Giardino Ferragnano: l’istantanea dell’Architetto Massimo Leserri

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Cultura, Società


Continua senza sosta il restauro nel giardino Ferragnano di Locorotondo, uno dei posti più suggestivi del nostro paese. In vista della scadenza dei lavori prevista per la fine di giugno, salvo nuove proroghe, abbiamo voluto incontrare il direttore dei lavori, l’architetto martinese Massimo Leserri.

“I lavori hanno interessato alcune parti della villa che oggi viene chiamata volgarmente Masseria Ferragnano e principalmente il giardino storico Ottocentesco che dalle epigrafi presenti all’interno dello stabile è databile 1811 – ha detto –. Questo è stato realizzato, come ci riportano le cronache locali, da Giuseppe Campanella, un architetto molto famoso non solo a Locorotondo, sua è la cupola della chiesa Madre, ma anche a Martina Franca, dove ha pianificato una porzione delle mura della città. Nel 1830 la realizzazione del giardino è continuata con il corpo masserizio.”

Il giardino ha un impianto tipico all’italiana, geometrico nelle forme e nei colori; se lo si guarda dal punto di vista zenitale si può riconoscere il disegno delle geometrie euclidee e quello che balza agli occhi è la figura dell’ottagono che spesso è presente: il numero otto si ripete costantemente, dal numero delle aiuole alla forma del belvedere. Dalla parte opposta della masseria, il giardino si chiude con una struttura che rappresenta proprio il belvedere: la coffe house. A questa costruzione verticale si accede grazie a una scala da dove il visitatore si affaccia così sul giardino. Ai lati di questo belvedere, inoltre, ci sono i padiglioni una specie di barchesse alla veneta.

“Il giardino – ha proseguito Leserri – presentava probabilmente all’origine vari alberi, principalmente cedri; oggi ce ne sono soltanto due e secondo delle analisi che sono state fatte, questi sono alberi del Settecento: un cedro Atlantico e un cedro Libanese. Osservandoli sono dei monumenti veri e propri, tutto è monumentale in quel giardino”.

All’interno del giardino troviamo le aiuole e tutte le zone verdi delimitate dal bosso, poi a rompere lo spazio ci sono tutte le sedute, le articolazioni, in prossimità degli accessi c’è un propileo di ingresso, esattamente dalla parte opposta del belvedere, in prossimità del corpo masserizio che negli anni ‘60 il figlio dell’architetto Campanella, Michele, ha costruito in aderenza alla masseria. “Guardando il giardino infatti – ha aggiunto l’architetto – una doppia scala con sotto un magnifico porticato diventa un alterego del belvedere, vale a dire un altro punto privilegiato, un punto di vantaggio, da cui osservare il giardino per percepirlo in maniera differente”.

I lavori, appaltati alla ditta Abbatantuono di Bitonto, sono seguiti ininterrottamente non solo dalla sovraintendenza nella figura di Angelamaria Quartulli, ma anche dall’ispettore di cantiere il locorotondese Domenico Pinto, dottore in architettura del paesaggio e dal direttore operativo, l’ingegnere martinese Tiziana Martucci. A completare il quadro c’è l’ingegnere impiantista: il locorotondese Angelo Valentini; infine il coordinatore per la sicurezza è il martinese Francesco Mastrovito.

“Quello che è stato fatto fino ad adesso – ha continuato il direttore dei lavori – riguarda principalmente il restauro degli ambienti interni che attraversano tutto il piano terra e conducono all’agrumeto e al giardino. Quest’ultimo è stato oggetto di rifacimento nelle sue parti lapidee, i cordoli, le sedute, il belvedere; inoltre sono state rifatte tutte le coperture dei padiglioni”.

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L’architetto ci svela che durante i lavori è emerso dai saggi e dalle campionature che il giardino fosse pigmentato, vale a dire colorato attraverso una varietà di tinte che passavano dal verde ai colori primari come l’ocra, il cobalto e grazie a questi la creatura sopravviveva attraverso questi toni così caldi, rilassanti. “Abbiamo scoperto – ha proseguito Leserri – che le colonne avevano i capitelli rossi, le cornici erano rosse con un fondo ocra ed era veramente qualcosa di eccezionale. E allora con la sovraintendenza la scommessa è stata questa: ripresentare delle velature cromatiche sovrapposte alle tracce originali che all’occhio umano sembrano quasi delle cicatrici proprio per recuperare l’immagine originaria del giardino”.

I lavori non sono stati semplici, ci confida l’architetto, e la nevicata del 31 dicmebre 2014 ha provocato una serie di problemi davvero grossi e ha fatto accumulare un leggero ritardo nella tabella di marcia; molti colonnati, infatti, sono stati colpiti dalla natura appesantita dalla neve facendo perdere alla maggior parte delle colonne la stabilità e per questo molti dettagli sono stati rivisti. Altro lavoro molto impegnativo è stato quello relativo all’impiantistica: “C’è una predisposizione completa ormai degli impianti di irrigazione – ha continuato Leserri – la parte relativa all’illuminazione invece è stata più complessa: ogni statua, sono in tutto 34 che purtroppo non sono ancora oggetto di restauro, ha il suo punto luce”.

Per dare fruibilità e accesso a tutti è stata prevista una rampa e dei punti luce all’ingresso, inoltre ci saranno delle piantumazioni nuove che aggiungeranno nuovi colori e tonalità al giardino.

“Per me è un giardino davvero incredibile, unico: oltre ad essere suburbano raccogli e riassume tutti i caratteri del giardino all’italiana e, di conseguenza, fa parte a tutti gli effetti di una serie di giardini pugliesi che vanno dal Salento e arrivano fino a noi – sempre l’architetto martinese –. Questa tipologia è caratterizzata da diversi elementi tipici: una vasca circolare centrale, le aiuole, gli alberi, le statue; il tutto diventa una vera e propria estensione della villa: non è un orto, ma è un giardino in cui gli elementi architettonici scultorei e gli quelli naturali coesistono in perfetta armonia”.

Prima di lasciarci Massimo Lesserri ci racconta un paio di curiosità che stimolano la nostra fantasia e fanno di questo meraviglioso posto, che è il giardino Ferragnano, un luogo magico del nostro paesaggio, un luogo in cui gli elementi esoterici incontrano la quotidianità delle azioni, la normalità, il lento scorrere degli eventi tipico dei paesaggi rurali ottocenteschi.

“Ci sono molti elementi ancora da scoprire. Abbiamo trovato, scavando, dei vasi rotti per la verità non molto antichi però abbiamo dissotterrato delle formelle maioliche che sono le tipiche tegole delle cupole, con cui si modellano le cupole. Non sappiamo da dove derivano, forse costituivano una parte che oggi non c’è più. Quello che sappiamo è dove sono state ritrovate ovvero i in prossimità della scala costruita negli anni ’60; forse li, prima, c’era qualcos’altro. Sono tutti reperti che stiamo raccogliendo e che fanno acquistare valore storico e aneddotico alla struttura”.

Restano ancora da restaurare gli intonaci e molto probabilmente lo si farà in un secondo momento proprio per dare continuità a tutta la struttura dalla masseria fino al giardino; resta ancora da sistemare l’illuminazione esterna, così come si dovranno risistemare le 34 statue e qualche altro dettaglio.

Il costo del restauro, ad oggi, ammonta a 255mila Euro ma siamo consapevoli che è solo il primo scorcio di una tela ancora da completare. “La speranza – ha concluso Leserri – è che si continuino i lavori al di la di questa prima parte e che il Comune di Locorotondo accetti questa bellissima e formidabile sfida”.

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