Appello ha ritenuto la richiesta di  sospensione priva di presupposti, ci sentiamo ancor più consapevoli  che i contenuti della nostra vittoria avranno effetto anche nel secondo grado di giudizio, l’appello previsto nel giugno 2015. A questo punto l’azienda deve necessariamente pagare tutti i nostri risarcimenti ed indennizzi,oltre che a reintegrarci, ma siccome non ha ancora mostrato alcuna volontà di rispettare una sentenza , ci vediamo costretti ad usare tutte le ulteriori azioni legali che obbligheranno la Telcom a rispettare la legge”


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