Francavilla Fontana, arrestati due agenti della polizia municipale per concussione consumata

Riceviamo  e pubblichiamo:

Alle prime ore di oggi 2 settembre  2014, i Carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Capobianco Cristofaro e Geronimo Giuseppe, entrambi agenti della Polizia Municipale di Francavilla Fontana, attualmente agli arresti domiciliari nelle rispettive abitazioni.

Gli stessi sono ritenuti responsabili di concussione aggravata in concorso, commessa mediante abuso di poteri. Il provvedimento, emesso dal gip di Brindisi a conclusione di un’articolata attività investigativa, condotta dal personale dell’aliquota operativa della Compagnia di Francavilla Fontana, ha permesso di ricostruire le modalità con le quali gli agenti ottenevano ingiusti profitti.

L’indagine,nata dalla denuncia di un imprenditore vessato, portato all’esasperazione dagli indagati e che ha richiesto l’intervento dell’arma, ha dimostrato come i citati agenti di polizia municipale nel corso di finti controlli amministrativi, paventando presunte ed inesistenti irregolarità e prospettando l’ipotesi del sequestro dell’attività commerciale, costringevano i gestori a versare o promettere loro, delle somme di denaro, che avrebbero successivamente ritirato.

Al termine dell’attività investigativa è stato possibile dimostrare le modalità iniziali con cui veniva contattata la vittima e  “e la finezza dell’agire degli indagati” i quali, non formulando alcuna richiesta iniziale, preparavano il terreno nel quale “mettere a dimora l’azione concussiva” che avveniva, in un secondo momento, con dirette ed esplicite richieste di denaro. Inoltre, il contatto con la vittima era strumentale per il suo avversimento in quanto la parte offesa veniva indottaanche alla futura consegna di denaro, nel caso di avviamento di nuove attività commerciali aprendosi, di fatto, una linea di credito non dovuta.

Particolare rilevante è la configurazione del reato di “concussione consumata”, sebbene non si sia verificata la materiale consegna del denaro promesso. Come specificato nel provvedimento restrittivo, infatti, la consumazione del reato è avvenuta al momento dell’accettazione della promessa di denaro, pretesa dagli indagati e la consegna, pianificata in differita, non rileva ai fini della configurabilità della fattispecie delittuosa per cui si procede, non essendo intervenuto, in questo caso, né recesso attivo né desistenza volontaria (posto che in tale circostanza sarebbe configurabile il tentativo). 

La perquisizione effettuata presso gli uffici e le abitazioni degli interessati ha permesso il rinvenimento di documentazione di interesse, al vaglio dell’autorità giudiziaria. 

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