Alessandro Morricella. La moglie rompe il silenzio: “Lui si fidava dello Stato”

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Cronaca



Sono passati 50 giorni da quel maledetto incidente che, l’8 giugno scorso, ci ha portato via Alessandro Morricella, operaio Ilva 34enne, investito da un getto di ghisa all’interno dell’Altoforno 2 del siderurgico di Taranto e oggi, Natalia Lucarelli, vedova di Morris, è tornata a parlare. Lo ha fatto grazie a Valentina Petrini, giornalista de “il Fatto Quotidiano“, che dopo l’approvazione dell’ottavo Salva-Ilva l’ha incontrata per intervistarla.

In questi 50 giorni, mentre una famiglia smembrata dalle logiche capitalistiche cercava di trovare logiche risposte ad un addio improvviso, detto a denti stretti e a pugni chiusi per rabbia, molte voci sono state fatte circolare su presunti errori umani dietro al grave incidente che ha coinvolto Morris. Al di là di quello che è accaduto all’interno dell’Afo 2 – le indagini sono ancora in corso – una persona è morta sul posto di lavoro, “investito da una bomba di lava a 2mila gradi“, e una persona che va a lavoro dev’essere protetta a prescindere, una persona che esce di casa per lavorare deve poter ritornare tra le braccia dei suoi cari. Non si deve morire sul posto di lavoro.

Il commissario straordinario dello stabilimento tarantino Piero Gnudi, durante la sua audizione alla Camera sullo stato dei lavori di adeguamento dello stabilimento tarantino alle prescrizioni imposte dall’AIA alla Camera, non ha escluso l’errore umano dietro all’incidente. Una provocazione per Natalia, moglie di Morris, che, come lei stesso ha confidato durante l’intervista, non lascerà infangare il nome di suo marito e farà di tutto per difenderlo.

Natalia ha voluto rompere il silenzio proprio per difendere suo marito: “non si è suicidato – afferma la grintosa Natalia – è stato ucciso. Conosceva i rischi del suo lavoro, sapevano quello che sarebbe potuto accadere in quell’altoforno“. Ci tiene a sottolineare che non fa il tifo per nessuno, come se la chiusura dell’Ilva fosse una questione calcistica fatta di rivalità tra tifoserie, perché è questo che vogliono farci credere, vogliono imporci una divisione tra chi vuole la chiusura e chi non la vuole. Natalia si tiene fuori da questo gioco tra tifosi, ma vuole i nomi dei responsabili della morte di Alessandro.

Faceva la stessa procedura da 13 anni – risponde Lucarelli alla domanda della giornalista che le chiedeva se sapesse cosa fosse successo all’interno dell’Afo2 quel giorno – prendeva manualmente la temperatura della ghisa dal foro di colata. Gli è caduta una secchiata di lava bollente in testa. Un getto di oltre 20 metri. Di chi è stata la colpa? Io non ero lì, e mio marito è sotto terra e non può più parlare. Voglio giustizia, lo Stato lo deve alla mia famiglia“.

Il casco gli si è fuso in testa – racconta ancora Natalia, rispondendo a chi continua ad asserire che Morris non indossava le dotazioni di sicurezza – Si immagini la plastica bianca mescolata con la carne umana. Una giacchetta alluminizzata con i bottoni fino alla coscia non poteva salvargli la vita. Sarebbe morto lo stesso, è l’incidente che non sarebbe dovuto succedere“.

Dalle parole di Natalia si intuisce la sofferenza di una moglie costretta a fingere di non sapere i rischi di alcune procedure che il marito, ogni giorno puntualmente, effettuava prima nell’Afo 4 e poi nell’Afo 2. “Lui si fidava della Stato e di chi gli diceva di andare a lavorare“. Lo stesso Stato che ha deciso di andare contro il sequestro senza facoltà d’uso disposto dalla magistratura tarantina dell’impianto teatro della morte di Morris. Oltre alla corona di fiori inviata dal Presidente della Repubblica Mattarella non c’è stato nessun altro tentativo di contatto con la famiglia Morricella. “Dopo qualche giorno dalla morte di Alessandro – continua la moglie – sono venuti a casa dei carabinieri per dirmi che avrei ricevuto una telefonata dal Ministro dell’Ambiente. Forse ha perso il mio numero“.

La chiusura dell’intervista è una dedica speciale da parte di Natalia Lucarelli al Primo Ministro italiano, Matteo Renzi: “Gli darei la giacca, il casco, i guanti e le scarpe di mio marito. Presidente Renzi, deve andare lì dentro. Faccia la stessa operazione che faceva Alessandro. Misuri a mano la temperatura della ghisa. Provi sulla sua pelle come si sta in quel forno e se è sicuro. Solo così potrà veramente rendersi utile“.

(Fonte: “il Fatto Quotidiano”. Ringraziamo la giornalista Valentini Petrini per averci concesso la possibilità di pubblicare la sua intervista)


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