L’immondizia di cui dobbiamo liberarci

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Editoriali


Domani mattina Martina Tre e altri giovani volontari andranno a pulire un pezzo di bosco completamente deturpato dall’immondizia. Piatti, bicchieri, vaschette di plastica, bottiglie di bibite, bottiglie di birra… Per un raggio di cinquanta metri, un’area boschiva a ridosso di una strada provinciale, tra la via vecchia per Crispiano e via Massafra, a diversi km da Martina Franca, è piena, letteralmente, come si vede nella foto qui sopra, di immondizia. Un terreno privato, spesso utilizzato per picnic o scampagnate, grazie alla comoda rientranza che funge da parcheggio.

Striscia La Notizia è intervenuta una settimana fa circa sulla vicenda, sollecitata da un cittadino “non” di Martina Franca, raccontando che queste cose accadono per causa di cittadini che hanno poco rispetto del proprio territorio.

Il servizio, più che la sporcizia del luogo, ha causato l’indignazione di tanti cittadini che hanno puntato il dito più contro chi ha denunciato alla trasmissione televisiva l’accaduto che contro i possibili autori del deturpamento. Si è arrivati, addirittura, ad additarlo come “mezzo uomo”, pubblicando presunte conversazioni private con il giovane che ha scelto di chiamare Striscia La Notizia invece di passare da Palazzo Ducale e chiedere l’intervento di pulizia.

La reazione dei cittadini ci ha lasciato parecchio perplessi, per due motivi. Il primo è che si ribadiva l’obbligo da parte del giovane di coinvolgere l’amministrazione comunale prima di una trasmissione televisiva, come se vigesse una sorta di ius primae nocti per il quale aver denunciato scavalcando Palazzo Ducale rappresenta come minimo la prova schiacciante di un complotto contro di esso o contro le associazioni ad esso collegate o vicine. Ci sembra quantomeno esagerato pensare che ci sia un’associazione sul nostro territorio che susciti così tanta invidia da ordirne contro un complotto con il coinvolgimento di Mediaset. Questo è il sintomo del secondo motivo di perplessità: Martina Franca è il centro del mondo? E chi governa Martina Franca è il centro del centro del mondo?

Evidentemente, pensiamo noi, se non per motivi prettamente geografici, non è così. O meglio, spesso, occupati tutto il giorno sui nostri problemi, tendiamo a confondere le nostre spalle con quelle di Atlante. Questa prospettiva crea una serie di distorsioni e porta alla luce una serie di convinzioni e di comportamenti, come additare come “mezzo uomo” un ragazzo che ha chiamato Striscia la Notizia per aver visto un tappeto di immondizia in un bosco di Martina Franca. Il servizio avrebbe leso la maestà della città (perchè?) e di chi si occupa di ambiente. Ecco la distorsione.

L’appello all’identità, che tanto ci spaventa, si realizza facendo quadrato nei confronti di una città a prescindere, come la curva allo stadio, dimenticando passato e fregandosene del futuro. Se De Crescenzo dimostra che la napoletaneità non esiste in un bellissimo racconto, dubitiamo che possa esistere l’identità di una cittadina come Martina Franca. Sostenere che chi denuncia infanga significa comportarsi come quelli che sostengono che Saviano o Gomorra infamino Napoli, o che i giudici antimafia arrechino danni al territorio. Soprattutto se Martina Franca è “sporcata” da ben altri tipi di comportamenti. Se si sostiene che chi chiama Striscia la Notizia (o qualunque altro tipo di servizio) è un “mezzo uomo” o infanga il nome di Martina Franca, oppure dovrebbe andare a pulire insieme a Martina Tre, potrebbe significare considerare sè stessi il centro del mondo e quindi avere una prospettiva da cui discerne: chi non è con me è contro di me. Anche se magari l’universo mondo non sa nemmeno che esisti (sia Martina, che quel bosco, ovviamente).

L’immondizia di cui deve liberarsi Martina Franca è l’antica maledizione del campanile, come cani che difendono il territorio a prescindere se il padrone usi o meno la cinghia o le carezze. Un nazionalismo di contrada, chi ha l’estate più bella, chi la piazza più grande, chi raccoglie più immondizia, i panni sporchi si lavano in famiglia. Una maledizione che impedisce collaborazioni durature, reti allargate, ma soprattutto uno sguardo aperto e schietto, intellettualmente onesto, che vedrebbe noi stessi e la città come sono davvero: un puntino invisibile su una mappa infinita.


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