Il turismo? Sbaglia chi lo confonde con gli eventi. Intervista a Bonasia

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Cultura, Economia, Politica, Società



Il turismo è uno di quegli argomenti su cui tutti sentono la necessità di dire qualcosa, tutti hanno un’opinione, ignorando, magari, che il fenomeno è possibile studiarlo scientificamente e che questi studi vanno oltre i commenti scambiati per strada o online. Inoltre non possono essere alcune immagini proiettate sullo sfondo di Locorotondo a decretare chi vince in una immaginaria competizione tra i paesi della Valle d’Itria, magari fomentati da amministrazioni opposte, che favoriscono il ritorno al campanile invece che la creazione di una rete.

Ne abbiamo parlato con Pino Bonasia, presidente della Pro Loco di Martina Franca, un’associazione nata proprio per approfondire il discorso turistico locale, nonché gestore di una struttura ricettiva che da anni gli permette di tastare il polso della situazione, parlando direttamente con i suoi ospiti.

Il turismo non è quello su cui poggiano le proprie tesi gli organizzatori di eventi. Loro fanno un lavoro, il loro lavoro, alcuni giustamente a scopo di lucro. Il turismo per me è quando qualcuno fa almeno un pernotto fuori da casa. Chi fa solo quaranta chilometri e poi torna a casa, non è turismo. Naturalmente questi ultimi portano economia al territorio, ma fare gli eventi solo per chi viene dai paesi limitrofi, che hanno un peso anche sul territorio, non va bene. I miei ospiti non prenotano perché c’è un evento, alcuni sono contenti, altri vedono con occhi strani questa situazione: troppa confusione, troppe collanine cinesi, troppi spiedini…

Una distinzione importante: favorire il turismo sul territorio non equivale ad avere un calendario pieno zeppo di eventi, di feste, di sagre, di festival. Chi sceglie di venire a Martina Franca, a Locorotondo, in Valle d’Itria, lo fa perché ci sono state politiche attive a promuovere il territorio. Lo spiega Bonasia: “In questo momento stanno aumentando i turisti francofoni, grazie agli investimenti fatti da Vendola in Francia. Loro vengono per questa grande comunicazione che ha fatto la Regione negli ultimi tre anni in Francia. Ma se non si studia questo fenomeno non si comprende come mai, dieci anni fa, c’erano tanti inglesi e ora sono calati del novanta percento”.

Ci ricordiamo benissimo il fenomeno “trullishire”, famiglie inglesi che sceglievano i trulli come buen ritiro, comprando addirittura con la liquidazione e scegliendo di vivere in Puglia metà anno. Un fenomeno favorito dal fatto che la Valle d’Itria non era toccata dal turismo di massa, ma anche da una rete sul territorio molto attiva. Col tempo l’interesse è diminuito e tantissimi hanno venduto le loro case scappando via. “I turisti vanno in Salento perché avevamo promesso alcune cose anni fa e ora non le trovano più. Vengono per la pizzica, per esempio, e non la trovano più, trovano alcuni prodotti massificati” continua Bonasia.

Distinti gli eventi dal turismo, chiediamo a Bonasia cosa secondo lui si faccia per quest’ultimo, a livello di politiche: “Il mio terrore è che domani ci svegliamo e ci rendiamo conto che i turisti si siano dimenticati del Salento e quindi di noi. Dovremmo spezzare il legame che abbiamo col Salento, cercando e promuovendo una nostra identità territoriale. Ma per fare questo serve un lavoro di programmazione turistica e culturale che favoriscano la presa di coscienza dei valori che già naturalmente esprime la nostra terra e non ascoltare le sirene di chi organizza eventi o di chi vuol fare del territorio un panzerottificio o un tavolinificio. Dobbiamo capire quale sarà la base del nostro posizionamento. Se facciamo questo non ce ne sarà per nessuno, perché il nostro territorio, la Valle d’Itria, dieci chilometri per venti, è unica, il mare c’è ovunque. Fatto questo avranno valore diverso anche gli eventi”.

A Martina Franca ben tre assessorati promuovono eventi: quello alla Cultura, quello al Turismo e quello alle Attività Produttive, ma forse manca una programmazione verso quello che diceva Bonasia, capace di lavorare sui valori del territorio, favorendo quindi un posizionamento migliore anche per il turismo: “L’amministrazione ha due funzioni: deve amministrare, cioè gli assessori devono scegliere gli eventi e valutarne la qualità, concertando insieme. Inoltre molti rilasciano molte autorizzazioni per poter dire di aver fatto tanti eventi. Proprio questo è il punto: lavorare sulla qualità e non sulla quantità. Due o tre cose di qualità ce li abbiamo. Il Festival della Valle d’Itria, per esempio: è un evento che attrae. Ma i turisti non vengono mica per altri tipi di eventi. La seconda funzione della politica è iniziare a comunicare con gli altri attori sul territorio, come la Pro Loco e le altre associazioni, per capire cosa sarà il nostro territorio tra dieci anni. Non è detto che i turisti che ci sono ora ci saranno sempre. Posso dire che Franco Ancona ha iniziato a mettere insieme i comuni della Valle d’Itria, con il protocollo d’intesa con gli altri comuni, per ragionare come un unico territorio. Si parla di Salento, non si parla di Gallipoli e se questo concetto non lo facciamo nostro, rischiamo di svegliarci domani e trovarci soli. Il brand è la Valle d’Itria e i turisti vengono per motivi che dobbiamo capire e quindi valorizzare, come la cultura delle feste religiose, per quella cultura contadina che ci rende naturalmente ospitali. Anche per la cultura del cibo, ma inserita in uno specifico contesto. Decontestualizzare le bombette non serve a nulla”.

Infine Pino Bonasia ci lascia con un’affermazione dal retrogusto amaro: “I turisti vengono per quello che viene raccontato di noi, per le feste di paese, quelle di contrada. Prendi la pubblicità della Ypsilon girata a Martina…”. Chi ci viene a trovare lo fa più per le luminarie che per il capocollo, immaginando magari un territorio legato a tradizioni che si stanno affievolendo. Eppure, così come la luce di una stella ci raggiunge quando ormai non esiste più, non possiamo basare il racconto del nostro territorio solo su quello che vogliono i turisti, o il turismo in generale, ma dobbiamo prima di tutto scegliere che tipo di turismo vogliamo, che sia compatibile e sostenibile con la nostra terra. Chi vuole trasformare la Valle d’Itria in una mera scenografia o una specie di Terra di Mezzo popolata di pacifici hobbit deve fare i conti con dinamiche che non riguardano il livello di gradimento dei francesi, o dei cinesi. La prospettiva, seguendo il ragionamento di Bonasia e semplificandolo, è quella di iniziare a decidere per noi stessi, prima degli altri, che territorio vorremmo essere e quindi poi scegliere il turista che ci deve venire a trovare.


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1 Commento

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Commenti

  • Vito Pastore ha detto:

    Bravo Bonasia!
    Il fatto grave ê che non conosciamo il parere dell’assessore alla cultura, che è uno che ne capisce!