Programma Leonardo. A Vienna per fare la cameriera e per dormire in una topaia. La denuncia

MARTINA FRANCA – Parte del Life Learning Programme della Commissione Europea, il programma “Leonardo da Vinci aiuta i cittadini europei ad acquisire nuove abilità, conoscenze e qualifiche allo scopo di migliorare l’occupabilità nel mercato del lavoro“. Recita così il sito Finanziamenti Diretti, nato su iniziativa del Dipartimento Politiche Europee in collaborazione con l’Istituto Europeo di Pubblica Amministrazione (EIPA).

Il programma Leonardo finanzia diversi tipi di attività, come iniziative di mobilità che consentono di seguire corsi di formazione in un altro paese e progetti di cooperazione per lo sviluppo di pratiche innovative. Promuove inoltre le innovazioni da apportare ai sistemi e alle pratiche di istruzione e formazione professionale. Una ghiotta opportunità per tantissimi giovani europei, moltissimi italiani, che per un breve periodo della loro vita, a completamento del percorso universitario, decidono di partire per un’esperienza lavorativa all’estero.

I progetti hanno diverse finalità e ogni candidato può scegliere, tramite le agenzie del territorio, quello più vicino alla propria formazione. Ma può anche accadere di incontrare sulla propria strada alcune organizzazioni, che gestiscono i milioni di euro destinati dalla Comunità Europea, non del tutto attente alle esigenze di questi ragazzi. E’ successo ad una ragazza martinese che ha voluto raccontarci la sua storia dopo averla pubblicata sul suo profilo facebook.

Laureata in Economia e commercio con specializzazione in Economia e gestione delle aziende e dei sistemi turistici, presso l’Università di Bari, decide di partecipare al progetto Leonardo Da Vinci intitolato ‘Progetto Tu.Ris.M.’ promosso dall’Agenzia Asa di Bitonto.

Un progetto molto ambito – come lei stessa racconta – da chi come me ripone completa fiducia nei progetti promossi dalla Comunità europea visti come chance per poter svolgere una vera esperienza lavorativa all’estero“.

Alle prove di selezione – continua a raccontare – si sono presentati più del doppio del numero dei partecipanti al progetto, quasi a sottolineare la triste situazione lavorativa dei giovani che vivono questa crisi economica”.

Nonostante i tanti candidati riesce a rientrare tra i cento selezionati potendo “finalmente nutrire l’aspettativa di una grossa esperienza lavorativa in una capitale europea”.

“Iniziava a prender forma l’idea di poter trovare un lavoro all’estero subito dopo il progetto Leonardo e che finalmente la mia carriera professionale avrebbe potuto fare un salto di qualità. D’altronde avevo scelto un progetto che rispecchiava il mio percorso universitario il cui focus era: il turismo come risorsa moderna contro la disoccupazione.

Difatti, andando a leggere il bando sul sito dell’agenzia promotrice, sembra proprio che il progetto abbia tutte le carte in regola per poter diventare un’opportunità straordinaria. L’obiettivo del progetto, si legge sul sito, è venire incontro al fabbisogno di esperienza lavorativo-professionale all’estero di 100 giovani italiani. E fin qui, niente di particolarmente vincolante per l’agenzia che si pone l’obiettivo di soddisfare la voglia di esperienza lavorativa. Ma tra gli obiettivi del progetto si legge: “Il progetto Tu.Ris.M. diventa quindi una sorta di completamento di un percorso scolastico-formativo già iniziato e teso a migliorare e rendere effettiva la spendibilità della propria figura professionale sul mercato del lavoro“.

A luglio il partner estero Karriere Club di Vienna ci contattò per sostenere un primo colloquio conoscitivo durante il quale indicammo le mansioni aziendali che desideravamo coprire durante il tirocinio: dall’area contabile, alle attività di front office/back office fino alla promozione di iniziative mirate a migliorare la qualità del servizio turistico. Ma l’obiettivo primario del progetto era ben chiaro sin dall’inizio: approfondire la conoscenza dell’inglese e/o della lingua del paese ospitante e della relativa microlingua applicata al settore turistico-ricettivo“.

Ma qualcosa è andato storto: “Doveva durare 12 o 13 settimane – ci racconta – sono rimasta lì solo 6 giorni, giusto il tempo di essere cacciata“. Ci incuriosiamo e le chiediamo cosa fosse successo: “Pochi giorni prima della partenza  l’agenzia straniera ci fa sapere che al meeting di presentazione (che si sarebbe svolto in una sala affittata direttamente in aeroporto), ci avrebbero fatto sapere ogni informazione riguardo sia il lavoro che l’alloggio. Ben presto avremmo saputo che quasi tutti i partecipanti al progetto avrebbero fatto il cameriere/aiuto cuoco in vari ristoranti/tavole calde di Vienna. Solo chi aveva conoscenze della lingua tedesca avrebbero svolto mansioni di reception“.

In sostanza obbligati, anche da un contratto stipulato prima di sapere la loro destinazione lavorativa, a fare qualcosa che, secondo i tanti partecipanti, potevano fare benissimo anche in Italia.

Io e altri ragazzi – continua il suo racconto – non eravamo d’accordo sul fatto di dover fare i camerieri. L’agenzia viennese insisteva sul fatto che se non avessimo voluto fare il lavoro che ci aveva assegnato avrebbe preso provvedimenti drastici… e così è stato …in altri termini ci hanno cacciati. A quel punto l’agenzia italiana non potendo controllare la situazione ci ha fatto il biglietto del ritorno“.

