Altri pomodori

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Società



Ieri sera è stato inaugurato un orto sociale, il secondo a Martina Franca, in un terreno di proprietà comunale, salvato come per miracolo dalla follia cementifera degli anni novanta, proprio accanto alla chiesa della Provvidenza, con un invidiabile affaccio in Valle d’Itria. Dopo l’orto di via Spartacavalluzzo gestito da Progetto Popolare con i suoi utenti, quello di via Provvidenza, che coinvolge i rifugiati del progetto Sprar di Martina Franca, è un altro esempio di come l’agricoltura, se fa parte di un progetto più ampio di inclusione sociale, diventa uno strumento di contaminazione e integrazione di notevole potenza.

Il progetto di via Provvidenza, gestito dall’Associazione Salam e dal Coordinamento delle Associazioni di Volontariato, ha come obiettivo l’inclusione sociale e lavorativa, ultima firma messa dall’assessore Donatella Infante prima di rassegnare le dimissioni. E infatti a lei è toccato, ieri, inaugurare il progetto, orti urbani sociali a pochi passi dal centro storico che produrranno ortaggi biologici e fiori. Grazie alla progettualità di Salam e del Cav, duemila metri di terreno sono stati sottratti con pazienza alle erbe infestanti, e da giugno ci si prepara alla coltivazione, anche grazie ad un vicino, che ha deciso di donare l’acqua.

Sei sono i rifugiati che lavorano ogni giorno nell’orto sociale, sostenuti da una borsa lavoro di cinquecento euro mensili, che impareranno presto i segreti dell’agricoltura locale, in vista di partnership più importanti. Ogni domenica, questo è il sogno degli operatori, si potranno acquistare prodotti biologici che avranno un sapore migliore, perchè vengono da un lavoro di accoglienza e di salvaguardia della nostra cultura e coltura grazie da parte, appunto, da chi viene da lontano.

E’ tardi per piantare pomodori, ma il progetto di via Provvidenza ha un significato particolare, considerando le vicende che relegano i migranti a mera forza lavoro negli infiniti campi salentini o della Capitanata, costretti a lavorare sfruttati per qualche azienda locale. A Martina Franca, grazie alla sensibilità e al lavoro di Salam e delle altre associazioni, grazie anche al filone aperto da Donatella Infante, è possibile immaginare situazioni migliori, l’agricoltura come strumento di inclusione e non di sfruttamento.


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2 Commenti

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Commenti

  • antonio zito ha detto:

    Questa esperienza potrebbe essere ripetuta ed allargata a partire da iniziative promosse dall’ Amministrazione Comunale che potrebbe mettere a disposizione altri terreni di proprietà pubblica, oggi abbandonati, ma anche da privati cittadini impossibilitati a coltivare i loro appezzamenti che risultano così incolti e con le costruzioni prive di ogni tipo di manutenzione. E’ evidente che il tutto andrebbe preliminarmente disciplinato e svolto evitando ogni forma di sfruttamento.