Vasca liquami Pilone, il Consorzio di Torre San Leonardo spiega la versione dei fatti

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Nel 2005 il Comune di Ostuni ha commissionato alla società Arkè Ingegneria s.r.l. di Bari, il progetto di ampliamento della rete fognante del litorale tra Pilone e Santa Lucia. In quel progetto la vasca di raccolta non è posizionata sulla spiaggia ma, esattamente dove da anni  il Consorzio ed  il Comitato di salvaguardia della spiaggia, attraverso i ricorsi al TAR ed al Consiglio di Stato, sostengono, supportati dagli studi e dai progetti di tecnici specializzati nel settore.

Il progetto redatto da Arkè, venuto oggi alla luce per puro caso, appare molto più razionale di quello che AQP intende realizzare, ovvero già nel 2005 è stata trovata una soluzione che contempla la realizzazione di più vasche di raccolta e rilancio dei reflui, di cui nessuna ubicata sulla spiaggia.

Il progetto di AQP, del 2011, invece, non solo prevede un’unica vasca di reflui a ridosso di una delle più belle spiagge che la costa ostunese vanta, ma fa compiere ai liquami un’assurda passeggiata prima da sud a nord e poi da nord a sud (chilometri e non metri!), come fossero comuni pendolari.

Evitando volumetrie concentrate, l’ipotesi del 2005, comporta quindi un duplice vantaggio: innanzitutto evita di  portare  a spasso i liquami, e, in caso  di sversamento degli stessi, riduce i conseguenti  danni  ecologici ed ambientali poiché circoscritti ad aree ben più limitate.

Ci si chiede: perché è stato commissionato  un nuovo progetto nel 2011, se un altro era pronto già dal 2005?

Nella conferenza dei servizi del 2012, cui partecipava il dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale di Ostuni, perché nessuno ha citato il progetto del 2005? Perché si è voluto sostenere che la spiaggia fosse  l’unica  localizzazione possibile? Perché si è fatta richiesta di approvare il progetto di AQP in deroga agli strumenti urbanistici per l’unicità del sito prescelto se, di fatto, già dal 2005 era dimostrata l’esistenza di siti alternativi?

Come si diceva all’inizio, il caso ha voluto che ci si imbattesse in un’attestazione rilasciata a favore della società di ingegneria idraulica Arkè di Bari, nella quale il dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale  dichiara l’esistenza di detto progetto. A seguito di richiesta di accesso agli atti ed alla disponibilità dell’attuale Sindaco di Ostuni, ora si hanno le prove che dimostrano che la  ragione è dalla nostra parte.

Alla luce di quanto innanzi esposto, potrebbe ancora il TAR sostenere che “la Regione ha operato facendo buon governo della propria discrezionalità tecnica”? Probabilmente la presenza di progettazioni pregresse e l’alta criticità ambientale  avrebbe potuto convincere  il TAR ad emettere una sentenza rispettosa dell’ambiente in cui si andava ad intervenire.

L’attuale amministrazione comunale ostunese deve prendere atto di tutti questi elementi  ed  operare di conseguenza se vuole davvero distinguere la propria posizione rispetto a quelle delle passate  amministrazioni.

Il Comune, l’AQP e l’AIP (autorità idrica pugliese) devono dare risposte  concrete all’intera cittadinanza.

il CdA ed il CdR  del Consorzio Torre San Leonardo


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