Progetto “Reshoring”. Filctem Cgil: “Seconda occasione per Martina. Non sia sprecata”

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Economia


Giordano Fumarola, segretario generale della Filctem Cgil commenta il progetto che prevede il rientro delle aziende in Italia. La Puglia e il Veneto sono tra le regioni pilota e il territorio di Martina Franca è stato individuato dalla Regione Puglia per il sostegno al reinsediamento.

Saremo ben lieti di dare il bentornato alla aziende che in questi anni hanno scelto di delocalizzare la produzione, impoverendo il territorio e mandando a casa centinaia e centinaia di maestranze. Il progetto “Reshoring” che vede la Puglia e in particolare Martina Franca, come destinataria prescelta per le iniziative di ritorno è un’occasione che non deve assolutamente andare sprecata e potrebbe essere l’occasione perché le operaie e gli operai qualificati che in questi anni hanno perso il lavoro, possano tornare ad occupare i posti che spettano loro. Il progetto, che attingerà dai 70 miliardi di euro dei fondi europei destinati all’Italia fino al 2020, sia l’occasione per ripensare anche il sistema produttivo del nostro territorio, puntando sulla sostenibilità degli interventi, sulla formazione delle maestranze e sull’innovazione. “Siamo certi che non sarà un assalto alla diligenza, per tutti i fondi che saranno a disposizione” commenta Giordano Fumarola, segretario generale della Filctem Cgil di Taranto “ma siamo convinti che serva una prospettiva di ampio respiro che non si limiti a far ritornare questa o quella impresa in particolare, ma una visione prospettica del nostro territorio da qui al 2020, che coinvolga le istituzioni, le forze produttive e i lavoratori, attori fondamentali in un processo di rilancio economico del territorio”.

Il progetto “Reshoring” permetterà a Martina Franca e al territorio circostante di aver una seconda occasione, che la Cgil farà di tutto perché non vada sprecata: “Facciamo appello perché sia aperto un confronto con le istituzioni e con la parte datoriale, anche alla luce dell’incontro in Regione con l’assessore Capone. Un confronto aperto e pubblico che serva sia a comprendere le linee guida del progetto sia a cogliere le istanze del territorio che comunque, nel frattempo, non è rimasto con le mani in mano”.

“Ci auguriamo che questa seconda occasione serva a comprendere che Made in Italy, letteralmente, significa prodotto in Italia, fatto quindi dalle operaie e dagli operai e che non sia solo l’etichetta finale da apporre ai capi” commenta infine con una battuta Fumarola.


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