Una targa per Angelo Marotta, lavoratore. 1207 firme per dedicargli una strada

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Cronaca, Editoriali, Politica



Una targa per Angelo Marotta è stata scoperta stamattina dalle autorità locali alla presenza della famiglia e di qualche bimbo dell’IC Grassi, nei pressi di viale Stazione, nelle vicinanze del luogo dove fu ritrovato dopo diciassette ore di ricerche.  In occasione dei dieci anni dalla sua scomparsa, sollecitata dalla volontà popolare, dall’attivismo di Franco Massafra del PdCI, e dalle testate locali, l’amministrazione comunale ha deciso di dedicare una targa al lavoratore scomparso mentre compieva il suo dovere, in un pomeriggio di pioggia battente, calato in un tombino e mai più risalito. Il caso divenne nazionale e nel frattempo ci sono stati anche procedimenti giudiziari.

La targa è stata scoperta da Franco Ancona e dalla vedova di Marotta. La cerimonia è stata anche l’occasione per consegnare al sindaco la petizione che ha raggiunto, grazie alla collaborazione delle forze sociali e delle testate giornalistiche locali, 1207 firmatari perchè gli venga dedicata una strada o una piazza, cosa che, secondo NoiNotizie, avverrà prima della scadenza del mandato dell’amministrazione Ancona.

Il ricordo di Marotta, caro alla propria famiglia, simbolo per Martina Franca, non venga però esclusivamente spolverato nelle occasioni speciali, per discorsi commoventi o per le feste comandate. L’operaio è morto per una serie di cause delle quali è stata accertata la responsabilità, a cominciare dall’adeguata attrezzatura di cui l’operaio non era dotato. Durante l’incontro con la famiglia Marotta, in occasione di ArteFranca Doc 2015, è stato raccontato come addirittura la scala per scendere nel tombino se la fece prestare da qualcuno che era nelle vicinanze. Morire di lavoro non è un processo naturale, non è una fatalità, ma la conseguenza di mancanza di regole e di responsabilità. Per questi motivi l’intitolazione di una strada, il cui procedimento si sta stranamente allungando, non è une celebrazione, ma un monito per tutti.

Di lavoro non si muore, si viene ammazzati.


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