Altra Europa: Noi buonisti? Il sindaco Scatigna si informi!

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Politica



Pubblichiamo un comunicato stampa ricevuto dal gruppo L’Altra Europa con Tsipras di Locorotondo relativo al botta e risposta tra  il Sindaco Tommaso Scatigna e l’eurodeputata Eleonora Forenza. 

Il sindaco Tommaso Scatigna parla di “clamore mediatico” suscitato dalle sue dichiarazioni, quasi meravigliandosene, quando lo stesso ha avuto origine proprio da un suo Twit.

Dice di aver letto molti commenti, “molti dei quali faziosi ed altri invece di approvazione nei confronti di un sindaco che esprimeva preoccupazione per quanto si stava verificando nella cittadina di cui è responsabile, sia dal punto di vista sanitario che dell’ordine pubblico”. Dimentica di citare però i commenti violenti, quelli razzisti, spesso pubblicati da giovanissimi che, presi dalla querelle del momento non si sono sottratti ad esternazioni poco edificanti. Cosa che, credo, avrebbe dovuto destare maggiore stupore e preoccupazione nel nostro primo cittadino, al quale probabilmente interessava più la tifoseria da stadio (o da campagna elettorale), piuttosto che fornire informazioni corrette ai suoi concittadini e moderare un dibattito dai toni a tratti inaccettabili.

Il Sindaco ci dice che le sue parole non erano qualificabili come “razzismo”. Ma razzismo è anche ogni atteggiamento passivo di insofferenza, pregiudizio e discriminazione verso un individuo straniero. L’articolo 3 della nostra Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E per cittadini si intendono anche quelli stranieri che si trovano nel nostro Paese. Pari dignità sociale vuole dire che un cittadino straniero va trattato allo stesso modo in cui sarebbe normalmente trattato un cittadino italiano. Francamente non ci è mai capitato di vedere il Sindaco agitarsi così tanto per la presenza a Locorotondo di un gruppo di baresi (per dirne una!). Per cui il suo atteggiamento ci sembra sia stato pregiudizievole. E non solo: esso ha ingenerato ulteriori atteggiamenti altrettanto pregiudizievoli.

Anche quando afferma che quella in atto sia una “emergenza nazionale e non locale”, il Sindaco afferma una cosa inesatta, poiché in base all’art. 2 del Testo Unico n. 286 del 1998, ai cittadini extra-ue “comunque presenti sul territorio”, lo Stato deve garantire il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo, che rientrano nella categoria dei diritti civili. E lo Stato è nelle Istituzioni, tutte, a qualsiasi livello.

Ma se ciò non bastasse, basti citare tutte le Leggi che a livello nazionale, comunitario e internazionale, promuovono l’uguaglianza tra le persone come fondamento di ogni società democratica la quale deve, quindi, provvedere attraverso le proprie istituzioni a prevenire e tutelare l’intera collettività da atti o comportamenti discriminatori (L. 654/1975; D. Lgs. 215/2003 e D. Lgs. 216/2003 attuativi di direttive comunitarie; D. Lgs. 198/2006).

Altra affermazione non proprio corretta: “il mio ruolo istituzionale mi rende responsabile di una comunità ed anche, in parte, dell’incolumità di queste persone che sbarcano in Italia”. Infatti, un pubblico ufficiale, quale è un Sindaco, nell’esercizio delle sue funzioni, non può compiere o omettere atti nei riguardi di un cittadino straniero che, soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad un determinata razza, religione, etnia o nazionalità, lo discriminino ingiustamente, per esempio imponendogli condizioni più svantaggiose rispetto a quelle riservate ai propri connazionali.

