Con 500 euro di pensione al mese

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Società


Una vecchina mi ha chiesto un passaggio, ieri. Ero nei pressi di via Fighera e lei doveva andare dalle Salesiane, oltre il ponte della stazione. Non riesco a rimanere indifferente ad una richiesta di aiuto così semplice, soprattutto quando aveva già aperto lo sportello e si era infilata praticamente in auto con tutto il carrello della spesa, vuoto, usato come sostegno per camminare. Sarà stata una donna di più di ottant’anni, una nonna, con i capelli bianchi, che non ha smesso per un momento di ringraziare il sottoscritto per la gentilezza, auspicando l’intervento di Dio non foss’altro per una benedizione.

Vivendo con 500 euro al mese di pensione, mi ha raccontato durante il brevissimo tragitto, e pagando 300 euro al mese di fitto, non le rimangono che pochi spiccioli per poter campare, tolte le bollette e altre spese correnti. Per questo le suore salesiane, conoscendo la sua storia, ogni tanto le danno una busta con un po’ di roba da mangiare: biscotti, zucchero, pasta. Una storia come tante, così diffusa tra le strade di Martina Franca da essere quasi un clichè, una storia delle storie. “Ma devo fare presto” mi ha detto “altrimenti poi vanno i rumeni a prendersi la roba e se va quella gentaglia poi non mi rimane niente“.

La nonnina si tramuta improvvisamente da esempio di debolezza sociale, di quello che la società mastica e poi sputa fregandosene ad un pezzo dell’intolleranza ignorante che da tempo serpeggia ovunque, dai social network alle discussioni da bar. Trattenendomi dal chiederle conto dell’affermazione, improvvisamente mi rendo conto di essere di fronte ad uno dei protagonisti reali di quella guerra tra poveri da sempre denunciata dalle organizzazioni sociali e del terzo settore. Il povero che se la prende col più povero e così via, perdendo di vista il quadro generale.

La signora ottantenne avrà fatto una vita come tante, come la maggiorparte dei cittadini, lontana dai titoli dei giornali o dalle diatribe politiche per chi deve diventare presidente della commissione alle Attività Produttive, per esempio, lontano dagli spot davanti al Tripoli, o dalla battaglia tra fittiani e berlusconiani. Una vita normale, che si avvia alla conclusione tra difficoltà economiche importanti, con un padrone di casa che chiede trecento euro e una pensione che non è nemmeno il doppio. Chissà se c’è qualcuno tra i lettori che vive quello che sto raccontando: vivere con duecento euro al mese.

Storie del genere non trovano spesso spazio sui giornali, e ce ne assumiamo la responsabilità. Troppo spesso occupati dare spazio al personaggio di turno, si perde di vista il contesto in cui viviamo, quello sfondo sfocato che sembra scenografia e invece sono persone, famiglie, storie. Anche drammatiche.

La necessità di arrivare dalle suore in tempo, altrimenti poi le donazioni finiscono, perchè poi vanno i rumeni, con i bimbi in braccio e quelle si inteneriscono. Che poi capisci che forse sono rom, e che comunque tutti c’hanno il diritto di mangiare: la nonnina e l’immigrato, il povero e il disoccupato. E se la prima se la prende con i secondi non è perchè è iscritta alla Lega, ma perchè per strada spesso è incomprensibile la scelta di un sistema di welfare, anche privato, che tenta di aiutare tutti: com’è, aiutiamo gli africani e non pensiamo agli italiani?

Per strada, o nel tinello silenzioso di una casa affittata per trecento euro ad una nonnina che non riesce a camminare, si è nelle opposte trincee di una guerra tra miserabili, personaggi di sfondo di un mondo che sembra viaggiare a velocità della luce verso lo sprofondo. E’ difficile, quando devi decidere se fare la spesa o pagare la bolletta, sentirti solidale contro chi la televisione e i politicanti menzogneri ti raccontano come coloro che ti stanno rubando la pensione. Eppure nella guerra tra poveri che si combatte ogni giorno e ogni momento, le vittime sono sempre loro, sia che muoiano in una o nell’altra trincea. Non c’è differenza: schieramenti opposti creati dalle medesime logiche.

Le urgenze politiche dovrebbero essere dettate dalle parole della nonnina di ottant’anni che vive con 500 euro di pensione al mese, che magari non ha famiglia, o ha una famiglia che ha altro da fare, vittima due volte: di un sistema economico che mastica e sputa chi non può più produrre coi tempi e ai costi decisi altrove e di un sistema di propaganda politica che indica al povero il più povero il nemico principale.

Nessuna soluzione pronta, cotta e mangiata, nessuno slogan, nessun moralismo. Solo un racconto di un pezzo di città che esiste e lotta ogni giorno per sopravvivere.

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