Nei mesi che precedenti alla partenza moltissime mail dei partecipanti erano state indirizzate sia all’agenzia italiana che a quella austriaca (Karriere Club) per chiedere informazioni relative al progetto, risposte avute solamente in aeroporto. “Eravamo ansiosi di avere informazioni sulle aziende ospitanti, come avremmo svolto il progetto, l’alloggio dove avremmo soggiornato e tutte le informazioni utili per prepararciÈ inutile dire che la delusione si è ben presto trasformata in sconforto e tutte le aspettative di apprendere l’inglese o il tedesco o imparare un nuovo lavoro è andata in frantumi. Il malcontento è esploso quando siamo arrivati nell’ostello dove avremmo soggiornato: una dormitorio fatiscente, piccolo e sporco condiviso con altri ospiti“.

Il grosso problema è stato quando il partner ci invitava ad accettare quasi forzatamente il lavoro che ci aveva assegnato che prevedeva un totale di 40 ore settimanali e nel caso in cui la mansione di cameriere non era in linea con le nostre aspettative, avremmo potuto cercare DA SOLI una nuova sistemazione. Nel caso in cui avessimo trovato un altro lavoro loro ci avrebbero supportato nel prendere nuovi accordi contrattuali e instaurare una nuova collaborazione. Nel frattempo comunque avremmo dovuto svolgere la mansione assegnataci. C’è da dire che nelle altre destinazioni di questo progetto il partner straniero ha sempre provveduto a cambiare mansione e/o lavoro ai partecipanti al progetto, anzi è un dovere contrattuale sostenere il tirocinante in questo processo. Nel corso dei giorni la situazione si è aggravata dato la numerose lamentele di tutti noi e il completo rifiuto dell’agenzia Karriere Club, nello specifico nella persona di Albert Westermayer, di ascoltare le nostre esigenze.
Le mail che abbiamo ricevuto con toni minacciosi non hanno risollevato di certo la situazione e ci indicavano solamente di avere un atteggiamento di collaborazione perché erano impegnati a lavorare per migliorare la nostra situazione, cosa poco credibile visto la chiarezza delle condizioni a cui dovevamo necessariamente sottoporci“.

La speranza ora è che la borsa di studio di questi ragazzi possa essere destinata ad un’altra organizzazione che possa far fruttare questi fondi monetari in una vera esperienza di formazione professionale. Perché i giovani sono importanti anche per l’Europa.

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Commenti

6 risposte a “Programma Leonardo. A Vienna per fare la cameriera e per dormire in una topaia. La denuncia”

  1. Avatar Gino
    Gino

    Da questa esperienza si capisce anche cosa siamo diventati e come ci considerano all’estero: africani da trattare come manovalanza di basso livello.

    1. Avatar Massimiliano Martucci
      Massimiliano Martucci

      solo noi possiamo trattare gli africani come bassa manovalanza!!!!

  2. Avatar michele
    michele

    “solo noi possiamo trattare gli africani come bassa manovalanza!!” Massimilano ma nella tua mente entra la differenza che ESISTE tra africani che arrivano in italia senza sapere ne leggere ne scrivere e laureati italiani costretti ad emigrare per lavorare e sempre più nella miseria? ITALIA AGLI ITALIANI

    1. Avatar Massimiliano Martucci
      Massimiliano Martucci

      Non metto in dubbio che esiste tra un laureato e uno che non sa nemmeno leggere. Quello che volevo sottolineare è il fatto che solo a noi italiani viene in mente di accostare al termine “africano” il termine “bassa manovalanza”.

      1. Avatar Gino
        Gino

        A volte i pregiudizi sono solo nella mente di chi li vede.
        Non ho scritto che gli africani non valgono niente, quindi è giusto trattarli come bassa manovalanza a prescindere. Ho sottolineato il fatto che noi italiani ormai veniamo trattati all’estero esattamente come noi qua trattiamo gli africani: per loro si possono riservare le condizioni lavorative più degradanti, “tanto sono africani”.

      2. Avatar michele
        michele

        No massimilano scusami ma cosa vuol dire per te che “solo a noi italiani”? Purtroppo gli immigrati o clandestini o africani-italiani o qualsiasi altro termine venga in mente alla boldrini arrivano in italia per una sola ragione :LAVORARE per trovare migliori condizioni di vita.
        Non ti sembra in tutta onestà che sia troppo facile fare generalismi contro gli italiani quando noi siamo trattati all’estero,nonostante i titoli di studio come questa ragazza e le esperienze lavorative, proprio come questi africani? (Che male c’è ad usare il termine africano per una persona che viene dall’africa?Io sono europeo)
        Ho avuto la fortuna di poter viaggiare in Olanda, Germania e francia e ti posso assicuare che in questi paesi gli africani sono trattati come bassa manovalanza (praticamente tutti i lavoratori di una nota catena con la M gialla sono africani).Il problema si viene a creare a monte ;che senso ha far arrivare un migliàio di clandestini quando anche i nostri giovani laureati sono costretti a compete per questi “low wage job”? Che senso ha far partire i nostri laureati all’estero per competere poi incredibilmente con gli stessi africani che noi abbiamo fatto arrivare?

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