Ma, ad un certo punto del suo comunicato, il Sindaco ammette che a preoccuparlo davvero fosse il fatto che alcuni di questi migranti potessero essere affetti da scabbia. Innanzi tutto vogliamo informare il Primo Cittadino che la scabbia è una malattia cutanea molto diffusa, anche in Italia e in generale negli “evoluti” Paesi occidentali, il cui contagio avviene attraverso il contatto fisico prolungato (meno frequentemente tramite indumenti, biancheria o asciugamani). E lo vorremmo rassicurare del fatto che si tratta, in ogni caso, di una malattia curabile. Premesso questo, ci pare alquanto impossibile che dei migranti di passaggio potessero infettare qualcuno dei suoi concittadini. Ma poniamo anche ci fosse questo rischio, non sarebbe stato forse più utile convocare dei medici piuttosto che le forze dell’ordine?

Proseguiamo dunque nella “piacevolissima” lettura, e leggiamo: “spesso facciamo appello alla cittadinanza per collaborare con le forze dell’ordine e segnalare eventuali persone sospette. Nel pomeriggio di martedì a Locorotondo ci sono stati alcuni gruppi di eritrei che hanno sostato in piazze o in prossimità di rotatorie”. Signor Sindaco, e quindi? È per caso vietato per un eritreo (poi sarebbe bello capire da cosa ha dedotto che fossero proprio eritrei!) sosti in una pubblica piazza in virtù di quanto finora detto? E perché una persona che sosta in una piazza dovrebbe essere “sospetta”? Non è forse questa una forma di pregiudizio dovuta al fatto che l’individuo in questione fosse straniero? Se così non è, lo scrivente non ha reso chiaramente il pensiero.

È a dir poco comico poi che il Sindaco cerchi di scaricare su altri l’accusa di volersi ritagliare uno spazio di visibilità approfittando di questa triste vicenda, quando è proprio l’innescare questa guerra tra poveri – tra i poveri stranieri e i poveri italiani – che sembra strumentale al consenso politico. E, signor Sindaco, noi non avremmo potuto, per Legge, anche volendo, dare un passaggio a queste persone, poiché è compito delle Istituzioni prendersi cura di loro in queste specifiche circostanze.

Infine Lei afferma che “la legge sull’accoglienza è un’ipocrisia” e, in virtù di questo, decade il suo presunto “razzismo”. Innanzi tutto La invitiamo a specificare a quale legge sull’accoglienza si riferisce, perché nel mare immenso del qualunquismo, rischiamo di perdere la bussola del ragionamento. Per quanto ci riguarda, facciamo riferimento alla normativa europea, l’unica valida in virtù dell’adesione dell’Italia all’UE, e questa afferma che la diversità è rispettata e i più vulnerabili (bambini, minoranze come ad esempio i rom, vittime di violenze, ecc.) sono tutelati e il razzismo e la xenofobia sono combattuti.

In merito a tutti gli altri interrogativi, il punto non è chiedersi dove andranno queste persone dopo essere transitate dal nostro territorio. I popoli, storicamente, per povertà o guerre o anche per piacere, hanno viaggiato da una parte all’altra del mondo senza destare particolare clamore. Quello che dobbiamo domandarci è cosa intendiamo fare per fermare quei nostri connazionali che sfruttano il dramma vissuto da queste persone e la loro disinformazione per derubarli di tutti i loro risparmi dietro la promessa di una vita migliore per poi abbandonarli in mare al loro destino. Quello che dobbiamo domandarci è cosa si celi dietro il traffico di vite umane che interessa il nostro mare e perché, nonostante anche molti nostri connazionali abbiano perso la vita nelle ricerche di quelle scomode verità, lo Stato continui a non fare chiarezza su quello che accade fuori dai riflettori. Questo signor Sindaco, lei, sotto il profilo prima politico e poi umano, che pure ha invocato, dovrebbe domandarsi! Altro che buonismo e impopolarità!

Per quanto riguarda la nostra eurodeputata Eleonora Forenza, non ha certo bisogno del Suo invito per farsi portatrice del disagio di queste persone in Europa. La invitiamo ad informarsi meglio su chi sia Eleonora Forenza e quali siano i programmi della forza politica che rappresenta al Parlamento Europeo.


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