“Ma che sapeva Fausto di questo mondo?” La libreria Icaro presenta il nuovo libro del sanvitese Angelo Piccigallo

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Cultura


L'ass. Nigro Piccigallo e Caiolo

Un bambino se lo porta nel cuore per sempre il posto dove è cresciuto. E’ la storia di un’emigrazione verso sud e di un ritorno cinquant’anni dopo quella di “Ma che sapeva Fausto di questo mondo?”, ultimo romanzo di Angelo Piccigallo, già noto autore sanvitese.
Il libro, Medea Edizioni, è stato presentato ieri nella libreria Icaro per la rassegna “Dialoghi con l’autore”, apprezzato spazio dedito alla letteratura pugliese de “La bella stagione” di San Vito dei Normanni.

Brillio di mare e ombre sotto ulivi soleggiati, giornate scandite da ritmi contadini, sudore e affetti, discriminazione e dolore: accanto alle vicende del protagonista scorrono nitide le immagini della San Vito degli anni ’50, intrisa di umori molteplici e di una vita semplice che il protagonista non ritrova più al suo ritorno dopo decenni.

Insolita emigrazione da nord verso sud. Ed allora il rimando non può che essere a “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi, come ha sottolineato Lorenzo Caiolo che ha moderato l’incontro.
Questo libro è un dono del prof. Piccigallo alla città di San Vito – ha detto lo stesso Caiolo in apertura – E’ la storia di un bambino per far conoscere la San Vito di un tempo. Ma fa anche capire da dove nasce l’emigrazione, e soprattutto l’esperienza massacrante delle Foibe. Del resto la narrazione è la migliore forma di pedagogia”, ha voluto sottolineare ancora riprendendo il pensiero dello psicologo e pedagogista Bruner.

Foibe di cui non si parla a sufficienza. Eppure quell’eccidio nella seconda guerra mondiale e nel dopoguerra tra slavi ed italiani ha ucciso centinaia di persone. Tra i 198 nomi, 117 erano uomini originari del Salento, 29 di Taranto e provincia, 27 di Brindisi e provincia e ben 61 di Lecce e provincia.

Una nuova avventura letteraria per l’autore Piccigallo, che ha dipinto quadri della sua città nel dopoguerra, allargando lo sguardo e la scrittura all’umanità di ieri e di oggi. Della San Vito del secolo scorso compaiono descrizioni legate alla povertà di corpo e anima lasciata dalla guerra, al ruolo consueto di padre padrone, alla femminilità sottomessa, ai giochi, allo sfruttamento minorile, a bambini sudici che si addormentavano sui banchi di scuola.

Questo libro ci fa rivivere Don Milani – ha detto Caiolo – e fa luce su una dimensione che oggi manca del tutto: la strada, vista nella sua triplice dimensione di maestra, compagna e malvagia. Ci fa riflettere sulle mancanze e sull’attenzione che dobbiamo all’infanzia odierna”.

Mio intento non è un confronto tra passato e presente che privilegi l’uno o l’altro – ha concluso Piccigallo – ma è non dimenticare quella vita semplice che aveva il valore della solidarietà verso un vicino di casa, dell’immediatezza, del non individualismo di oggi. I tempi cambiano e la società è migliorata sotto alcuni aspetti. Ma quella semplicità l’ho voluta descrivere perché manca, ed ha caratterizzato la vita dopo avvenimenti storici che non possono essere dimenticati”.

La preziosa esperienza di “Dialoghi con l’autore” 2014 si chiuderà lunedì prossimo, primo settembre, con Simona Baldelli che presenta il suo “Tempo bambino”.

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