Perchè se un bambino albanese trova un portafoglio e lo restituisce è una notizia

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Editoriali, Società


Ieri mattina un bambino ha trovato un portafoglio in Villa Garibaldi e l’ha immediatamente consegnato ad un vigile urbano che passava di lì. Il bambino è albanese e il portafoglio è stato immediatamente restituito tramite l’appello lanciato dalla pagina dell’associazione albanese Arberia Martina Franca.

Da un punto di vista giornalistico non è propriamente una notizia, perchè dovrebbe essere l’ordinaria amministrazione in un paese civile e moderno, ma lo diventa nel momento in cui accade in una città che dietro il perbenismo pubblico, nasconde una faccia pericolosa e ignorante. Non sono lontani i tempi di quando si gridava “albanese!” come un insulto, lo ricordiamo durante l’arresto dei ladri georgiani, o quando, durante le fasi di accoglienza a Ortolini dei richiedenti asilo, molti puntavano il dito contro l’amministrazione che avrebbe privilegiato gli stranieri ai martinesi.

Arjan Nexha, consigliere comunale aggiunto, a cui abbiamo chiesto un parere sull’accaduto, fa riferimento proprio allo scandalo di sentir utilizzare la propria nazionalità come insulto comune. Un problema culturale, una ferita sociale che troppo spesso, per evitare che si vedano crepe nel racconto a lieto fine di una Martina che in realtà esiste solo nei comunicati stampa o nelle dichiarazioni rilasciate nei convegni ufficiali. In questa Martina l’episodio del portafoglio deve essere raccontato perchè serve, perchè è pedagogico, perchè crea valore, perchè interrompe lo schema narrativo per il quale l’immigrato è un ladro o alla meno peggio, una bocca da sfamare. Un racconto che serve a intervenire su quelle crepe di cui sopra, di cui gli amministratori, bontà loro, non hanno nè la voglia, nè gli strumenti per intervenire, troppo spesso rimandando la responsabilità a “fomentatori”, a coloro che, secondo alcuni, vivrebbero solo per gettare in cattiva luce il lavoro degli altri. Eppure il problema dei migranti a Martina Franca è culturale, economico e sociale, in quest’ordine. Perchè la cultura albanese, per esempio, deve trovare la legittimazione negli stessi spazi dedicati ai quadretti ameni, perchè gli stranieri esistono e non sono buoni solo se si integrano, cioè si adattano ai costumi dei martinesi, è economica perchè è più facile avere lavoratori a nero stranieri che non italiani, è sociale, infine, perchè Martina Franca, facendo finta di non vedere, costringe al ruolo di ultimi per vizio di nascita.

Se Martina ha voglia di essere città accogliente deve iniziare a farlo con chi qui ci abita da vent’anni e che di immigrato non ha più nulla se non il non-diritto al voto.

 

 


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