La crudeltà è qualcosa da conoscere, da maneggiare.

È da poco finita la presentazione del libro Cruel di  Salvo Sottile al Docks 101. La giornalista di Telenorba, Grazia Rogo, ha dialogato con l’autore lanciato nel mondo  del giornalismo professionista da Enrico Mentana.

Dopo Maqueda (Baldini Castoldi Dalai, 2007) e Più scuro di mezzanotte (Sperling & Kupfer, 2009), Cruel è il terzo libro che lo  scrittore siciliano, esperto di cronaca nera, pubblica  ma questa volta lo fa con la Mondadori.

 “Non mi sono affezionato a nessun personaggio c’è parte di me in ogni protagonista, un po’ di me anche nei personaggi più malvagi. Ho cercato di scrivere un libro per immagini. Cruel inizia con un piano sequenza:  un assassino che uccide la sua vittima. Il lettore lo guarda  con i suoi occhi, dalla sua prospettiva…”

Comincia così il racconto di Sottile, gesticolando come lo abbiamo visto fare in tv. Questo è un libro crudele e allo stesso tempo intenso,  la storia che viene raccontata ti trascina nella tela tessuta ad hoc dallo scrittore. Parte da un omicidio, quello di Marta che vive a Roma, trovata appesa senza sangue in un ospedale psichiatrico. Del caso se ne occupa subito una redazione giornalistica. A capo della  redazione c’è uno psichiatra… la ricerca della verità sarà il filo rosso del libro.

“Non vi fate spaventare dall’omicidio- rincuora l’autore- , è un pretesto per raccontare una storia di persone normali, ogni protagonista è un possibile omicida e alla fine come sempre succede nella vita quando ci innamoriamo di una tesi questa si ribalta solo all’ultimo”.

Due i protagonisti principali: il giornalista un po’ scapestrato e un poliziotto che si fida solo del suo intuito entrambi pensano di controllare il male che li circonda  “ma non esiste mai una verità ce ne sono tante, l ’azzardo che ho costruito ha due sfaccettature: la prima è che il libro è da leggere nel tempo di una trasmissione televisiva  come quando guardi una tela di Raffaello  sei  dentro il quadro, ti lasci rapire dalla storia dipinta, la seconda sfaccettatura è quella di non fidarsi delle apparenze perché alla fine tutto cambia”.

In questo romanzo i  drammi degli assassini sono i drammi delle vittime  un po’ come succede nella vita reale e proprio a un personaggio reale che l’ex giornalista di Quarto grado dedica il suo terzo libro “Ho dedicato il libro a mio nonno, un capostazione,  per tutti i treni che abbiamo afferrato ma che abbiamo soprattutto perso”.

Poi si lancia in una critica sferzante nei confronti del mondo nel quale viviamo, un mondo mediatico dove una notizia di cronaca nera deve essere raccontata necessariamente, a tutti i costi perché tutte le storie di sangue, di morti ammazzati, tradimenti fanno eco, fanno audience.

 “Quando mi capita di vedere i programmi di cronaca  sembrano “dopati ”, fatti per gonfiare gli ascolti, dove chi parla spesso lo fa a sproposito. Le storie vengono date in pasto al pubblico, perché noi vogliamo ascoltare sempre la stessa storia, come un bambino vuole ascoltare la storia di pinocchio. Nei programmi non ci sono notizie, si parla di una storia  e la si racconta per l’ennesima volta dall’inizio ogni volta,  e come se ci portassero nel quadro di cui parlavo prima, quello di Raffaello. Poi ne usciamo fuori quasi purificati perché quella storia riguarda gli altri, non noi Il giornalismo investigativo non conta più nulla,  conta solo manipolare l’attenzione del pubblico”.

Poi conclude la serata con “La crudeltà è qualcosa che dobbiamo conoscere e maneggiare ci fa dire io sono diverso da quello che ha ucciso. Io sono una donna diversa da quella che è stata uccisa. La crudeltà ha solo bisogno di una occasione per poter uscire fuori”.

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